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giovedì, gennaio 29, 2004
Esami
Si siede per discutere del test scritto. Viso disteso, faccia da ragazzetto alla moda. Sensazione di profonda sicurezza nelle proprie capacità. Gli ho consegnato le dispense all’ultima lezione, in modo che le facesse stampare dalla segreteria e le distribuisse al resto della classe. Se le è tenute per sé, con una stupida scusa. Stamani gli altri piagnucolavano con me, per non aver potuto guardare le presentazioni. Loro rischiano di non sapere gli argomenti dell’esame, io rischio una nota negativa da parte degli studenti sulla valutazione finale del corso .
Mentalmente penso ad una domanda per spezzargli tanta bastardaggine.
Alle prime tre domande ha risposto in modo corretto. Giro pagina. Ci sono buchi nelle risposte.
[Sei mio]
“Be’ qui, lei non ha risposto correttamente. Prendiamo questa domanda ecco qui dice che…”
Mi interrompe un po’scocciato:
“Guardi che è la terza volta che in questo corso trovo in un test d’esame una domanda su questo argomento. Mi sembra di averlo già espresso a sufficienza, insomma ho presunto che voi capiste che cosa intendevo dire…”
Lo guardo fisso. In un attimo le parole, che ho appena udito, fanno due giri nel cervello, rimbalzando e finalmente me ne arriva il senso.
[vorrei presumere di averti messo due dita negli occhi]
“Mai basarsi sulle presunzioni…”
Nbond, con il quale condivido la gioia dell’esame, interviene chiedendo che cosa ci avrebbe scritto in tutti quegli spazi vuoti. Risponde parlando di un altro argomento. Non gli lascio spazio e gli faccio una domanda d’approfondimento.
Il suo voto finale si abbassa alla velocità di una partita a flipper.
“Be’ questa avrebbe dovuto saperla, visto che aveva copia delle presentazioni…”
Solo a questo punto, il suo sguardo mostra di aver compreso finalmente il senso di studente e docente.
Una domandina facile per lenire, e poi lo lasciamo andare. La sua consapevolezza durerà al massimo il tempo di sedersi e riprendere a giocare a carte.
mercoledì, gennaio 28, 2004
HO UN'IDEA, UNA BELLA IDEA! ADOTTIAMO UNA LIBRERIA!
L'economia che premia gli squali e la cultura dell'happy hour sta causando l'estinzione delle piccole librerie indipendenti. A Springfield (Ohio-Provincia di Pavia) ce n'è una con una gloriosa storia ventennale e la reputazione di unico avamposto del libro decente in quel territorio. La libreria sta per chiudere, sopraffatta dai creditori e da uno sfratto. Si potrebbe salvarla, ma si potrebbe fare di più: costruire un progetto economico collettivo e costurirlo a partire dalla rete. Che tradotto significa: tutti quelli che desiderano ci mettono dei soldi che servono a riavviare l'attività e fondare una nuova società, la quale si impegna a fornire libri (anche con spedizione postale e con condizioni di grande vantaggio) ai sottoscrittori delle quote. Il meccanismo è quello del Real Madrid o del Barça, solo che noi non compriamo Ronaldo o Beckham ma un bel po' di copie del Giovane Holden. Chi ci sta lo dica. Sarà contattato da un agente della Cia travestito da Alba Parietti.
Per maggiori informazioni guarda: www.primabase.splinder.it
Riflessione: il teorema del bisturi
A distanza di una settimana esatta del rientro del Presidente dal lifting, che lo ha riportato illusoriamente al suo 1994, Mediaset propone un programma su operazioni plastiche e dintorni. Esiste una connessione tra i due eventi?
a) Le presentatrici: la Pivetti, in versione maschile-sadica, viene chiamata costantemente “Presidente” da Platinette
b) I protagonisti: uomini e donne con un sogno proprio o degli amici per loro. Essere più belli. Per questo sono disposti a sparire per giorni, raccontare bugie ai propri cari. Alla fine tutti saranno più contenti e quindi si possono perdonare le scomparse temporanee.
In sottofondo un’atroce e stupida convinzione: nella bellezza cercata e trovata è la ricerca dell’armonia e quindi della bontà, della positività della vita. Chi è bello-a è anche bravo, buono. Chi non lo è, lo diventi…come il Presidente.
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Sentenza di oggi: Il legamento del peroneo breve è collassato.
Ora sono ferma.
La zona interessata è stata impomatata, schiumata, bendata.
Mi è venuta una fifa fifa.
Sta passando solo ora.
Ho trovato anche la cura omeopatica d'urto, di terapia e di supporto.
Settimana prossima, andrò da un fisioterapista, per l'ultimo tocco e per capire le cause...
Grazie, maratoneti!
Consigli, calore umano e soprattutto condivisione.
Direbbe il mio maestro yoga che è un'esperienza.
Direi una bella esperienza.
Sto imparando ad ascoltare.
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lunedì, gennaio 26, 2004
Il soffitto di cristallo
In caso di necessità rompere il vetro
[il soffitto di cristallo rappresenta una teoria circa l’invisibile barriera alla valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro]
“Ciao come va in ufficio?”
“Bene! Siamo in tre donne ora. L’ultima arrivata è una ingegnere!”
“Ma va…”
“Certo. Ora si lavora finalmente in modo intelligente.
Eh già, perché ti sei persa il tirocinante precedente…un architetto-web designer, niente da dire, ma ce li hai presenti trent’anni buttati nel cesso?”

Sabato ho corso tra le frasche brinate dei boschi! 10 ripetute a 0 gradi non sono male. Ho ancora la sensazione del freddo pungente che sale su per le narici. Nel bosco c'e' un piccolo anello naturale, da una parte una salita con pendenza in progressione in mezzo ad abeti secolari e poi si scende, si recupera e si risale. Dopo un riscaldamento di 20 minuti, le 10 ripetute. Le prime faticosissime, con il cuore che saliva alle orecchie e poi sempre meglio. Ad un certo punto, è apparso anche un folletto alto un metro e cinquanta che correva immerso in un cappotto viola. Nell'ultima ho dato tutto. Poi rientro a casa veloce, un po' di strecthing e sento un dolorino nella parte interna del polpaccio sinistro, sopra il malleolo. Faccio un bagno caldo, mi rilasso. Sparisce.
Ieri il lunghissimo intorno al lago. Partiamo (io e il mio capo) tranquilli, obiettivo 2 ore e venti. Il termometro segna -2, ma c'e' il sole. In poco tempo la temperatura sale a 4- 5 gradi. Sembra estate. E' bellissimo il lago d'inverno. Arriviamo insieme ai 12 chilometri. Poi si ritorna separati all’auto. Affronto una salita e sento una fitta nel punto del giorno prima. Mi sembra sciocco, proseguo e nella discesa mi rendo conto che tanto sciocco non è.
Se cammino lo sento al triplo. Corro pianissimo. Mi mancheranno 5 chilometri al punto d’incontro. Improvvisamente scattano insieme la paura di essere lì sola, il timore di non sapere che cosa sia, la sensazione che la maratona è qui... insomma preoccupazioni e paure a braccetto...
Raggiungo, zoppicante nello stato d’animo e nel fisico, un punto della pista in cui c'e' un primo parcheggio. Chiedo un passaggio ad una coppia che sta salendo su una Pandina, per arrivare all’auto (2KM!) e questi dicono che vanno dalla parte opposta.
Poi chiedo di fare una telefonata a uno, che non ha più credito. Un altro ha finito la batteria, una ragazza ha il telefonino che lì non prende.
Sono demoralizzata. Finalmente trovo una giovane mamma, che sembra in pace con il mondo e l’universo, mi offre il suo cellulare e chiamo il compare, che mi viene a prendere e mi accompagna a casa.
Dieci minuti dopo sono in un bagno caldo, per togliermi la sensazione di freddo interiore che mi ha preso e mi ricordo improvvisamente che questo dolore l’avevo provato da piccola, quando pattinavo sugli schettini fino allo sfinimento. Ogni tanto zac, mi dovevo fermare per un giorno o due, aspettare che questo qualcosa andasse a posto e con il terrore di non poter più saettare intorno a casa. Ecco oggi sto così.
venerdì, gennaio 23, 2004

Lo ha detto lui, e sono tre giorni che i miei ormoni ridacchiano
Consigli per un approccio
Lui “ciao sei proprio bella, mi piacerebbe leccarti l’ombelico”
Lei lo guarda malissimo e gli risponde: “E perché dovrei farlo con te, ci sono in giro migliaia di uomini che lo fanno, magari meglio di te…” “dall’interno?”
lunedì, gennaio 19, 2004
Incubi o finestre sul futuro?
Oggi pomeriggio Flash improvviso: sale a galla l'incubo di questa notte. Ero in aeroporto e vedevo passare degli aerei sulla pista con la pubblicità di superofferte. Mi annotavo la compagnia aerea, il suo sito. La compagnia era nuova, le offerte a prezzi stracciati. Poi man mano che annotavo sul foglio, mi accorgevo che era del gruppo Mediaset. Mi cadeva la penna, non sapevo che fare. Mi son vista in giro per il mondo su aeroplanini con la faccia liftata del premier fatto tutto da sé. Mi sono svegliata! [forse è stata la visione di Matrix ieri sera, lo devo ricordare di non vedere film troppo realisti prima di andare a dormire la domenica sera...]
(una mia foto alla fine della prova)
Sono arrivata a due ore di corsa continua!
Sabato mattina ho corso due ore in riva al lago. Due ore bellissime, emozionanti. Ho corso bene.. Sullo sfondo il lago e il Monte Rosa. Davanti a me, il compare di corsa e il mio capo (quello giovane) che sculetta in modo incredibile e quando corre sembra una gazzella a riposo. Insomma un bel correre e un bel vedere. Niente musica, qualche chiacchera e molta concentrazione. Ho scoperto di avere anche dei mantra di scorta per superare i momenti difficili. Il fiato perfetto, le articolazioni fantastiche, i muscoli un pò meno. Alla fine giro di fichi secchi e revisione della tabella di allenamento. Già perché domenica correremo tra le frasche ingemmate dei boschi.
venerdì, gennaio 16, 2004
Croniche contadine
Questa sera, nelle brumose e fredde Terre del Nord, si brucia la fine dell’inverno e ci si augura una stagione di sole e di raccolti. Un grande rogo salirà fino al cielo, davanti ad una stupenda chiesetta del settecento.
Un tempo, c’erano i venditori di collane di castagne secche, e di pessitt (pesci piccolissimi di lago seccati) da sgranocchiare, le frittelle e lo zucchero filato e poco altro. Ora alcuni venditori sono scomparsi, fagocitati da plasticose frutte martorane e da bancarelle di incensi.
Imperterrita, compro ancora lo stecco di zucchero filato, con gli occhi che brillano per l’emozione di vedere trasformato lo zucchero in filamenti leggeri e spumeggianti e con i bimbi, che mi guardano straniti nei leggere sul mio viso il loro entusiasmo.
La folla è immensa e i luoghi di passaggio stretti rispetto alla massa. E’ ovvio incontrare, nolenti o volenti, persone che non si vedevano da secoli. Si controllano i cambiamenti avvenuti nei visi e nelle vite e poi si riparte. Secondo la tradizione contadina, e il buon senso delle nonne, le pulzelle trovano marito al falò. Secondo la prassi sisteriana qui si fanno le scommesse con sorelle o gli amici sul numero di persone conosciute che si incontreranno andando in giro. A fine serata il conto finale e chi ne ha incontrate di più vince. Nel frattempo la salamella con michetta e il bicchiere di vino rosso acquistati mentre si guardano ipnotizzati le fiamme e ci si scalda, saranno già diventati un ricordo per il palato.
Un globo, dos globos, tres globos
La Terra es el globo donde vivo yo.
“Ciao”
“Ciao sister, come è andata la settimana?”
“Mmm, bene direi…”
[sorrido]
“Ma dov’eri?”
“Dunque. Sono stata nella bassa pianura, poi a New York, quindi sono passata per le Seychelles, un salto in Giappone, f-a-n-t-a-s-t-i-c-o, poi sono tornata passando per Parigi, ho fatto un salto nel tempo, sono stata in piazza tra i movimenti, un giro sulle rotte del caffè sudamericano, a Londra nel mondo del design delle luci da interni. Ah, dimenticavo.Sono stata anche in Patagonia, orizzonti sconfinati, al confine del mondo.”
“Tttutto bene? Cioè, stai bene?“ “ Sì certo. Ah bé, purtroppo il teletrasporto sul rientro non ha funzionato, ma fra poco avrò una guida satellitare!”
martedì, gennaio 13, 2004
Cocoon
“Pronto, scusi, il nostro capo-ricerca-popper (75 anni) vorrebbe sapere se il vostro presidente (76 anni) verrà alla riunione"
“Guardi stamani è partito alle cinque in aereo, ora è a Roma, ritorna per le 14, quindi viene da voi alla riunione e poi prima di sera è qui in ufficio”
“Grazie”
clic
Ed io, che mi sento stanca ad essermi alzata alle 7, ad aver insegnato per quattro ore di lezione, aver scritto due documentini e sto pensando se andare a correre? Ed ho meno della metà dei suoi anni…
Con i comunardi-scienziati abbiamo deciso l’esistenza di una teoria per la quale, intorno agli anni Trenta, c’è stata una pioggia di meteoriti piene di cocaina sulle terre che hanno dato i natali ai due personaggi. E’ l’unica spiegazione logica.
lunedì, gennaio 12, 2004
Dopo Modigliani, anche Bobbio.
I grandi vecchi se ne stanno andando in punta di piedi.
Atto Primo
1992 - Biblioteca di Montecitorio - Roma
Ci siamo chiesti per giorni se sarebbe venuto anche lui alla presentazione di uno studio storico sul periodo fascista. Siamo in fondo alla piccola sala. Pochi gli invitati ma, per una strana alchimia degli ambienti romani, abbiamo ricevuto due inviti. Ce li siamo letteralmente giocati alla riunione dell’associazione studentesca: con Luca siamo stati i prescelti.
Ora siamo qui a scrivere i nostri nomi sul registro e a guardare la testa canuta dell’uomo, del filosofo venuto da Torino, che siede in prima fila. E’ lui in realtà che vorremmo incontrare ed invitare per un seminario in università. La presentazione dello studio scivola via.
Salutiamo secondo protocollo e ci guardiamo in giro. E’ sparito. Scendiamo le scale, passiamo di fronte agli uscieri. Nulla. La nostra missione è andata male.
In strada, ci fermiamo un attimo. Eccolo lì. Si sta aggiustando il cappello, vicino una donna anziana.
Lentamente, fuori dal tempo, si prendono sottobraccio e vanno verso il Pantheon. La stradina acciottolata, leggermente in discesa, non facilita il cammino. Li guardiamo senza far nulla. Ad un certo punto Luca scatta e li rincorre. Lo vedo da lontano, si presenta e parla per pochi minuti. Poi i commiati con sorrisi. La coppia riprende il suo lento procedere. Luca è fermo, li guarda. Mi avvicino evitando il suo sguardo. Non parliamo. Non subito.
Poi Luca dice, quasi parlando tra sé: “Ha diradato le sue presenze, rilascia pochissime interviste, non può venire” Deglutisce. “Mi sono emozionato, Sister. Veramente emozionato”
Ecco, a me rimane l’immagine di un’anziana coppia, silenziosa, perfettamente in sintonia, che ripetendo un copione svolto mille e mille volte, rifugge dai commiati e dalle presentazioni inutili, si prende sottobraccio e va via.
Atto Secondo
La donna sta leggendo accovacciata sul divano rosso. Di fronte, la finestra che occupa tutta la parete, è aperta sul buio del giardino. A tratti qualcuno passa nel vialetto dietro casa, interrompendo la staticità dell’immagine esterna. Il fruscio delle pagine girate lentamente si sovrappone al brusio della tastiera del computer al quale sta lavorando un uomo. Poi rimane solo il fruscio.
-Posso leggerti una cosa?
L’uomo si è avvicinato e si siede ai piedi di lei sulla moquette azzurra. Ha in mano un libro aperto.
- Certo. Che cos’è?
- Uno scritto di Norberto Bobbio…Vorrei sapere che cosa ne pensi.
- Dai, ti ascolto
L’uomo procede lentamente a leggere. Le parole si sovrappongono l'una all'altra, nel silenzio della stanza bianca. Il pensiero del filosofo si snoda nella sua lucida logica, che non ammette fraintendimenti.
Alla morte segue il Nulla. Inutili le credenze di trovare qualcuno nell’aldilà, inutili le possibili salvezze. In fondo alla vita esiste solo il riavvolgersi della bobina con le immagini di quanto vissuto.
La donna sente salire a poco a poco una sottile angoscia, un senso di paura, di freddo interiore che la fa rabbrividire. Il suo respiro diventa a poco a poco affannoso. L’uomo, di spalle, appoggiato al divano continua, lo sguardo perso tra i caratteri. A poco a poco le guance di lei si rigano di lacrime.
- Ti prego, scusa, puoi smettere?
L’uomo si volta e la vede, ma non capisce.
- Che cosa c’e’? Che cos hai? Stai male?
- E’ reale ed è terribile. Per favore basta..
- Ma scusa, tu non sei credente? Per te esiste la speranza
- Bravo. Esiste una sottile speranza della fede, ma esiste anche l’orto dei Getzemani della ragione, dove il terrore per la propria morte non ha spiegazioni.
- Ma…
- Nulla. Nessun ma, non ora. Non dire nulla. Abbracciami e basta.
Rimangono così abbracciati sul divano rosso per un tempo infinito. A terra i due libri aperti.
Lui è sconcertato, ma spera che lei non lo avverta. Lei sente che il freddo le attanaglia ancora lo stomaco ed è lì scolpito.
Ora, pensa, che potrebbe cadere una valanga di lava e qualcuno, fra qualche secolo, potrebbe trovarli così, come i due corpi avvinghiati scoperti a Pompei. Due croste vuote al loro interno, sculture di pietra di fronte al Nulla.
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Scusa, posso rifiutare?
Oggi alla comune universitaria sono comparsi i regali della befana-bonazza in rientro da vacanze londinesi: patatine all'aceto, carta igienica con la neve, cioccolata inglese con uvette e noci. Ho deciso che posso denunciare gravi intolleranze a tutti e tre i prodotti...
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sabato, gennaio 10, 2004
Il divoratore di libriVorace e insaziabile tastava, come un cieco, le copertine ruvide sentendo sotto i polpastrelli la qualità dalla carta e con le narici sniffava l’odore dell’inchiostro. In un silenzio estatico ne assaporava il titolo e l’autore, la costa del volume. Improvviso, li aggrediva con gli occhi, a strappi, a morsi inghiottendo i boli non ben masticati fino a scontrarsi con la quarta di copertina. L’occhio allora, sentendosi perduto, si rivolgeva ansioso a scaffali, a vetrine, a bancarelle mentre il cervello digeriva tutto quel ben di Dio, che sembrava sempre che fosse arrivato Natale.
venerdì, gennaio 09, 2004
#2 Alla Beauty Farm…
Entriamo nella Beauty Farm gestita da una famiglia di slavi in un bel giorno d’estate. Con la proprietaria ci siamo incontrate diverse volte al supermercato e ormai chiacchieriamo.
Di solito, lascio la Geniale alle cure dei ragazzi e mi rintano su una panchina all’uscita leggiucchiando le riviste, telefonando a mezzo mondo. Oggi, sono solo io e un tizio sui trentanni che segue la sua auto stando a pochi metri di distanza e vigilando sul comportamento dei lavoranti.
Mi siedo, come al solito e mi sento sulla nuca il suo sguardo scandalizzato. Scatta un senso di colpa per la trascuratezza che sto dimostrando. Mi sembra di vedere gli occhi di mio padre e torno sui miei passi. Non l’ho mai fatto, non so dove guardare, non so che fare. Insomma mi sento talmente imbarazzata, che mi mando al diavolo da me e ritorno verso le mie tradizionali abitudini.
Il tizio freme dalla voglia di parlare, lo percepisco, quando gli passo vicino, si rivolge con un sorriso:
“Anche la sua è una Geniale?”
[nooo, la mia è La Geniale]
Lo guardo interrogativa.
“Be’ la mia è un altro colore, ma è lo stesso modello, ce ne sono poche del nostro modello in circolazione, sa?”
Indica con la mano la piccola blu, che è allo shampoo
[No, mio caro, colore diverso, diverso assetto dei freni, diverso modello interno, il modello tuo non è il mio]
Mi sembra brutto far notare le differenze e allora:
“già è vero…”
[e ora che gli dico?]
Continua:
“La sua quanto ha? ha fatto molti chilometri?”
[Non mi accorgo qui di scendere la china di coloro che stanno per confrontare pappe, cacche, pannolini e performance dei neonati…e parto con tutto l’orgoglio materno di cui sono capace]
Glielo dico e sgrana gli occhi: “ Ma è nuova! Ho visto la targa…Scusi, ma che lavoro fa? Io che sono agente di commercio ne ho fatti meno…”
E qui ho il guizzo orgoglioso della mangiachilometri di professione. Sorrido benevola e scatta la sua invidia:
“Ma ha un bozzetto sul dietro”
[cafone! con una signora…Geniale poi]
“ E’ stato un defender…ci è andata bene…sa di notte, per strada, … l’hanno pure rigata”
[tentare la via delle guerriere non mi sembra male…]
Mi guarda tra il preoccupato e il commiserevole
“Ah, non avete il box…”
Mi sento alterata ed altera. [No, non abbiamo la culla-box e alloora?]
Sto per rispondere, ma vede che la sua esce dal tunnel degli spazzoloni, e lui premurosissimo va verso la piccola blu semisgocciolante, anzi, le corre dietro per salirci su, prima dei ragazzi del salone.
Tiro un sospiro di sollievo…eh, questi nuovi istinti di paternità…insomma, non ci sono abituata.
Penso alla Geniale che si sta facendo bella. Proprio una cofana rilucente, degna di lei.
Oggi, in giro, tutte tirate a lucido, faremo la nostra porca figura.
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#1 Dal Dottore delle Geniali
Dleng dleng 90-100-120 km/h dleng dleng
No così non va, mia cara. Questo suono non mi fa stare tranquilla. Non ho nemmeno il coraggio di guardare il motore, temo di sapere che cosa ti stia capitando.
Driin Drrin
“Buongiorno Signor Dottore delle Geniali. La mia ha un disturbo…possiamo passare per un controllo?”
“Certo, signora [aargh, ma che ho alle corde vocali?] la porti pure subito”
Mentre la porto dal dottore, ripasso mentalmente che cosa dire…si sa che i medici-maschi delle Geniali richiedono gergo e sintesi, altrimenti non si è prese in considerazione.
“Buongiorno. Ho telefonato poco fa…”
“Buongiorno signora [e ridaje con sta’ Signora] allora che cosa ha l’auto?”
E accompagna questo, con un sorriso paternalista, di chi sta per affrontare la solita, che arriva qui con il freno a mano tirato, dicendo che l’auto non va.
Mi tengo sul vago.
“In fase di accelerazione, soprattutto sopra i 90 chilometri sì bé, sento un suono strano dal motore”
E mi viene l’espressione della Monroe quando cerca di capire di matematica.
Sorride. “Andiamo a provarla. Guido io?”
“ Ma certo” [Geniale è il tuo turno, fatti sentire per favore]
Prova su strada. A 50 km/h niente, a 60 neppure. Mi guarda di sottecchi… quando ecco dleng, dleng. E io a scatto: “Ecco è questo il rumore che le dicevo” Lo vedo impallidire e allora continuo: “Sarà una fascia allentata. Temo che l’olio sia uscito dal manicotto…”
Mi guarda di colpo. Mi viene il sorriso di Gardfield quando ne ha combinata una grossa.
“E’ accaduto un’altra volta, appena comprata l’anno scorso…”
Ora torniamo verso l’ambulatorio e ripete:
“Non si preoccupi, non si preoccupi non è nulla”
[oddio allora è grave]
“Lei rimanga qui. Torno subito” E mi lascia in sala d’aspetto. Me la cambieranno tutta? Non sarà più lei?
Dopo un quarto d’ora la diagnosi è confermata. Si tratta di un intervento di circa mezz’ora. E sussurra al collega “La signora ci ha azzeccato”
[ma va fffanc…]
Alla fine mi dice che le hanno pure lavato il motore. Mi mordo la lingua, prima di chiedere se rimarranno delle cicatrici.
Annunciazione, 'nnunciazione: 50.000 senza sentirli…
Giro d’onore per La Geniale, che sta per compiere 50000 chilometri in un anno e mezzo di vita. Lo so è dura stare insieme a me, condividere il mio svolazzare, accettare parcheggi stradali in mezzo ai pericoli e alle insidie. A fra poco...per due episodi della sua dura vita da Geniale al mio fianco…
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mercoledì, gennaio 07, 2004
Poveri si nasce o si diventa?
[povertà sottili, povertà coperte dalle gentilezze e dalla dignità, dai piccoli gesti pianificati per sopperire al vuoto del portafogli, povertà commentate stupidamente come sterili dati statistici e demografici, ingannate nella loro durata, nella loro pesantezza]
La signora si stacca dalla fila e si avvicina allo sportello. L’impiegata solleva lo sguardo, la guarda, prende il libretto e dice quasi sottovoce:
“Veramente oggi paghiamo fino alla lettera F…”
La signora non risponde, passa la mano sopra il bancone. E’ corpulenta, scarpe senza tempo, gonna larga, fatta in casa con una stoffa bella, ma anch’essa senza tempo, senza forme. Sopra tutto un pastrano grigio-topo. I capelli grigi vaporosi le incorniciano il viso paffuto e nasuto.
L’impiegata continua sempre meno convinta: “Dovrebbe passare il 10, ma quanto è?”
“E’ la minima…”
“Quanto è?”
Sempre più timida la voce della signora con una bella cadenza veneta: “La minima…”
L’impiegata apre il cassetto dei soldi. E la signora si guarda in giro, ricominciando a respirare. Questa volta è andata bene.
“Il prossimo mese deve venire il 10 e anche dopo”
“Ah, posso anche nei giorni successivi al 10, bene allora mi sento più tranquilla!” La vedo a contare i giorni dall'inizio mese, tutti tutti comprese le domeniche fino allo scoccare delle 24 del 9 febbraio.
Master.comm
Ore.8:00 a.m.- long.49E lat.36 N
Una voce dal cassero:
“Chiudere i boccaporti! Issate tutte le vele, tu, al timone, dirigiamoci a Ovest! Dottore lei venga con me…” [passate bene le feste, capo?]
martedì, gennaio 06, 2004
Sono arrivati gli Auguri! Sono arrivati gli Auguri!
Ogni anno, il 6 gennaio Sister-Beffi riceve una telefonata dalle terre del Nord-Est che la rende felice. Ormai è un appuntamento decennale, che avviene prima di pranzo. Un resoconto su che cosa è avvenuto nell’ultimo anno, le evoluzioni vital-sentimentali reciproche, note a margine del Manifesto e l’andamento dell’economia globale e, infine, gli Auguri.
Se tardassero ad arrivare Sister si impensierirebbe: sarebbe segno di qualcosa, che non va nella vita dell’augurante.
Una coccola in questo giorno di “becero maschilismo, che così, diventa quasi una festa femminista”. Insomma, anche quest’anno è arrivata la calza-telefonata!
domenica, gennaio 04, 2004
Racconto sgranato...come una foto color seppia
“Vuoi qualcosa di forte?"
“…mmm Negroni? Ho portato una torta salata con porri e radicchio…”
L’ultima immagine che ho in memoria è Malpensa, al tramonto, con i turisti abbronzati, che non più abituati alle auto in soli sette giorni di mare, attraversano la strada, spaventati dall’aver perso in così poco tempo il riflesso pavloviano di guardare alla propria sinistra.
Ora siamo qui. Due donne. Sole e luna. Due amiche. Confidenze, calore, solidarietà e racconti di sette giorni di festività, che sembrano sette anni.
“Ti ricordi? ma dai saranno quattro anni fa…”
“no cara peggio”
“Certo quattro. Ero nel direttivo di Università Popolare!…oddio era il 1998…nooo il 1996!”
“E quindi…”
Sorriso ironicamente benevolo di fronte a due occhi sgranati dalla portata della scoperta biografica.
E poi gli oggetti delle case esteriori e degli spazi interiori, il come dare i nomi alle cose. L’evoluzione delle emozioni e delle responsabilità.
Il lardo sta finendo. Un impegno di buonanotte ad un Octopus, dall’altra parte della città, e io qui, di fronte a splinder.
Una piccola pausa, and…
[…] Nobody knows exactly where these people are but I know we would like to believe it is a better place. I believe it is a human impossibility to obtain complete peace of mind in this dimension. […] Dolores O’Riordan
Sorrido da sola. Saranno cadute accidentalmente due briciole di tal “better place”.
venerdì, gennaio 02, 2004
Briciole intimiste, nascoste nella tasca del cappotto
Sulla Geniale, in giro per la città deserta abbiamo salutato le ultime ore del 2003. Anno densamente vissuto e statalmente esoso, ma l'ultima notte tutto sembra più bello. Le emozioni positive, la contentezza, le felici vittorie personali, le scoperte di sé e degli altri, le nuove amicizie sono già basi per il nuovo anno. Le sofferenze, le paure, gli abracadabra da streghetta diventano, sotto l'ultima luna dell'anno, orme delle zone buie di me e della vita, che comincio ad accettare pian piano.
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