Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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giovedì, novembre 27, 2003
 

Driin driin

“ciao Sister”

“Ehi ciao Commercialista, come va?”

“Bene bene ehhmmm”

[conosco l’imbarazzo del dirmi che devo pagare…]

“Scusa, non ho già pagato IVA e ultima rata (sigh) quindici giorni fa?”

“ Be’ sì, ma adesso c’e’ l’acconto, l’IRAP..e”

“Non dirmelo…dimmi solo la cifra please”

“XXXX,XX”

“aaaargh. Passo a prendere la delega…”

[in sottofondo il suo dolce ridacchiare ai miei presunti svenimenti]

Chiudo la comunicazione, pensando a dove troverò i soldi per pagare.

Driin driin

“ Buon giorno è la XXXSrl?”

“Be’ sì…scusi lei è..?”

“Siamo un ONLUS e ci occupiamo di disagi degli anziani, dei senza fissa dimora di chi ha qualche problema psicologico. Ecco noi diamo vitto, alloggio e sostegno. Le telefoniamo per chiedere un aiuto…e...”

“Guardi la blocco, non sono io la titolare, ho risposto solo perché ero vicina al telefono, comunque ora che la sento, e visto che pagherò le tasse lunedì, non è che posso venire da voi come utente?”

postato da sisternet | categoRia | 14:41 | commenti (5)


martedì, novembre 25, 2003
 

Cena comunista

“Ehi, ma ci hai portato dove mangiano i bambini?!”

Dal tavolo con la tovaglia a quadretti, dove siamo seduti, si scorge sulla parete della cucina un poster di Stalin e uno di Lenin.

Nbond è felice come un bimbo e siamo ancora agli antipasti.

Il brindisi iniziale dura otto ore circa.

Tutta la comune è riunita con i colleghini esterni o, come dice Rik, con i soliti bastardi.

Cascate di prosciutti, pancette, salami e formaggi che mi si scioglie il pensiero a guardarli.

Le bottiglie di vino rosso vanno e vengono.

Progettiamo rivoluzioni, spettegoliamo sulle generazioni di studenti, che non cambiano quasi mai espressione o hanno uno slancio vitale, neanche se raccontassimo loro aneddoti a sfondo erotico.

Si ride, si beve, si mangiano i casoncelli. Con la scusa dell’ammirazione per la pasta tirata a velo i piatti si riempono e si svuotano a velocità supersoniche.

I dolcini fatti a mano arrivano per conto proprio. Grappona secca.

Il tavolo vicino è impegnato in discussione politica alquanto sinistrorsa.

Che sensazione di libertà!
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lunedì, novembre 24, 2003
 

Chiamasi Arancino un prodotto di raffinata ingegneria culinaria della Trinacria. Un esempio di alta e geniale creatività del secolo passato.

Il cuore di ragù al pomodoro è di pomodoro fresco e dolce con piselli e prosciutto, nella versione tradizionale. Il riso cotto, ma non troppo. Morbido, ma non bagnato. E’ giallo per l’aggiunta di tuorlo d’uovo. La parte più importante è l’impanatura esterna e infine l’olio utilizzato per la frittura. Il profumo è inebriante.

L’arancino è frutto di processo irreversibile. Se lo si lascia un giorno in frigorifero o lo si confeziona in cartoncini da pasticceria rischia di inumidirsi con l’effetto di ammorbidire la panatura croccante. Nessun intervento successivo potrà riportarlo alle condizioni iniziali. Purtroppo. Chi decide di mangiarlo, è condannato ad azzannarlo entro poche ore, alcuni, mischini, non riescono a resistere minuti.

Come faccio a conoscere tutto ciò? Semplice: metodo sperimentale.

Per la scienza, mi sono sbafata sei arancini, direttamente sul loro luogo di produzione, in due giorni netti.

postato da sisternet | categoRia | 14:16 | commenti (4)
 

Ma come sarà il Natale a Casa Guzzanti?  Ci saranno anche i marziani fasisti? Me lo chiedo da ieri sera.

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giovedì, novembre 20, 2003
 

Ci sono periodi della mia vita in cui riesco a salire sull’Everest.

Sensazioni indescrivibili e uniche.

Le mie vite precedenti hanno un’impennata di senso.

L’ordine cosmico dentro di me, il cielo stellato sopra di me.

Ne sono felice.

Un unico problema.

Il passo è in carenza d’ossigeno e procedo dal campo base al rallentatore.

L’esperienza in sé lo richiede.

Si assapora ogni avanzamento verso la vetta.

Fuori, lo sconcerto.

Perché l’Everest è dentro di me, non si vede, non si percepisce all'esterno

Si nota solo il passo affaticato, indeciso, apparentemente inceppato.
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martedì, novembre 18, 2003
 

Un viaggio quasi divino...

Entro in un’agenzia viaggi specializzata in pellegrinaggi, vicino alla comune.

Sto cercando dei biglietti ferroviari superscontati. Qui ho la speranza e, dopo che il flemmatico impiegato me li ha trovati, anche la certezza che il mondo vada a diverse velocità: quella del mercato frenetico e quella delle bolle del tempo e della fede in un ultraterreno.

Una fila enorme dietro di me, ma lui fa scorrere a terminale tutte, dico tutte, le possibilità, fino a quando stampa i biglietti. Tempo impiegato: circa mezz’ora. Ma che cosa volete che sia, rispetto all’eternità?

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domenica, novembre 16, 2003
 

Happy Hour Stellare

Fa freddo, i due soli sono tramontati improvvisamente e la temperatura è crollata sotto lo nanozone.

Davanti a quell’occhio che la fissano da qualche orobeatminuto, la sua minuta statura la fa sentire ancora più indifesa. Sembra che la possa guardare a 360 gradi. Qualcosa di questo essere venuto da un altro pianeta dell’Universo Tritolante la attira. Valeva la pena uscire dalla Thermotrhome da sola. Finalmente l'essere rompe il silenzio:

“Ci facciamo un cocktail?”

“Dai! Per me il solito e l’unico.”

“?!!” Le ciglia sbattono sempre più velocemente per cercare di interpretare il senso. Prima che arrivi il cortocircuito lei prosegue:

“Chiedi il solito e vedi quello che arriva…” e butta indietro la coda a sonagli del serpentello, che le attornia i capelli. Lui, ed i suoi tre metri d'altezza, entrano nel locale fumigante. Il formichiere, dietro il bancone lo sta fissando da un po’, in paziente attesa. Non si vedono spesso Tritolanti da queste parti.

La folla del sottopassaggio è densa di esseri diversi, brotobau affamati e festanti, sciccosissime e lunari sminigonnate e il saturniano triste, che suona cimbali con un elettroshock. Ha anelli ovunque.

Improvvisamente lei avverte, sotto una delle quattro narici, un intenso profumo di trapez. Abbassa uno dei suoi tre occhioni verdi e vede una flute piena di liquido rosa con strani bagliori blu.

“Il solito…”

“Ma cos’è?”

“Mia cara, trapez e poi burablao incandescente e gocce di un ingrediente segreto ed ecco a te Pluton”

“Mmm. Buono”

“Mi ha dato anche due pastiglie, se l’effetto di mutazione proseguisse …sai ci potremmo sempre trasformare in umani”.

“Non sia mai, di questi tempi,…guarda stiamo diventando fosforescenti…ehi, lo sai che hai un bellissimo polmotrone?”

“eh eh, genetica.. ma anche te non sei male con la tritostella violetta”

Lei si guarda compiaciuta.

Lo strafwik inizia bene.
postato da sisternet | categoRia | 20:36 | commenti (3)


venerdì, novembre 14, 2003
 

In viaggio con papà

Incontro mio padre. Sa che sono nell’enorme casa, dove sono cresciuta, da qualche parte. Non ce la fa ad aspettare e mi viene a cercare. Sono andata a trovare prima la zia. Ecco dove sono. Si siede sul divano. Lo vedo stanco, appesantito, ma temo un ennesimo discorsone sul senso della vita, del lavoro e della famiglia.

Allora butto lì un generico “Eh, come va?”

“Va da schifo.”

[stasera farò fatica ad ascoltarlo pacificamente…]

Invece prosegue: “Guarda quei galoppini che cosa combinano…ma dove pensavano di mandarli? In vacanza alle Seichelles?”

Annuisco contenta. Capita raramente che ci troviamo dalla stessa parte della barricata.

“E tutto questo per cosa? Sono tre nani ecco che cosa sono…tre avidi nani” “ e poi parlano di missione umanitaria… ma qualcuno glielo può spiegare che l’umanità è da un’altra parte?”

Sto per applaudire. Sento dietro di me la vocina della zia a bassa vita interiore, che dolcemente gli dice:

“ma non starai diventando comunista?”

Sto per risponderle e invece sento mio padre: “ E’ un discorso di libertà democratica”

E lei: “Stai attento, che se lo dici in giro, ti picchiano…”

[porca miseria, alla faccia della memoria che si imprime nelle cellule…]

Ecco che entro in gioco: “Dai su, che non siamo nel ventennio e voi non siete dei bambini…”

E mio padre:“Già ma questi sono dei farabutti, peggio. Oh, ‘sti deficienti vanno ad intervistare Proietti, fiction…quelli sono morti davvero. Ma cosa pensano? che possiamo credere che i diciotto ragazzi spuntino fuori in un’altra puntata? Vabbè! Basta altrimenti non dormo…Tu stai bene?”
postato da sisternet | categoRia | 11:29 | commenti (5)


giovedì, novembre 13, 2003
 

Dal Manifesto di Oggi

PACE
I ragazzi di Nassiriya
di GINO STRADA
Ho lasciato l'Afghanistan pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa danneggiata dai bombardamenti. Sono partito con negli occhi il padre di Fahim, seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione. Fahim e suo padre mi sono tornati in mente ieri mattina, quando il responsabile di Emergency mi ha chiamato da Baghdad per dirmi della strage di Nassiriya. Altri ragazzi come Fahim, fatti a pezzi da un'altra esplosione. Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri, lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei propri figli. «Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri di seppellire i figli» scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo. La follia della guerra è tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto, non ci sono più. Hanno iniziato il grande sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in Cecenia, in Congo e in Kosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volontà e per opera di altri esseri umani. Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perché ha perso l'umanità, perché si è persa umanità. Il rispetto per i morti, per il dolore dei loro congiunti può e deve provocare una riflessione di tutti, anziché la polemica di alcuni. Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l'uccisione. L'umanità potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù, schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione.






postato da sisternet | categoRia | 17:45 | commenti (3)
 

NIMBY - Not In My Back Yard

Non nel mio cortile. Un grazioso "per favore, potete andare nel giardino del vicino a farlo? io non lo voglio" E' sindrome applicabile a tutto ciò che di collettivo ci gestiamo: costruzione di strade, il traffico, discariche. Qualunque cosa possa disturbare la visione del proprio Back Yard immaginario, appunto. Da qualche tempo si applica anche a situazioni di conflitto internazionale. Tale espressione ne copre una più brutta, che non fa audience, ma che da ieri gira finalmente nei dialoghi quotidiani, anche al bar: guerra. Mentre la guerra fa morti, il conflitto crea al massimo delle occupazioni. La realtà dei fatti contro l'illusionaria magia delle parole.

postato da sisternet | categoRia | 11:30 | commenti


martedì, novembre 11, 2003
 

Sisternet urlante di fronte alla televisione della comune ieri sera:

"CARTER! DI' QUALCOSA CARTER! DI'QUALCOSA! QUALUNQUE COSA"

I pixel colorati inquadrano un silenzioso Carter, seduto di fronte alla donna della sua vita in un ristorante giapponese, che ha prenotato solo per loro due per farle la propostona di matrimonio, che ormai ha confidato a mezzo mondo, ma non a lei, essere umano alquanto complicato.

Ecco finalmente Carter, con vocina tremolante: "Vuoi un dolce?"

Afflosciata sul divano, sconsolata: "No Carter, non intendevo proprio q-u-a-l-u--n-q-u-e cosa..."

postato da sisternet | categoRia | 10:43 | commenti (6)


lunedì, novembre 10, 2003
 

Oggi ho dato dei consigli al mio capo, in una forma che mi sembrava di essere il Dalai Lama. Sto per raggiungere l'ascesi? ed è solo lunedì...

postato da sisternet | categoRia | 18:42 | commenti (2)
 

“Mi alzo col piede giusto

Quello sinistro."

Morgan

Ieri, verso sera la maga dei colori stroboscopici mi ha tolto i gigli dalle mani, mi ha dato lo specchio,

“vedi?”

Vedo vedrò.

Sotto la sicurezza del tuo sguardo che mi trapassa, me lo concedo.

Vedo melanzane tagliate e sparse come petali di rose intrise di lacrime.

Vedo quando volevo fare la piccola chirurga.

Vedo gli Ubu e i mostri fantastici di Baj

Vedo bigotti e sbigottiti, tra strozzapreti e Syrah

Sogno che la capacità di volare, le piume dai mille colori, dell’araba fenice

rimangano splendide ed eterne.

Solo i folli lo vedono.

Solo i folli lo credono, direbbe la Merini.

Sono folle. Lo vedo.
postato da sisternet | categoRia | 12:14 | commenti (1)


sabato, novembre 08, 2003
 

Di fronte a me...

C’è sempre

Un pezzetto di cielo

Verso cui

Si può alzare la testa

Fatima Mernissi

postato da sisternet | categoRia | 10:49 | commenti (3)
 

Amiche Sister

Poco tempo a disposizione. Troppo poco. Una serata e un'alba rubate tra un treno e l’altro.

"ce la facciamo a prenderlo? ti ricordi bene l'ora?"

Avrei voluto narrarti molto di me, parlare dei progetti per la Sisternet Production Company.

"ne parliamo via mail, mi sembra un'idea bella. Dai la facciamo partire, bisogna scrivere però..."

Farti conoscere il mio mondo attuale, di cui hai visto solo una parte.

"oh, una casa vera!" "belli tosti e solari questi amichetti e amichette"

Ascoltare che cosa stai facendo ora, come si sta sviluppando il laboratorio di genere. Quando tornerai a Parigi e segnarmi i posticini, dove hai comprato il cappottino e i dolci paradisiaci.

"mi scrivi la via dov'è l'outlet di kookai? non me la ricordo"

Sorrido al pensiero che le tue osservazioni ironiche sui miei castelli per aria, mi accompagneranno nei prossimi giorni, come una calda e colorata sciarpa.

"Sentiamo un po' che cosa ha partorito la tua mente geniale...sentiamo un pò"

Sono dieci anni che accade.

"ma scusa la montagna di panne cotte comprate a Riglione in quale anno era?"

"1990. Era per festeggiare la mia partenza da Pisa... per Parigi..."

Buon viaggio Sister.

"ehi ricordati, che lo hai promesso. ...le lezioni di cucina. ti aspetto! e scrivimi che cosa cucinerai per questa sera"

"Promesso"

postato da sisternet | categoRia | 10:28 | commenti (1)


venerdì, novembre 07, 2003
 

Pensieri a spasso nel Venerdì!

Gironzolo per l'ufficio . Questa sera indosserò un mantellino metallizzato. Sopra è disegnato il ponte di Brooklin in giallo.

Anche questa settimana è stata una vera maratona. Scusate la brevità, sono alla crisi delle 35 ore, mi manca ancora un tratto consistente per superare le 40... e al piano di sotto stanno trivellando con un martello pneumatico (peggio di una salita al 38° chilometro)

è solo una questione mentale è solo una questione mentale

[dubbio] ci daranno anche la medaglia? e magari un aperitivo?

postato da sisternet | categoRia | 10:11 | commenti (3)


mercoledì, novembre 05, 2003
 

Pubblicità Progresso

“…a 30 anni hai trovato l’uomo della tua vita.

A 40 anni hai scoperto che l’amore vero esiste.

Ne hai avuti almeno 5 e su nessuno era indicata la data di scadenza…”
postato da sisternet | categoRia | 11:24 | commenti (9)


lunedì, novembre 03, 2003
 

Voci femminili…(1)

Ho sonno, troppo. La mente ciondola sulla domenica, sugli incontri avvenuti.

Sotto la cascata di riccioli neri è’ abbronzata, reduce da vari weekend in vela. La invidio, sono due anni che mi manca l'andare in barca. Camminiamo in salita in mezzo al tramonto, fuori da code di auto, caos, asfalto. Chiacchieriamo. Sono tre mesi che non ci vediamo e di fatti ne sono accaduti. L’ordine del giorno li passerà in rassegna tutti.

Il suo uomo di quest’estate si è rivelato un folle figlio di papà, spacciatosi come presunto alternativo al sistema.

Dopo una settimana di conoscenza, spezzettata su due mesi di mail e weekend-tudame-iodate le ha detto testuale “ Mi sento confuso, non ti voglio coinvolgere, non ti vedo a partorire mio figlio in mezzo alla jungla, dove, forse, andrò”. Ha voluto accompagnarla in aeroporto e poi si è messo a frignare. Lui. Due le possibilità di reazione: un cazzotto dritto sul naso, in alternativa un calcio ben assestato; o il silenzio. Lei ha scelto la seconda. Se ne è pentita.

Nel locale ottagonale che da’ su un paesaggio mozzafiato, mi chiede perché le amicizie funzionino, mentre gli amori naufraghino. Parliamo di alchimie, di tempi che scadono, di paure e di desideri di oasi mentali, di reazioni allergiche alle interpretazioni di coppia = tutto insieme, della forza delle amicizie.

Alla fine le chiedo di guardarsi attorno, definendo quale sono gli uomini-donne che ispirano un senso di benessere. Facciamo fatica. Gli unici due sono sul balconcino esterno, deserto, semi-congelati con sorrisi da paresi. Ridiamo.

Scendiamo verso la città con la luna che illumina la strada, raccontandoci le ultime confidenze al buio e parlando di sbronze memorabili. “Ma sì…facciamoci sto’Lucano”
postato da sisternet | categoRia | 16:17 | commenti (6)
 

Voci femminili (2)

Serata milanese, a casa di Jac. Approdo nella stanza color zafferano. Mi tuffo sui due materassi accatastati e utilizzati a divano e letto. In giro libri sparsi, foto incorniciate appoggiate per terra. Sono nuove. La finestra da’ sulla luna. Jac sta finendo di occuparsi dell’ennesimo casino familiare e il server le ha dato picca. La sento imprecare in tedesco nell’altra stanza. Poi compare. L’inizio dei nostri incontri è sempre lo stesso: il senso di naufragio sotto una montagna di cose da fare, organizzare, scadenze, pagamenti e desideri di andare a zonzo.

Si va fuori! E’ un ordine per toglierla da questo semi-seppellimento di sé.

Ci sediamo in un locale un po’ vitreo, guardiamo i prezzi, salutiamo con un sorriso il barista, che sicuramente farà le acrobazie con i bicchieri, visti i prezzi delle consumazioni e ce ne usciamo immediatamene.

Prossima tappa, enoteca. Da’ sicurezza. Calda, accogliente e simpaticamente milanese. Verduzzo friulano e crostoni di polenta. Azzardo. Le gallerie visitate, i fotografi che arrivano a organizzare delle mostre, prossime presentazioni di libri e i suoi esperimenti sul colore. L’esame forense viene solo accennato. Finalmente, ci prenotiamo a vicenda per andare a visitare una mostra di un personaggio geniale e per una gitona a Torino, terra dalle mille iniziative intelligentone.

Torniamo a casa. Le faccio ascoltare Uri Caine, lei mi mostra le ultime creazioni. Le dico immediatamente che cosa mi suscitano.

Mi spiega il senso di metallico, che ho notato. Noto uno squilibrio. Lo utilizza come consiglio. Mi consegna una foto, che ha per oggetto un libro prezioso di poesie, consegnatole con marchio di sangue tempo fa. Stupenda.

Il tempo di preparare i letti e si spegne la luce. Nella notte sento che si alza, beve qualcosa, poi torna a letto. Colpi di tosse dopo un po’. Bagno. Ricompare dopo un tempo indefinito. Dormicchio.

Stamani, davanti alla tazzona di caffé tedesco, la rivelazione. Jac non ha dormito fino alle tre e mezza, si è alzata, nel buio ha afferrato la boccetta di gocce omeopatiche per la cura dell’insonnia e le ha tracannate. Conclusione: overdose! Si riprenderà forse nel pomeriggio...
postato da sisternet | categoRia | 16:15 | commenti


sabato, novembre 01, 2003
 

Rotolo fuori dal futon all'alba del sabato. Sui balconi interni del palazzo vasi di crisantemi gialli e bianchi in procinto di essere depositati altrove. Per ora sembriamo un avamposto del cimitero mumentale. Il tempo di dare una sistemata al viso che stamani sembra la chitarra di Picasso ed esco con il foglino delle buone intenzioni: acquisto cibo per esperimento culinario di domani, acquisto di libri e finalmente giro per valutare i pezzi mancanti della casa e anche i chiodi per appendere quadri con l'amica creativa .

Passo il primo bar, chiuso. Acquisto giornali. Proseguo. Faccio per entrare al negozietto di Alimentari e sbatto il naso contro la saracinesca. Guardo l'orologio, magari è un'ora avanti, magari aprono dopo, magari stanno male, oddio cammino cammino E mentre vedo sempre più negozi chiusi ho una folgorazione! 'azz ma oggi E' FESTA!!!

Scivolo verso la pasticceria storica in centro dove dò una botta di caffeina allo stato di shock e salgo in ufficio a rimettere a posto il senso della vita e delle festività. E' la prima volta che ci capito così in mezzo, senza neanche una frenata. Per il Natale, onde evitare rischiose assenze al banchetto familiare, mi dovrò comperare il calendarietto con le caselline da aprire. E' l'unica.

postato da sisternet | categoRia | 13:17 | commenti (3)