Il mio diario

Eccomi

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Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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Tom Robbins, Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi, Baldini Castoldi Editore 2001

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venerdì, novembre 20, 2009

Abitare il non luogo
Se un giorno mi sentirò così a disagio, ma così a disagio da non star bene in nessun luogo, non a casa e nemmeno sulla geniale, ho preso una decisione. Prenderò la mia carta di credito, i miei risparmi entrerò in un albergo altoatesino dotato di un centro benessere e di connessione wireless e lì andrò alla reception e dirò: "Guardi questo è quello che ho. Mi dia una stanza. Starò lì fino a quando li ho finiti" E abiterò il non luogo. Abiterò la stanza d'albergo, che quando da quando inserirò per la prima volta la scheda elettronica nella serratura diventerà ad ogni entrata sempre più familiare, scena ripetuta, oggetti ritrovati, prospettiva sicura. Ogni volta che butterò l'asciugamano per terra, qualcuno di sconosciuto lo cambierà. Quando uscirò dalla stanza per fare un breve giro in città, qualcuno di invisibile la rifarà tornare in ordine, riconciliandomi con l'entropia della vita. Ogni sera potrò ordinare qualcosa di interessante al ristorante, e al mattino troverò la colazione pronta, gente nuova da guardare curiosa, immaginando le loro vite, mentre mi sto risvegliando. Senza muovermi lascerei gli abiti da lavare e stirare, senza dovermi impegnare in lavatrici, gestioni di aiutanti, badanti, donne di servizio o filippini. No, nulla di tutto ciò. Sarò ordinata, pulita, imbellettata grazie ad esseri invisibili, che appariranno come gli gnomi della fiaba ad aiutar il vecchio calzolaio. Ogni giorno rimarrò connessa quanto voglio, senza preoccuparmi di bollette, scadenze varie. E poi, se avrò voglia di prendermi cura di me, mi stordirò di caldo nella sauna, farò qualche esercizio nella palestra e andrò a dormire contenta. Durerà quel che sarà. Non mi importerà nulla. Ora posto queste righe, chiudo il pc e spengo la luce. Poi abbasso le palpebre, aggiusto il morbidissimo cuscino e mi addormento sotto il piumone nordico, in questa bellissima stanza d'albergo.

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mavalĂ valĂ 

martedì, novembre 17, 2009

La pozione magica
A settembre ero a Ljubljana. Meeting internazionale ed io gironzolavo per la città tra telefonate al cellulare, sguardi alle vetrine dei negozi, alle architetture dei palazzi e alle armonie di questa città che visitavo per la prima volta. Mi piace in una città nuova scoprirne il ritmo, la musicalità delle forme, le sue geometrie e i suoi colori. Ljubljana è bellissima. Un centro che si snoda intorno al fiume, intorno i salici verdi, le pietre bianche. Il castello sulla città che non è la fortezza di Praga. E' solo un piccolo e accogliente castello senza velleità nè cupezze.
E poi mi sorprendo sempre che questo Est che mi sembrava terra lontana, oltre qualcosa che non potevo valicare, in realtà sia qui a portata addirittura d'auto, a poche ore da casa mia.
Così curiosando, mentre oltre ai suoni della città sentivo scendere da più case suonate di musica classica di musicisti in fase di prove e riscaldamenti, sono capitata nel mercato di frutta e verdura, pieno di bancarelle, di commercianti e di vecchie signore con gli abiti della campagna. Gironzolo, ma non ho appetito, nè grandi desideri di acquisto, fino a che non vedo una vecchietta che sta leggendo un libro immersa tra grandi sacchi di iuta. Tutto intorno profumo di erbe: tarassaco, camomilla, tiglio, menta... Mi soffermo. Guardo e sbircio i nomi mentre cerco di annusare tutto, di capire che cosa sia questo e quello. Lei mi guarda e io mi dico "perchè no?" Lei non parla inglese io non spiccico una parola in sloveno. Così mimo. Mimo dei colpi di tosse, faccio segno ai bronchi e poi chino la testa da un lato con gli occhi chiusi e le mani congiunte sotto l'orecchio. Anni fa qualcuno dimenticò a casa mia della tisana per la tosse e io bevendola, così senza un motivo vero e proprio, mi addormentavo come una bambina, come dopo aver fumato le migliori miscele olandesi. Lei annuisce e senza cambiare espressione prende a ciuffi di qui e di lì, poi mi guarda mi soppesa con lo sguardo e ne prende altri di lì e di là. Mi perdo dopo i primi due spilucchi. Intravvedo il tiglio, ma poi chissà. Alla fine mi consegna un pacco. Sopra solo compare un numero, il prezzo. Pago. Lei si rimette a leggere nella stessa posizione di prima, senza nemmeno salutarmi. Così ora ogni sera mi faccio una tisana senza conoscerne il contenuto. L'effetto è garantito. Dormo come un ghiro e i bronchi liberi, come non mai. In compenso nei miei sogni viaggio, mi immergo in situazioni che si snodano notte dopo notte, sogno dopo sogno. Comprendo parti di me, scopro relazioni logiche, ho brevi illuminazioni che nel cuore della notte cerco di fissare come posso allo stato semicosciente. In questi ultime settimane addirittura lo stato di veglia si è allungato perchè temo di scoprire qualcosa di nuovo, che mi scuoterà, che non so se accetterò. Ne sono certa: lei era una strega e questa è una pozione magica.

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ritratti, mavalĂ valĂ 

venerdì, ottobre 30, 2009
Hair Stylist

Il mio parrucchiere conosce qualcosa di me che io non so. Lo penso guardandomi allo specchio e mi sembra di avere di fronte a me la torta con la candelina del primo anno, di vedermi nella foto in bianco e nero sulla bici con le calzette traforate bianche ma afflosciate alle caviglie e lo sguardo di sfida alla fotocamera. Sono io. Lui riesce a tirare fuori quella parte di me bambina che non sa affrontare lo scivolo, ma che poi si butta sempre e comunque.

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mavalĂ valĂ 

domenica, ottobre 18, 2009

tric tric tric
La maestra di yoga non se ne accorge. Nel momento peggiore delle posizioni che ci fa assumere, quando il dolore dei muscoli tesi, dell'equilibrio precario lotta con il cervello occidentale, dice "tric tric tric spingete lo sterno verso il mento tric tric tric - e poi- sentite l'ombelico alla spina dorsale...tric tric tric" . Lei è lì scultorea io mi guardo riflessa nello specchio e mi sento annodata, sgraziata e in una posizione da cui non uscirò incolume. In questi giorni mi sveglio e tric tric tric il cervello è di lì, lo sterno è di qua e il resto chissà dove. Tric tric tric faccio e mi alzo. Tric tric tric e mi lavo. E poi tric tric tric e mi vesto. Tric tric tric due esercizi ed esco. Tric tric tric arrivo in ufficio e nello stesso tric tric tric accendo il computer. Poi scende la marea di pensieri, di cose da fare, di desideri da non soddisfare e possibilità da valutare, chissà. Tric tric tric. Tric tric tric. Ogni tanto sorrido. Non ne esco incolume. Lo so. Tric tric tric.

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mavalĂ valĂ 

mercoledì, ottobre 07, 2009

Clichè
Chi si loda si imbroda.

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sister jena

sabato, ottobre 03, 2009

Spolitically correct
Leggo su Repubblica on line  che il golfista disabile è a un passo dal diventare professionista. Guardo la foto. Gli manca una gamba. Scusa, dicevamo?

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sister jena

giovedì, ottobre 01, 2009

Farò sempre parte di una minoranza...

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sister jena, sensi liberi

domenica, settembre 27, 2009

Rottura della cinghia
Stamani garetta di 5,3 kmi su strada in Valle. E' la prima che faccio da mesi, che dico, da anni, anzi la prima in assoluto come tesserata ad una società di atletica. Insomma sono emozionata. Gironzolo su e giù per il percorso, che dire ondulato è poco. Poi parlo con la presidente della società, mi sistemo. Bang. Partenza. Dopo 20 metri sento un'eccessiva libertà di movimento al torace sulla parte sinistra. E il cervello che era già impegnato a far girare le gambe realizza dopo pochi secondi. Mi si è sganciata la cinghietta del reggiseno ipertecnologicosportivoaltoimpatto. Nei sogni in cui corro mi ritrovo a volte in itinerari sbagliati, arrivo tardi alla partenza, cerco di correre ma le gambe son di marmo. Giuro, questa però non l'ho mai immaginata! Insomma risolvo la questione riprendendo i lembi e riagganciando. Tutto in corsa, ovvio. Sono arrivata tra gli ultimi... ma ce l'ho fatta. Domani si riprende a girare in tondo, ma con un check in più, oltre ai lacci delle scarpe!

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tempi liberati, ai ran iu ran

venerdì, settembre 25, 2009

Massimo rispetto
Stamani ho messo la sveglia alle 7. Non troppo tardi, non troppo presto. Alle 7.05 ho deciso che era decisamente un'ora impensabile per alzarmi e che il sogno che stavo cercando di trattenere aveva mille significati ancora da scoprire. Alle 7.45 mi sono data della scema e visto che le mie gambe e il mio cervello erano già a correre in tondo ho fatto seguire anche il resto. Così in quattro e quattr'otto, oppure in un battibaleno ma anche in un evangelico amen ci siam trovati a girare in tondo allegramente sul campetto militare. Dopo circa un quarto d'ora, il tempo di mettere in asse tutti i muscoli, i pensieri, l'aria che entra e quella che esce, due pakistani hanno iniziato a correre nella parte centrale del campo. Dirò di più. Mi hanno aspettato e quando mi hanno sentito in linea son partiti. Il più alto ha smesso dopo mezzo giro, massaggiandosi un ginocchio. L'altro, il piccoletto, ha continuato incrementando via via il passo. A poco poco la nostra distanza è aumentata fino a che non l'ho più considerato. Ad un certo punto me lo sento a fianco. Giro lo sguardo e vedo che stende le braccia a mò di aeroplanino  e mi supera. Rido, ma vorrei gambizzarlo. Poi guardo che scarpe indossa. Un giochino spesso in uso: guardare se chi ti supera ha scarpette superleggere da professionista o no. E non ci credo. Guardo meglio. Il tipetto indossa delle scarpe da lavoro antinfortunistiche e non ha calze. Si ferma e fa esercizi vari, un po' da yoga un po' da ginnastica anni '60. Ci passo a fianco nei miei giri, io con la magliettina tecno e le scarpette asics e le calzine a doppio strato. Accidenti a te... massimo rispetto, fratello.

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sensi liberi, ai ran iu ran

giovedì, settembre 24, 2009

Malattia
Mia madre senza denti è una donna senza volto.
E' sua madre. E' mia nonna.
Ed io mi aggrappo all'impalcatura che indosso, 
ora ancora, cima, argine
e salvezza.
Non
voglio
diventare
il prossimo pezzo
di storia familiare.

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ritratti

domenica, settembre 20, 2009

Basta che funzioni
"L'entropia è quella cosa che quando è uscito il dentifricio dal tubetto non ci può più rientrare" (battuta dal film di Woody Allen)
Siamo in mano al fato, alla meccanica quantistica e alla logica irrazionalità della passione, ma l'abbandonarsi a tutto ciò è l'unico modo per essere finalmente se stessi.

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tempi liberati

Notizie dall'altro pianeta
Il sole irradia le orbite dei mille pianeti e satelliti che piroettano colorati e lampeggianti led sul campo militare.
Mi sento come un'astronave che non ha contatti con Houston, visto che oggi sono una delle poche senza Ipod.
Ma corro e corro bene, dietro un satellite che ha velocità costante e traiettorie perfette.
Mi sento però troppo vicina al sole, come un piccolo Icaro che sente la cera colare sulle ali e così parto a zigzagare per le vie dell'universo ancora all'ombra. Poi però la forza di attrazione mi riporta lì al campetto a girare costante ancora per un po' di minuti. Passo di fronte ai satelliti spia seduti su una panchina: tre vecchietti che guardano e commentano. "ehi tu cammini!! e poi canticchiano "... ma le gambe ma le gambe..."
E' domenica a Campo Marte e qui riprendo l'allenamento settembrino, dopo il trekking ad alta quota, dopo lo snorkeling a livello del mare. Chiudo con 35 minuti di corsa tesa, qualche corsetta, qualche esercizio di stretching. Domani all'alba si ricomincia.

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ai ran iu ran

giovedì, luglio 23, 2009

Copy and paste sperimentali

(mi piace questa storia... domani in my Ipod, grazie Random)

Postato da: sisternet a 00:37 | link | commenti (2)

mercoledì, luglio 22, 2009

Cambio di traiettorie delle galassie - brevissime da Campo Marte
Stamani ho incrociato un satellite coreano. Proveniva contro le orbite dei podisti dando le spalle al sole.
Si capiva però facilmente che era a fine vita. Dopo mezza orbita, ha cominciato e decadere verso il prato e si è lasciato cadere sulle impronte degli ufo che, alla partenza, hanno lasciato chiazze rettangolare proprio lì, al centro dell'universo, sull'erba bruciacchiata.

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ai ran iu ran, mavalĂ valĂ 

Due partite...
due vite, due scommesse, chi vince? Ne scriverò, ma intanto inserisco questo pezzo che altrimenti continuo a canticchiare... bè ovvio a sguarciagola

 

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giovedì, luglio 16, 2009

Sounds
Questa sera il tempo scorre così..
.

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domenica, luglio 12, 2009

http://www.criativity.com/wp-content/uploads/2007/07/viaggio.jpg
Esercizi di stile

Ho quattro amici. Anni fa hanno fatto un viaggio insieme. Progettato, vissuto e ricordato con passione. Lo dicono ancora ora. Qualcosa non andò per il verso giusto. Probabilmente lo scoprirono strada facendo. Nel sentire comune c’era una pecca, qualcosa di taciuto che nella convivenza forzata saltò fuori senza preavviso. Il viaggio rappresentò l'esperienza che ci si ricorda per tutta la vita. Quel partire giovanile, con pochi mezzi e un desiderio totale di sperimentare e di scoprire, conoscere. Quel desiderio di vivere sulla propria pelle un mondo diverso che supera la logica di oggi di raccontarsi in diretta ad un altrove via internet, via sms estraniandosi dal movimento. Era proprio un’altra logica a muoverli, rispetto all’oggi. Detto questo, capita che quel ricordo salti fuori per caso in una chiaccherata all'aperitivo e scopro che quattro furono i viaggiatori e quattro sono i viaggi ricordati. Come se ciascuno di essi ne avesse condotto uno personale, intimo che superava quello degli altri. Non esiste un ricordo collettivo totale. Piccoli aneddoti condivisi, ma non l’intero, non l’insieme. Furon quattro idee di vacanza diverse, che ora diventano malintesi, fatiche o esaltazioni e malinconie a secondo di chi lo racconta. Ci sono anche estese omissioni. Chissà che accadde mi chiedo.
Forse così è per le storie d’amore: due son i protagonisti, ma anche due sono i percorsi individuali, i ricordi, i sensi di colpa e anche le fini, ingloriose, diciamocelo, come le rese nelle battaglie. Poi il cervello fa il resto nel cercare di capire l'incomprensibile, a dar un senso  a ciò che è stato con i tempi fisiologici dei lutti, che sono uguali per tutto il genere umano, al di là di appartenenze, etnie e gusti sessuali. Così si sotterrano in un orto dei Getzemani interiore gli scampoli e i piccoli pezzi di orditi e di trame delle giubbe indossate dagli amanti belligeranti. Filature rimaste a terra senza essere più tessuto, né tantomeno progetto.

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sensi liberi

lunedì, luglio 06, 2009

Cibus in fabula
Quando li ho visti chini a raccogliermi le leccornie dell’orto mi hanno commosso. Un padre e una madre anziani e brillanti nei pensieri, ma a movimenti rallentati, intenti a trovarmi i pezzi prelibati, le verdure migliori che stanno crescendo in quell’immenso pezzo di terra organizzato a file, rampicanti, aiuole produttive. Li ho guardati ammirata e anche un po’ felice di questo raccolto tardivo di attenzioni nei miei confronti. E poi a scambiarci ricette, idee, impressioni su tutto, mentre riempivamo il cesto di vimini. L’apice è stato quando mia madre ha preso il radicchio verde e ne ha fatto mazzettini trattenuti da steli di mentuccia, sotto lo sguardo sornione di mio padre, che prima ha protestato e poi si è arreso a quell’idea così naturale da far invidia. Ho fatto il viaggio di rientro immersa in questi profumi. Al rientro ho messo via tutto, cercando disposizioni ergonomiche che non rompessero le fragilità dell’appena colto. Il frigorifero ad ogni apertura manifestava un che di insolito e straboccante. Verde, tanto verde. Fogliami ovunque e poi i gialli e i verdi turgidi dei peperoni e delle zucchine. Questa sera dopo tre giorni di insalate sobrie ed eleganti mi sono tuffata nei fiori di zucca impastellati, nel bulgur fanstamagorico in cui la mentuccia ha trovato la sua fine ideale e in un sospetto di costine al limone. Un sorriso un po’ingordo mi accompagna alla notte.

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sensi liberi

mercoledì, luglio 01, 2009


Masurga Fogo - Wuppertal Tanztheater

(era ottobre 2003... ad un convegno a Wuppertal, in Germania, famosa più per un trenino sopraelevato che gira per la città che per altro, non avevo resistito e mi ero regalata una serata al Tanztheater. Fu una delle più belle serate della mia vita...)

Danzo con le onde del mare. Corrono verso il pubblico in un video, velo sul palcoscenico mutando il senso della colata lavica o ghiacciaio, che nasce dalle quinte e corre giù verso il rettangolo piano. Qui una donna, con una leggera sottoveste, si muove a scatti dolorosamente sulle note di un fado. E’ l’amore doloroso, quello violento, che spacca in due l’anima e le forze. Le onde sono nere, ci siamo sopra, potremmo sprofondare, farci accogliere senza respiro. Forse esiste una speranza diversa. Forse. Chiudo gli occhi e deglutisco.

Li riapro e danzo una mazurca lenta, guidata da un uomo, in femminile abito da sera di broccato bordeaux. Il bustier fasciante gli lascia scoperte le spalle possenti e un tratto della schiena. Mi guarda negli occhi e conduce. Il suono del violoncello mi entra dentro, attraversando il timpano fino a inserirsi in tutte le fasce muscolari. Ondeggio in vesti leggere mischiando sentimenti ed emozioni contrastanti. Mentre penso al senso e ai sensi capovolti sono a Bahia in una catapecchia costruita velocemente dai compagni e dalle compagne di danza, a ballare ridanciana.

Il sorriso si estende da dentro a fuori. Non so più se e chi sono.

Il ritmo e i movimenti dei danzatori modificano lo spazio e l’immaginazione con i capelli, le braccia, le mani i sorrisi o gli sguardi e i piedi.

La materialità, la danza, la poesia entrano nelle emozioni, sedimentano.

I gesti si ripetono in un  caos apparente, dando vita a simmetrie, progressioni, ritornelli che regalano respiri profondi.

L’apoteosi si chiude nel silenzio delle corolle di rose, di petunie, che si aprono in sequenza, uno sull’altro in un vortice magico, proiettati sul fondale e sui danzatori sdraiati ridotti al sonno e al solo movimento del torace che sale e scende nei respiri ritmici.
Madames e monsieurs, ladies e gentlemen, signore e signori, ecco a voi la genialità di Pina Bausch.

 

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barlafus, sensi liberi

domenica, giugno 28, 2009

http://www2.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/04/michael-jackson.jpghttp://www.costumzee.com/view/wp-content/uploads/2008/08/culture-shock-the-joker-thumb.jpg

Lutto a Global City

E’ come se fosse morto Joker. Il personaggio grottesco e dal pensiero acuto e tagliente, quello con  il talento di mostrare il lato oscuro di Gotham City, le sottili contraddizioni del mondo e i suoi desideri più nascosti. Quando uscì Thriller, non si era più parte del gruppo se non avevi visto il video, se non avevi almeno provato ad imitare quel modo di ballare e la voce in falsetto. Poi il mito di Diana Ross e il trasformare se stesso in un qualcosa che la filosofia transgender non ha ancora ipotizzato. Un involucro intorno ad un vuoto cupo di emozioni, intorno all’aspirazione di reinventarsi in un mondo di cartapesta, chiuso al resto della vita ma con lui-nuovo essere al centro della scena. Poco importa se sotto i riflettori o a palcoscenico chiuso in una villa asettica e piena di leggende. Certo è stato anche orco, con la cattiveria perversa e piena di giustificazioni tipica di Joker.
E’ che la sua morte mi ha messo a disagio: non riesco ad emozionarmi per una creatività che ho amato, che non è più… perchè non riesco semplicemente a riconoscerne “l’umano”, ho solo quella maschera grottesca impressa nella mente.

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barlafus

venerdì, giugno 19, 2009

In auto l'ho sentita alla radio. Pura magia. Mi riscopro a ricanticchiarla sotto la doccia. Mi ritrovo a cercarla nei miei cd...

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giovedì, giugno 11, 2009

Spesine d'autore
Ero già alla cassa. Disposto gli acquisti sul nastro. E ho curiosato nella spesa della signora davanti a me. Ho avuto una folgorazione. I biscotti! Mancavano i biscotti. Sono corsa allo scaffale e li ho cercati. Si sa che quando si cerca qualcosa di fretta non si trovano mai. Poi li ho trovati. Ne ho preso due tubi. Già due tubi. Perché i bucaneve stanno solo nei tubi, che quelli nel pacco si rompono. Si sa. E poi perdono di magia nel sacchetto.
Domani a colazione, davanti alla tazza di caffè all’olandese, ne infilerò cinque sull'indice sinistro e con la mano destra ne prendo uno ad uno e l'azzuppo. Poco, poco. Quel tanto per ammorbirdirli. E poi che soddisfazione… i bucaneve. Sono divertenti. E rientrando tra la lista di cose divertenti, finiscono subito. Da piccola, essendo una marea di figlie, ce li prendevano ogni tanto. Anzi mi ero convinta, per il loro nome, che fossero un prodotto stagionale. Una di quelle cose che si possono trovare solo alla fine dell’inverno quando arriva la primavera, con i ranuncoli, e prima delle fragole.
http://farm1.static.flickr.com/109/294040075_5544f009cf.jpg?v=0

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barlafus

lunedì, giugno 01, 2009

http://www.gymnasiumpiscine.it/attivita/foto/acquagym.jpg

Quattro elefanti si dondolavano
appesi a un filo di ragnatela
visto che il gioco era allettante
andarono a chiamare un altro elefante.
Cinque elefanti...
Arrivo un secondo prima che inizi il tutto e mi immergo nell’acqua. L’istruttrice ha già spostato la boa e la corsia si è allargata. Respiro odore di cloro.
Si entra come in una piazzetta, camminando e chiacchierando. Siamo tutte donne e le parole partono velocemente.
L’acqua è fredda, che abbronzatura, stanotte il bambino non ha dormito guarda che occhiaie, no vero, il lago è più freddo e le vacanze sono qui e poi… passo oltre fino a che l’acqua non arriva alle spalle. Davanti a me una donna sui sessanta anni e a fianco due esseri intorno ai cinquanta. Le cuffie in testa ci rendono un po’ ridicole. Si corre sul posto. Da fuori appare solo il movimento ondulatorio delle scapole. Parte la musica ad un volume altissimo. Madonna, direi ad orecchio, in versione disco.
Si corre più velocemente. Poi si sta a calciare a destra e a sinistra, ripetute e alternate. Calci al mondo, calci ad un bersaglio mentale. E poi calci in sospensione. L’acqua aiuta anche la sensazione di essere in una bolla spazio-tempo. La resistenza dell’elemento fisico in cui siamo immerse è quasi corporea. I calci arrivano dritti lì e lì. Siamo completamente scoordinate tra noi. Un balletto disincronizzato e autistico. Oggi ci fa tirare anche dei bei cazzotti. Sinistro, destro, con doppietta, montante, gancio. Con forza con più forza – ci incita dal bordo l’istruttrice. Pensate a qualcuno, a qualcosa che vorreste trapassare. Qualcuna ride. Qualcuna è concentratissima. La sessantenne davanti a me sembra Cassius Clay. L’acqua strasborda dalla corsia ad ondate. Da fuori sembriamo un branco di quindici elefanti, ma dentro siamo delle black-mamba. Pericolosissime. Poi scatta il gong. Cinquanta minuti. La signora sessantenne si avvicina al bordo, stupita. Il tempo le è volato via. L’istruttrice dice che è merito della musica, altissima e assorbente i pensieri. La sessantenne rimane perplessa. Cinquanta minuti sono troppo pochi per esaurire una lista di bersagli di calci e pugni, che, per lunghezza, superava sicuramente quella della lista della spesa settimanale.

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tempi liberati, mavalĂ valĂ 

giovedì, maggio 28, 2009

E' bello svegliarsi all'alba
La luce quasi azzurra, la brezza leggera. E stamani anche questo regalo: il template sistemato! Mi sento tornata nella mia casa mentale. Grazie Uzi

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tempi liberati

domenica, maggio 24, 2009

http://data2.blog.de/media/776/1067776_51f77bf213_m.jpg

Finalmente domenica
!
Dopo un risveglio che segue la luce della mattina, e i dormiveglia a più riprese, mi alzo constatando che l'ora mi farà trovare alla pasticceria solo pizzette e nessuna brioche. Caldo e sole e niente mare. Scendo al piano delle organizzazioni vitali. Scaldo il caffè, prendo le gocce toniche, sbuccio una banana. Penso ad una svolta di salutismo spinta prima dell'agosto e delle vacanze scelte. Accendo il computer davanti alla finestra aperta. La pianta dell'orchidea è viva, ma non fiorisce. La guardo, ma non ho risposte. Sopravviviamo o semplicemente è così la vita? Silenzio. Accendo lo stereo, è rimasto un cd da ieri sera. Chissà che è. Parte Carlinhos Brown. Bene. Sento una voce in mezzo alla via. No è una registrazione. E' un muezim. Guardo dalla finestra. I miei dirimpettai del lato est di casa mia hanno messo il registratore sul balconcino. La via diventa un pezzo di Egitto, una città oltre il mare oltre il Mediterraneo. Oltre. Leggo e bevo il caffè all'americana. Scrivo sulla moleskine appunti di pensieri da fissare. Riascolto un colloquio-intervista che ho fatto ieri. Ho sonno. Apro l'acqua della doccia. Scelgo il sapone energizzante. Decido di non uscire per tutta la giornata. Mi vesto e mi metto nello studiolo. Sdraiata sul divano-letto. Mi piacciono i colori che mi circondano: giallo, blu, rosso. Ho bisogno di correre. Non ora, che mi scioglierei più velocemente di un ghiacciolo giallo dimenticato in una borsa blu scura. Ritorno all'idea salutista. Mi metto in piedi con lo sguardo alla finestra: obiettivo qualche ciclo di saluti-al-sole e magari due o tre serie di addominali. Nel gesto di portare le braccia al cielo e inspirare tutta l'aria possibile guardo fuori dalla finestra. Perfettamente in linea con me, guardando entrambi verso est, i dirimpettai si alzano, si abbassano e si flettono nella preghiera rituale. E' domenica, finalmente.

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mavalĂ valĂ 

mercoledì, maggio 20, 2009

http://www.tokyoartbeat.com/tablog/images/Nikuhitsu1.jpg
La cena ukiyo-e (la cena fluttuante)

Una cena tra amiche. Di quelle che si guarda l'ora all'inizio e poi non più. E poi la spesa, il tempo sottratto ad altro. Il divertimento di pensare a che cosa cucinare. Insalata con gamberoni con salsa a ingredienti sperimentali tonno alla sicula, con pomodori e capperi, come avevo imparato secoli fa. E poi il vino bianco. Lo bollicine solo alla fine. E i gelati. Si brinda alla vita. Si brinda all'estate che verrà, che è già qui. Le confidenze al caffè. Che è tardissimo, ma nessuno se ne accorge. Non avrei mai avuto la forza e il distacco di guardare dentro a quella enorme scatola, senza di voi, amiche. E senza accorgercene eravamo lì a giocare con quello che ci abbiamo trovato e a fare supposizioni. E poi a metter via e a dar consigli. Pochi. Che bello. Che leggerezza d'anime svolazzanti e fluttuanti.

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barlafus

domenica, maggio 10, 2009

Domani si ricomincia...
...la solita settimana di relazioni e di progettazione, ma io ho ancora poche parole liberate e molte altre in fase di liberazione. E' questione di tempo, lo so. Me lo ripeto ad ogni minuto o quasi. Mentre sento muoversi il desiderio di passare attraverso lo scrivere, qui e altrove, forse. E' una battaglia silenziosa, ma continuo a combatterla... lentamente e in modo determinato.

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barlafus

martedì, aprile 21, 2009

Profee -(ovvero la ballata delle lezioni del lunedì mattina)
Oggi i miei studenti, un poco dementi ma meno di venti mi stavano tra i denti. Dopo due ore di martellamenti li ho lasciati lì a prender aria tra i fendenti prima dell'ultimo round e così mi son ritrovata sola con i tre bidelli pronti a dar fine ai mancamenti.

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mavalĂ valĂ 

lunedì, aprile 20, 2009

Pigrizie del settimo giorno
La domenica si è tinta di grigio piacevole, di pioggia primaverile e voglia di fare, disfare, pensare e assorbire.
Si è tinta di parole da scrivere, in parte già trascritte nella memoria. Quelle che sembravano perse per sempre, ma che tornano improvvise a galla quando l'emozione che le ha create si rifà viva e pungente. Parole che vorrei cogliere al volo quando la loro sequenza è musica, quando le sento sorgere nel dormiveglia notturno, che il sonno sparisce, ma il suo desiderio rimane sotto il piumone caldo nell'emisfero appoggiato al cuscino che cerca di tornare nella posizione adorata prenatale. Ah avessi una penna mentale in quei momenti. Li fisso ad un chiodo per tornarci con la luce diurna, ma al risveglio ho solo i piccoli gesti da sonnambula che li cancella e li ripone in attesa di tempo e di spazio.

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barlafus

sabato, aprile 04, 2009

Mi sento cosi'... forse un po' malinconica

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barlafus