Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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mercoledì, febbraio 25, 2004
 

Consapevolezze

Prima pensavo che ci volessero saggi a tutela della Costituzione,

poi mi sono resa conto che tanto nessuno li ascolta.

Prima aspettavo speranzosa le elezioni in Iran,

poi ho sentito dei guardiani della Costituzione e mi sono venuti i brividi.

Sto attendendo che “la sinistra” dica qualcosa,

ma i giorni trascorrono nel vuoto delle posizioni.

Oggi, qualcosa nella mente ha fatto clic.

Occorre un Guardiano sì, ma della Galassia.

E’ l’unica soluzione realista: puntare su altri mondi.

 

postato da sisternet | categoRia | 14:24 | commenti (9)


venerdì, febbraio 20, 2004
 

NEWS DALLA LIBRERIA - SOTTOMARINO!

Sono disponibili sul sito di Operazione Sottoveste -adotta una libreria i documenti che illustrano il progetto dal punto di vista delle ideone e dei costi. Scaricali e dicci che cosa ne pensi...

(Foto di gruppo di parte del comitato. Io sono quello a sinistra...)

 

 

 

 

 

 

postato da sisternet | categoRia | 17:23 | commenti (8)
 

“Nevica”

“ nevischia”

“ vien giù, fiocca”

“Ha messo giù”

“Stanotte ghiaccia”

 

Qui è tutto bianco, bianco, e a me piace da morire.

Perché?

Starò sotto il piumone fino a lunedì.

Mi rileggerò all’infinito Cappuccetto Bianco di Munari.

Magari farò un giro d’onore con gli sci da fondo dietro casa, domenica mattina.

I rumori fuori sono attutiti e a me vien voglia di dormire fino al disgelo.

Il resto del mondo è sotto la pioggia triste e grigia, peccato.

Mi posso permettere di essere pigrissima e di bermi una pinta di cioccolata bollente.

Quando nevica, mi vengono delle idee geniali.
postato da sisternet | categoRia | 15:47 | commenti (2)


giovedì, febbraio 19, 2004
 

Da Repubblica di oggi: Rifiutò l'amputazione
è morta la signora Maria

La vera storia de LA 27 (Post del 04 febbraio)

Pinù ha deciso poche cose nella sua vita. In genere ha sempre delegato ad altri, alla famiglia, agli eventi. Trascinata dalla corrente esistenziale, senza grossi traballamenti, fino alla soglia dei settant’anni, un giorno ha preso La decisione.

Ha iniziato ad odiare la vita. L’ha fatta uscire piano piano da sé, dai gesti di cura per sé e per la casa, dal cibo che amava e si è seduta ad aspettare qualcosa.

Il qualcosa non ha tardato ad arrivare, sollecitato dalla grande volontà di Pinù. Il corpo ha risposto al desiderio di chi lo stava abitando, manomettendo una manopola. Semplicemente. Silenziosa, astiosa, Pinù ha tenuto in gran segreto questo pacco regalo per le feste, attendendo mesi.

La vita sembra sottile, fragile, ma ha una forza che nessuno immagina, se non vedendola. E’ sulla frontiera con la morte, che appare in tutti i suoi radicamenti. Pinù ha commesso un errore nel suo piano. Ha sottovalutato la forza della vita, che si portava addosso.

 

Per uno strano evento cosmico, in una notte, in sogno, Alice ha fatto combaciare i frammenti degli incontri con Pinù e si è svegliata in preda ad un senso di angoscia.

Ha atteso qualche giorno. Si è vestita bene. Ha respirato profondamente e si è presentata al pranzo domenicale da Pinù. Da tempo non trovava più nulla ad aspettarla. Nessun profumo, nessun esperimento culinario e negli ultimi tempi anche le tapparelle continuavano ad essere sistematicamente abbassate. Alle tredici della domenica l’appuntamento veniva rispettato, secondo un copione, che in realtà nascondeva l’apprensione dei mutamenti.

Alice ha cucinato per sé in modo abbondante, sperando che Pinù ingurgitasse qualcosa.

Si è seduta, in silenzio. Ha sorseggiato il bicchiere di vino. Ha guardato in viso la bambina di settant’anni che le stava di fronte, muta, inappetente e stropicciata. Ha fatto un respiro profondo.

- Perché hai deciso di morire?

Pinù ha fatto finta di non capire. Alice ha sperato per un secondo di aver sbagliato, ma aveva notato qualcosa nello sguardo, nella postura. Qualcosa era andata in controtempo rispetto alle parole di risposta. Alice lo aveva imparato dal vivere mesi con i detenuti del corso di San Vittore, anni prima. Poche le parole sincere, le verità arrivavano dai gesti.

- Perché? Perché hai deciso di morire?

- Che cosa te lo fa credere? Come ti permetti?

Il tono è astioso, rabbioso quasi. Alice ha visto bene. Continua con la raffica di domande, fino a che Pinù esplode. Racconta una storia di solitudine, vissuta in una famiglia numerosa. Alice la conosce fin da quando era una bambina. Se la sente addosso. Potrebbe essere la sua. Sembra quasi uno specchio, ma la lascia parlare. Alla fine le fa una domanda, che aveva da quando è entrata in quella casa.

- Come posso aiutarti? Vuoi andare da un medico?

- No. Nessun medico, nessuna analisi. Ecco come puoi starmi vicino. L’ho detto a te. Non lo dirò a nessun altro.

 

Alice va via. Un brivido interiore le sta squassando lo stomaco e le viscere. Passano i giorni, fa fatica a lavorare, a vivere. Sulle braccia spunta una strana dermatite. L’omeopata, alla quale racconta che cosa sta vivendo, le dice che questa storia le è entrata dentro e le emozioni sono troppo forti. La supporterà, ma le consiglia di vivere l’esperienza con tutti i sensi, attenta a capire il senso della propria vita.

I mesi scorrono e Pinù prosegue lucidamente nel piano di annientamento di sé. Pensa che la sua vita, priva di significato, un giorno si stancherà e si spegnerà. Non è così semplice. Ha sottovalutato il dolore. Quando arriva, le sue certezze traballano, per poco. Quotidianamente si rafforza nelle proprie convinzioni, lottando contro coloro che la vorrebbero far ricoverare. Ormai non cammina più, si trascina. Non mangia da settimane. Non si lava. Non parla. Attende. Questa volta però non arriva nulla, nessuna risposta dal corpo, nessun evento esterno.

Un giorno di gennaio, Alice si veste bene e torna a trovarla. Si siede a bordo del letto. La guarda. Gli occhi nocciola sono grandi e infantili. La sente disarmata.

- E’ arrivato il momento, Pinù. Ti ho protetto fino ad oggi, ma ora devi farlo.

Pinù fa fatica a parlare. La guarda interrogativa. Alice prosegue.

- E’ arrivato il momento di chiamare un medico. Fallo per noi.

Pinù scuote la testa. E con un sottile filo di voce:

- La vita è mia.

- Sì, ma noi rimarremo qui con dubbi, con le domande e il senso di tutto questo. Per favore.

Alice prosegue prima calma, poi accalorata. Alla fine le propone alcune possibilità, sapendo in realtà qual’è il cavallo vincente. Davanti al suo nome, Pinù ha un tentennamento e cede.

Così nel giro di pochi giorni, il medico, dal nome tedesco, arriva. Si siede a bordo del letto, come ha fatto Alice, e ascolta, ascolta. Dopo un’ora chiede se può visitarla. Pinù lo fissa negli occhi e gli dice.

- Sì, ma poi decido io.

- E se decidessimo per una volta insieme?

Gli occhi nocciola si sgranano. A questo non ci aveva pensato, al poter decidere insieme a qualcuno. Così accetta. Accetta la terapia, accetta le flebo, accetta la presenza di un medico, un uomo sorridente e schietto che la visita fino a quando, a pochi giorni dalla fine, inverte improvvisamente la rotta del piano. Entra in ospedale.

Due giorni dopo l’intervento chirurgico, però, una parte di Pinù, quella che si pensava già trapassata ad una vita migliore di questa, si ribella. L’odio,la rabbia di essere ancora in questo mondo le fa buttare via il cibo, rispondere male ai medici, stritolare i familiari, accusare Alice di tradimento.

Ne uscirà dopo due mesi.

Questo accadeva un anno fa, quando Pinù era “la 16” stanza 1 primo piano.

Oggi Pinù è a casa, dopo essere stata “la27”. Ad Alice, che le racconta del folle piano, Pinù crede poco. Non può essere stato.Probabilmente non era lei.

[Forse è vero, era la parte della luna, che rimane oscura. Una faccia di noi che non riconosciamo. Inspiegabile con la ragione e profondamente radicata nel senso della Terra. Già, perché secondo la medicina cinese, ad intervalli fissi il nostro inconscio decide se vivere o morire. E nulla o nessuno di esterno riesce a fargli cambiare decisione]






postato da sisternet | categoRia | 14:19 | commenti


mercoledì, febbraio 18, 2004
 

Differenze

-        Come si dice Vaffanculo in giapponese?

-          Si dice ---- ma le donne non lo dicono, sai è considerato molto grezzo anche tra uomini.

-         Vabbé, dammi la versione light, allora.

-         Non c’é.

-         Come “Non c’è”? ma ddai. Non ti è mai capitato, mai, dico che una donna giapponese ti mandasse a ffanculo?

-         Mai…in genere pensano prima. Insomma non si arriva mai ad un conflitto.

Ecco, ora io immagino un popolo femminile nipponico con la gastrite. Un'intera moltitudine di donne con gli occhi a mandorla intente a far dispetti innocentemente sadici ai compagni di vita, senza la possibilità di un liberatorio e veloce “Ma vaffanculo”

postato da sisternet | categoRia | 13:01 | commenti (6)


lunedì, febbraio 16, 2004
 

Delicatessen

Desideri delicati, da accarezzare dolcemente. Riposti in un sacchetto di seta rossa.

Non si toccano, si raccontano sottovoce, whispering.

Poi, un giorno, si espongono alla luce del sole.

Sembrano biglie di vetro da gare sulla spiaggia.

Si offrono agli sguardi, vogliose di condivisione.

Poi, qualcuno, sorridendo, ne prende una in mano.

Il respiro si sospende.

[forse non era ancora tempo]

Se si perdessero?

Il sacchetto rimarrebbe vuoto. Disperazione.

Ci sta giocando.

[restituiscimela]

La situazione è delicata, anche per me.

Sai, potrebbero perdersi…così.

Un soffio di vento, un incidente e il tempo scorre. Vedi?

E la biglia cade…nella gravità universale delle paure.

Raccolta al volo.

Chiusa, nel palmo della mano.

Dolcemente la si accarezza in punta di dita.

Senza guardarla.

[forse non era ancora tempo, non con te]
postato da sisternet | categoRia | 18:58 | commenti (6)


sabato, febbraio 14, 2004
 

Sto riprendendo lentamente a correre. Esercizi di rieducazione, di potenziamento, scarpe nuove, i plantari in arrivo e una dieta a sostegno dei cambiamenti. Insomma, il mio telaino da corsa si rimette in pista.

Stamani, mi chiedevo perché mi piace. Non sono mai stata una grande sportiva, non sono competitiva, ma il correre mi affascina. E’ come andare in barca a vela. Ci sono momenti in cui senti quasi il mare, le onde, il vento intorno a te. Diventi un corpo che fende l’aria. La senti fischiare sui lobi delle orecchie, sul viso, su tutti i muscoli e ti viene voglia di andare più veloce. Poi avverti l’attrito delle onde, del terreno che scorre sotto i piedi, avverti la materialità del mondo e la fai tua, la mallei come vuoi. Poi arrivi al confine fisico dell’imbarcazione, della chiglia, delle vele e qui si diventa umili, si ascoltano i gemiti della randa, il tamburellare delle scotte sull’albero, le risposte che arrivano alle sollecitazioni delle andature di bolina quando si è opposti all’acqua, appesi fuori come gabbiani.
postato da sisternet | categoRia | 15:57 | commenti (3)


giovedì, febbraio 12, 2004
 

Sabato sera che fai? E' San Valentino!

Una cena collettiva, pensata a tavolino per evitare censure delle partners dei colleghini e di cui mi ero dimenticata, fino ad una provvidenziale telefonata del compare di corse. Sarà una cena in cui noi maratoneti parleremo di corse, allenamenti, aperture di club locali e altre amenità tecniche, mentre le donne potranno chiaccherare di pizzi e merletti, prendendo in giro chi passa metà del suo tempo a pensarsi come una macchina da movimento.

Non so se portarmi un sigaro per entrare meglio nella parte.


postato da sisternet | categoRia | 22:18 | commenti (10)
 

M’ama non m’ama

Dal portale di Virgilio, rubrica San Valentino: "Guardando una cassetta hard ha scoperto che tra le protagoniste c'era sua moglie"

[se non è affinità di coppia questa...]

postato da sisternet | categoRia | 14:07 | commenti (2)


mercoledì, febbraio 11, 2004
 

Sunrise sunrise
Looks like morning in your eyes

Norah Jones

A volte il risveglio regala sensazioni, che si vorrebbero compagne per tutto il giorno.


postato da sisternet | categoRia | 11:46 | commenti (5)


martedì, febbraio 10, 2004
 

Il mattino ha l'oro in bocca Il mattino ha l'oro in bocca

Ieri

Il professore esce dall'aula universitaria per fare una pausa con gli studenti. Rientra e non trova il computer. Ci sono i  cavi, ma la creatura è stata rapita.

Oggi

Il sospetto corre negli sguardi. Ci si saluta e si coglie l’occhio del bidello che indaga le borse. Già perché i primi sospettati sono loro, che con la telecamera all’entrata possono vedere solo le nuche di chi è uscito e le faccine di chi entra e girano nei corridoi con carellini che hanno lo strano cigolìo del triciclo di Shining. Così oggi hanno fermato e chiesto alla bonazza della comune se fosse uscita a prendere il caffè con il giovane professore due minuti dopo il furto. Lei, li ha guardati stranita, ci ha pensato un attimo e ha detto “Sì, ma è stato due lunedì fa!”

Ora il dilemma nel mondo-bidello è: “Chi ha riavvolto la cassetta?”

postato da sisternet | categoRia | 15:19 | commenti (3)


giovedì, febbraio 05, 2004
 

NON SO CHE NUMERO // Abbiamo un piano. Certo, mancano molti dettagli perchè molte sono le cose piccole e grandi che vanno approfondite, parecchi i problemi da risolvere. Ci vorrebbero un paio di mesi per assemblare il tutto e invece ci sono solo venti giorni. Comunque. Parto da un riepilogo. La fumosa e famosa libreria di Springfield ha cessato l'attività, minacciata dallo sfratto e ricoperta di debiti causati da una voragine finanziaria apertasi 4 anni fa (mentre il sottoscritto manco si sognava di fare il libraio). L'idea è salvarla, sì, ma soprattutto inventarsi un progetto nuovo e comune che parte dalla blogopalla e possibilmentre s'allarga anche a persone nonn bloggate. Un progetto basato sui comuni gusti letterari e sul voler bene a quelle cose ormai un po' rare e strane che si chiamano librerie. Come fare? Raccogliere soldi, prima di tutto. Il più possibile.Ma come acquisire l'attività della libreria di Springfield? Acquistare? No. Perchè il nuovo proprietario si troverebbe sul groppone tutte le pendenze, debiti e crediti (questi ultimi, consistenti, sono praticamente inesigibili). C'è una formula che si chiama affitto d'azienda che permette di rilevare l'attività e arrangiarsi dimenticando i guai della cooperativa. In pratica la nuova società formata dagli aderenti a Operazione Sottoveste (quelli che vogliono, ovviamente) paga un tot all'anno o una percentuale sugli incassi alla cooperativa. La salva dallo sfratto e dal fallimento e cerca la via del rilancio in due obbiettivi fondamentali: 1) ripristinare la presenza sul territorio della libreria, recuperando la clientela persa. Come? Mettendoci i libri, che se li hai li vendi. 2) Puntare su un nuovo concetto di libreria online. Un e-commerce che ruota intorno alla rete e alla blogosfera e punta sulla qualità delle proposte. coniugandosi anche a una gestione dinamica delle informazioni culturali. Sono belle le librerie dove si cazzeggia e poi si compra, no? Bene, si fa la stessa cosa , ma online. I passi da fare. Costituire una nuova società. E ' una cosa che costa, ma abbiamo trovato una srl pulita e libera, solo da riempire di contenuti e di attività. La società deve stipulare il contratto d'affitto di ramo d'azienda con la cooperativa libraria. Due i tipi di adesione a questa iniziativa: diventare socio, con una quota minima di 500 euro (cifra provvisoria). Oppure sottoscrivere degli abbonamenti, da 50 euro in su che serviranno a formare una cifra di cassa che permetta di partire. Questi importi verranno restituiti sotto forma di libri che verranno via via scelti da chi ha messo il grano e scontati. Il socio potrà invece avere il vantaggio di suddividere eventuali profitti e acquistare con lo sconto del 30 per cento. I calcoli di massima prevedono intorno a 250.000 euro di fatturato la cifra che permette un pareggio e, forse, anche un margine di guadagno, al netto di tutte le spese. Cosa manca? Che tutto quanto io ho appena scritto venga messo nero su bianco in modo meno discorsivo e cioè con cifre e numeri. E' il lavoro inziato ieri sera che condurrà a un vero e proprio business plan e a una serie di scelte concrete da fare che sono cose tipo che fare col software gestionale, che piattaforma usare per l'e-commerce,. come valutare l'atuale magazzino e decidere se iniziare semplicemente rifornendolo o riallestendo tutto il catalogo.

E questi sono solo alcuni esempi delle mille cose da fare e decidere. Attorno a quest'idea abbozzata hanno aderito circa 60 persone ed altre stiamo cercando di coinvolgere. La cirfra teoricamente raccolta è di circa 15.000 euro. Naturalmente questa è una cifra che va integrata con del credito e possibilmente con nuove adesioni. Sarebbe bello riuscire a raggiungere i 25.000 euro finanziati dal basso. Invito tutti a copincollare questa lunga sbrodolata nel proprio blog, oppure di stamparlo e farlo leggere ad amici, conoscenti, amanti, animali da cortile non malati.Se riuscissimo a realizzare quesot progetto credo che leggeremmo articoli sui blog di altro stampo: invece di una grande bolla di cazzoni grafomani di noi si potrà parlare anche come di gente che nella realtà prende e fa cose concrete, progetta diverse economie e sceglie i propri consumi. Grazie.(Jest)                                          

postato da sisternet | categoRia | 12:09 | commenti (1)


mercoledì, febbraio 04, 2004
 

La 27

Pinù ha gli occhi color nocciola. E’ piccola di statura. Ha conservato i lineamenti di quando era bimba. Ha la stessa aria interrogativa nello sguardo limpido della foto, che la ritrae a sei anni con i capelli neri a caschetto, e le braccia intorno ad un fiasco di vino, grande quanto lei. Già, perché a quell’età trascorreva il tempo libero nella trattoria di famiglia, vicino alla stazione, salendo e scendendo dalla cantina, gironzolando nella cucina e in mezzo ai tavoli, o in cortile tra i campi di bocce.

Oggi indossa una vestaglia blu a trapezio con un colletto con ampi bordi tondi e i bottoni di stoffa bianca con dei piccoli non-ti-scordar-di-me stampati. L’ha abbottonata completamente. Sembra un grembiule, le manca quasi il fiocco.

E’seduta sul letto. Le gambe dondolano nel vuoto. Ai piedi dei calzini bianchi. Si studia le unghie smaltate di rosa. Si è fatta anche la chioma color mogano.

[Bisogna essere carine ovunque, anche sotto i ferri…]

Nella stanza sono in tre. Tre anziane donne, tre diverse patologie, tre paure, tre modi differenti di affrontarle. Una porta le cuffie e ascolta musica, cercando di dimenticare il dolore, una parla e un’altra fa dondolare le gambe nel vuoto. I calendari con le foto dei nipotini sui comodini, i numeri che le identificano. Pinù ha il 27. Dice che le piace questo numero, meglio del 16 dello scorso anno.

[sicuramente ti porterà fortuna nella cabala dei chirurghi. E’ un 3 elevato alla terza]

Il tempo si dilata e si attorciglia intorno ai passaggi degli infermieri, ai corpi umani che ritornano ad essere tali, senza fronzoli e imbellettamenti artificiosi. Nel corridoio le voci della televisione, accesa nella stanza collettiva deserta, si mischianoalle chiacchere, e alle risate complici che arrivano dalle stanze.

Ma le stanze delle donne sono le più interessanti, dice Pinù, da grande esperta. Qui la solidarietà femminile rende accogliente lo spazio condiviso, che diventa quasi una grande cucina con le pentole sul fuoco e le donne a raccontarsi sgranando bacelli e spezzando gli ziti.

postato da sisternet | categoRia | 18:50 | commenti


martedì, febbraio 03, 2004
 

Wolf...

- Pronto?

-  Sono Sister-Wolf risolvo problemi. [almeno ci provo]Che c’è?

- “---“

- Ok. Arrivo.
postato da sisternet | categoRia | 16:40 | commenti (2)