Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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lunedì, marzo 29, 2004
 

Vado a rileggere il mio oroscopo...

DISNEY (C)

Ehi Sister sei preoccupata? Ti vedo un po' strana

Ma no! che pensi?! Mi sono svegliata con la sensazione di essere dentro un fotogramma di Fino alla fine del mondo, e toccare i pixel sgranati dei miei sogni. Ho ricevuto telefonate di lavoro ogni mezz'ora, che duravano altrettanto e ognuna era peggiore di quella precedente, ho gestito un gruppo di lavoro disperso in mezza Europa via email, ho evitato una riunione sotto maratona, ho scritto dei testi senza avere dati a supporto ("ma lei scriva che altrimenti poi avete una penale...non si preoccupi che i dati poi glieli diamo") e non ho ancora svolto un punto dell'agenda prevista. Ed è lunedì!

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venerdì, marzo 26, 2004
 

Toc Toc, Toc Toc

Il ciao ciao del picchio che va a far colazione sul tronco al limitare del bosco ha salutato la corsetta dell’alba.

Emozionata e ancora un po’ addormentata ho sorriso.

A dire il vero, del picchio, se ne è accorto il compare di corse.

Dal bosco, ancora senza foglie, arrivavano, a tratti, strani suoni a metà tra il tamburellare e lo sghignazzare.

Un essere vivente che seguiva invisibile i nostri movimenti e sembrava riderne tra sé e sé.

In ufficio colleghina Aambient (esperta in oasi verdi) mi ha spiegato sorridendo paziente che trattavasi di Picchio Verde in preda ad ormoni primaverili. Poi, seria, mi ha guardato fissa negli occhi.

Ho giurato che non parlavamo ad alta voce e che il passo era leggero. Era il Picchio verde a ridacchiare.

Noi…no. Noi.(clicca... e con Tante Scuse!)

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martedì, marzo 23, 2004
 

Tema: Il sangue

I pensieri si affollano nella parte frontale del cervello. Li sento sbattere contro la fronte.[Sono viva]. Forse.Se lo sento così forte. V-i-v-a ripasso il senso della parola.
Se apro gli occhi, forse mi toglierò dal buio totale in cui sono caduta. Gli occhi sono già aperti. Non me ne sono accorta. L’ansia smorza il respiro. Mi fa male. Sbattono le palpebre, per aiutare l’occhio a fissare un punto luminoso, un orizzonte. Qualcosa di caldo entra nei bulbi e sento bruciare. Serrate le palpebre mi strofino il viso con la mano destra. Il braccio funziona. Ancora. Sono coperta d’acqua. [coperta? d’acqua?] passo un dito sulle labbra. Scottano. Sulla lingua l’acqua acquista un sapore dolciastro quasi ferroso. Non è acqua. Ripasso la mano sul viso e mi succhio tutte le dita, ansimando. Sto mangiando il mio sangue. Ora lo so.Continuo a ripetere il gesto spasmodicamente. [Quanti litri avrò perso? Li devo recuperare]
L’altra mano comincia a muoversi da sola. Si strofina su una superficie ruvida, rugosa. Sono orizzontale. Giro la testa lentamente sulla mia destra. Temo ulteriori fuoriuscite, dalla falla che si è aperta in qualche punto. L’occhio sinistro fotografa una riga bianca, dopo qualche secondo il fondo scuro. La mente elabora. Asfalto. Strada. Io sdraiata. Pericolo. Paura. Suoni? Risponde un’assenza ovattata. Ripasso la mano sull’asfalto. Le nocche si sbucciano passaggio dopo passaggio. Dolore lontano. Le porto alle labbra. Gusto amaro e poi il sangue a gocce che esce dalla pelle. La avvicino all’occhio destro e guardo. Graffiata, nodosa, sanguinante e mia. Me la succhio, come fosse il seno di mia madre. Dondolo con la testa ritmicamente. Vorrei rannicchiarmi, ma temo che il resto del corpo non mi segua. Non voglio scoprirlo ora. Immersa nel mio sangue, attendo. Non so cosa. Il buio mi avvolge, il rosso mi ricopre.
Che cosa può accadere? La morte? Sento le labbra schiudersi in un sorriso.
[ah, se fosse così. Calda. Rossa. Protettiva]






postato da sisternet | categoRia | 19:35 | commenti (12)
 

Fil Rouge
[negli occhi, Dolls di Takeshi Kitano e Icaro di Moebius e Jiro Taniguchi]
Come fare per tenerti accanto a me? Un filo rosso ci univa. L’ho spezzato, lo ricomporrò. Era un filo interiore che avvolgeva i nostri sguardi, i nostri gesti unendone i desideri. Era talmente naturale da apparire ovvio. Sciocco abbandonarlo, come in un ripetitivo gioco infantile, che si spera rimanga immutabile, sfidando le logiche terrene come i vestiti degli imperatori nei secoli.. Vedrai, ricostruiremo il tessuto dei nostri giorni, i sorrisi, le prime incomprensioni. E’ follia? Facciamolo credere al mondo intero. Ritagliamo una corda di seta rossa. Vedrai amore mio, sarà bellissimo. Fidati di me. Ma tu fuggi in una danza verso il nulla. Ti riprendo al volo.Ora è solo una catena, d’amore.
Siamo viaggiatori di un’altra dimensione. Tutto ci è estraneo, tranne questo filo rosso che si rinforza di giorno in giorno, di stagione in stagione. Il mondo gira, il tempo scorre. Il filo si ingrossa, si torce, diventa una cima, che trasciniamo lentamente. Il marinaio ci ha guardato storcendo lo sguardo, la cima riannodata si spezzerà nella tempesta Il monaco ha abbassato la testa, ogni azione è compiuta solo se le sue conseguenze hanno svolgimento.
Siamo due fantasmi erranti, due viandanti senza meta. Ormai vita e morte hanno lo stesso sapore vitreo, un colore che interseca di rosso i nostri vestiti, che entra negli sguardi di chi ci incontra. Non saremo come Orfeo ed Euridice, separati. Questo filo rosso ci terrà uniti. Ora i tuoi occhi nei miei: hai compreso. Non ci perderemo più. Non ti perderò.





postato da sisternet | categoRia | 19:34 | commenti (2)
 
Sopra inserisco quello che avevo inviato a dreamsequence.splinder.it. L'esperienza si è conclusa e io mi sono divertita a seguire il flusso delle emozioni.
postato da sisternet | categoRia | 19:33 | commenti
 

CripTon

Mi guarda con un occhio e con l'altro continua a seguire il profilo della strada. E' notte, siamo in auto. Le conversazioni ridanciane lasciano il posto ad un tono più confidenziale.

Improvvisamente chiede “Perché nel blog non parli di una parte di te? Sei criptica”

 

Ci ho pensato a lungo, profondamente interrogata dalle assenze o dalle omissioni. In realtà, io sono qui tra le pieghe delle parole, nei raccontini, nei quadretti quotidiani.

Chi mi conosce, coloro con i quali sono in sintonia, al di là dei modi e dei tempi di conoscenza, intuiscono. Sul resto, non detto, non ho semplicemente parole, forse qualche fantasma.

 

Ho ripreso in questi giorni di soggiorno a Salecina un libro che amo e che leggo e rileggo, perché riconosco i movimenti interiori, che sono gli stessi che mi muovono. L’autrice è Elena Ferrante, il libro Frantumaglia, Edizioni E/O. Ha scritto L’Amore molesto e poi I giorni dell’abbandono. Frantumaglia è un saggio di conversazioni, interviste, lettere che narrano come la scrittrice si muova rispetto ai movimenti creativi che la spingono a scrivere. L’amore per la scrittura e le parole è elemento comune, al di là degli esiti, delle scelte e della capacità, che non mi appartengono.

Ah, dimenticavo, Elena Ferrante è uno pseudonimo.

 

Si legge nelle “Risposte alle domande di Stefania Scateni”:

Scateni: I giorni dell’Abbandono descrive un momento terribile della vita di una donna e lo fa con una sincerità cruda, specialmente nei confronti della protagonista. Crede che il suo “anonimato” sia stato d’aiuto?

Ferrante: Non so. Ho avuto sempre la tendenza a separare la vita di tutti i giorni dallo scrivere. Per tollerare l’esistenza, mentiamo e soprattutto ci mentiamo. A volte ci raccontiamo favole belle, a volte ci diciamo bugie meschine. Le menzogne ci proteggono, attenuano il dolore, ci permettono di evitare lo spavento di riflettere sul serio, annacquano gli orrori del nostro tempo, ci salvano persino da noi stessi. Invece quando si scrive non bisogna mai mentire. Nella finzione letteraria è necessario essere sinceri fino all’insostenibile, pena la vacuità delle pagine. E’ probabile che separare nettamente ciò che siamo nella vita da ciò che siamo quando scriviamo aiuti a tenere a bada l’autocensura.

(…)

Scateni: (…) Che cosa pensa dell’amore?

Ferrante: Il bisogno d’amore è l’esperienza centrale della nostra esistenza. Per quanto possa sembrare insensato ci sentiamo veramente vivi quando abbiamo un dardo nel fianco che ci trasciniamo dietro notte e giorno, ovunque andiamo. Il bisogno di amore spazza via ogni altro bisogno e d’altra parte motiva tutte le nostre azioni.(…)

postato da sisternet | categoRia | 19:28 | commenti (2)


sabato, marzo 20, 2004
 

Con un Perché…? infilatomi nel taschino ieri sera

e che ronza ronza

Due lavori svolti su tre

Di cui uno vale quanto una psicoterapia di anni

Un diretto sul naso a Valium

Vado a sgambettare sulla neve

Nella mia beauty farm preferita...qui

 

postato da sisternet | categoRia | 15:41 | commenti (6)


giovedì, marzo 18, 2004
 

Fili Nascosti

Quando non corro di giorno, di notte, nel sonno, sogno di sgambettare per la città. Capita anche che si trasformi in un incubo in cui corro, al rallentatore, come se i muscoli intorpiditi facessero resistenza a se stessi. Mi sveglio con il mal distomaco e l'imperativo categorico "Corri!" Avrò la mente collegata direttamente con l'astinenza dei quadricipiti femorali...

postato da sisternet | categoRia | 15:44 | commenti (7)


mercoledì, marzo 17, 2004
 

Ore 17.20

Sono in ritardo, sono in ritardo, sono in ritardo. La visita medico-sportiva è stata fissata alle 18.00 in un centro in mezzo ai bricchi e la segretaria mi ha detto che ci dovrei impiegare almeno un'ora. Guardo la mappa. Non mi sembra così distante. L'importante è stare calma.

Fatto1: sono in auto

Fatto2: il traffico non è intensissimo

Adesso faccio anche la gentile e faccio passare la macchinina che esce dalla stazione di servizio.

Guardo il conducente, che ringrazia. Mi ricorda qualcuno. Ma no! Oddio è Memo Remigi! E' proprio lui! Ma quanti anni ha? Orpo adesso che faccio? Lo considero un segno positivo?

Boh.

Arrivo al centro. Sono quasi in orario. Prima di me ragazzini di una squadra di calcio. Mi rilasso.

Compilo l’anamnesi.

[quando ho fatto la varicella? Come è stato il parto con il quale sono venuta al mondo? Invento]

Tocca a me.

Spogliata. Peso, lunghezza

[non facevo una visita così da quando andavo dal pediatra…adesso mi darà una caramella?]

- Ora respira e soffia qui.

[lo so mi dirà che non sono idonea…anni fa non riuscivo a spostare neanche una pallina della macchinetta che davano in ospedale a chi doveva fare esercizi per il recupero post-operatorio]

Respiro con il naso

- No. Guarda che devi mettere la molletta sul naso

- E…mi sembrava troppo facile…scusa ma adesso come faccio a respirare?

- Con la bocca…

Mi viene da ridere. Le vocine interiori mi danno dell’inetta. Hanno pure ragione, ma ora non è il momento di ascoltarle troppo.

[concentrati! Su dai]

Chiudo gli occhi e penso di essere a yoga. 1-2-3 respiro e butto fuori.

- Brava!

- Davvero?

Il resto è una pedalata con le placchette che misurano il battito cardiaco, in condizioni di seminudità. Ho dato il meglio.

[ffiuff non hai neanche il soffio al cuore]

Il dottore è divertito. Le mie paranoie ipocondriache stanno facendo le valigie.

Ciao ciao. Ciao ciao.

[Ma quanti anni ha Memo Remigi?]
postato da sisternet | categoRia | 11:11 | commenti (5)


venerdì, marzo 12, 2004
 

PAURA, FIFA

La soglia della paura si abbassa, quando le fonti, che la provocano, diventano parte naturale del paesaggio quotidiano.

Di fronte alla notizia di Madrid è dolore profondo, ma anche paura sorda. Non vorrei abituarmi a mettere in agenda possibili incontri con dinamite e affini nel mio gironzolare per città e nazioni.

Ora faccio un respiro lungo e volo via.

postato da sisternet | categoRia | 13:01 | commenti (5)


giovedì, marzo 11, 2004
 

Oggi cuore, mente e i ricordi del 02 agosto 1980...

reuters
E la stessa domanda di ventiquattro anni fa: Perché?
Silenzio...
postato da sisternet | categoRia | 22:07 | commenti (1)
 

Oggi il mio corpo...

 

-Oggi corri?

-Certo. Perché?

[Se il meteo prosegue così, mi iscrivo alla maratona di Katmandu.]

postato da sisternet | categoRia | 21:55 | commenti (1)


martedì, marzo 09, 2004
 

TUTTO TORNA...

Sono commossa...Frattaglie é riuscita ad avere il testo della migliore canzone del Festival. Comunque sotto c'é lo zampino di quel genio di Rocco Tanica!

postato da sisternet | categoRia | 16:48 | commenti (2)


lunedì, marzo 08, 2004
 

Tibet 1992

E’ sera. Heidi, un’antropologa di origini austriache, è seduta in mezzo al gruppo di donne del villaggio. Questa sera a turno ciascuna racconterà un favola, un racconto. Tocca a lei. Racconta la fiaba di Pelle d’Asino, che viaggia per monti e per mari fino a che trova il principe. Le donne ridacchiano tra di loro. Lei non capisce. Poi una di loro le dice:” Ma scusa perché la ragazza va in cerca del principe? Lo conosceva?” “No” risponde Heidi. E loro ridono di più.

Heidi si rende conto che è vero. Noi donne occidentali siamo buffe, se una donna di altri mondi ci guarda con il proprio sguardo.

Dedicato ai nostri princìpi-ni…

Per Sisternet l’otto marzo è un compleanno, un appuntamento rituale per fare il punto della situazione, di come stiamo incidendo sull’immaginario sociale, mutandone i contorni, i tabù, cambiando lentamente e quotidianamente le percezioni del vivere.

Non si tratta più dell’emancipazione. Il discorso si è fatto sottile e complesso.

Tralasciando i rapporti con il mondo maschile, è proprio nel mondo femminile, nelle relazioni che tessiamo con le altre e con noi stesse, che passa la nuova rivoluzione.

Negli uffici ci si impegna a creare sinergie con le altre donne, tentando di eliminare tra di noi il senso di carrierismo e di cannibalismo, che assorbono energie e irrigidiscono i rapporti.

La vita affettiva e di relazione è inventare uno stare insieme all’altro, che non può più prendere riferimento dalle generazioni precedenti. Le nostre esistenze sono precarie, ci spostiamo con case e vite da un luogo all’altro, ma poi vorremmo condividere con i compagni (o le compagne) le organizzazioni quotidiane, mantenere i nostri lavori faticosamente conquistati, vorremmo continuare ad amare. Poche delle nostre madri avevano simili velleità tutte insieme.

Poi c’è il confronto con la scelta della maternità fisica, e della maternità creativa, che finalmente togliamo dall’ombra, per dirlo a voce alta, senza il timore di esser considerate dei mostri o delle sciocche. Creare una vita ha un valore ed un carico che scuote certezze e visioni, non è solo colorato di rosa, ma anche di paure, di ombre e indecisioni, fino a vere e proprie negazioni. Creare progetti, scrivere, inventarsi nuovi percorsi d’espressione è un altro gesto possibile per realizzare il senso del materno. E’ altro dal procreare, ma è ugualmente denso di vita.

Infine c’e’ il guardare alle interpretazioni dell’essere donna in altre culture. Donne straniere, che con la loro esistenza ed i loro saperi, ci interrogano costantemente sul senso del nostro esser donne occidentali. E se ci sentiamo osservate nel nostro nevrotico modo di vivere, forse vale la pena di fermarci e ridere, perché viste da fuori un po’ buffe lo siamo davvero.

 

Tutte le Vignette sono tratte dal geniale sito di Patcarra

postato da sisternet | categoRia | 11:08 | commenti (4)


domenica, marzo 07, 2004
 

Oggi sono uscita alle 8.00 per spostare la Geniale prima che la multassero. La città era avvolta nella nebbia. Sono tornata, mi sono sdraiata sul futon a meditare il percorso che avrei dovuto seguire per due ore e mezza. Con la nebbia correre sulle strade era improponibile.

Un’ora dopo ho preso atto che la meditazione era stata molto profonda ma proficua: ero rientrata in un sogno avevo sistemato un paio di cose, incontrato qualcuno e chiuso la porta dell’inconscio. Mi sono ritrovata sputata fuori nella domenica mattina. Così, oplà.

La Geniale mi ha accompagnato al limitare del bosco sulle pendici della montagna. Nebbia, i residui della neve ovunque. Sono partita. Il profumo delle conifere, poi il maneggio, quindi le foglie umide. Ad ogni passo, ad ogni respiro le sensazioni negative della settimana se ne andavano, spazzate via.

Il sentiero si è fatto melmoso, quindi nevoso. Facevo fatica ad ogni diramazione a scegliere verso quale direzione andare. Mi sono sentita Pollicino. Sono arrivata dove non ero mai stata. Sola. Felice. Io e gli alberi. Nient’altro. Prima o poi avrei incrociato una vecchina fuori dalla casina fatta di marzapane e cioccolato. Nella nebbia che avvolgeva i contorni degli alberi, con il naso all’insù per vedere i raggi di sole che avevano trafitto nubi e rami, sono arrivata a ridosso di un sentiero quasi a dirupo. Ho superato la boa, invertito la rotta e messo la prua verso il cemento della città. Solo allora mi sono ricordata del cronometro. E ne ho sorriso.

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sabato, marzo 06, 2004
 

 

THE WINNER IS...

Finalmente il testo verità vince...ovvero

Le Wooden Chiks (WC) a Sanremo con il motivetto
"Siamo gagliarde tope dalle vedute strette"


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venerdì, marzo 05, 2004
 

 

Posso chiedere un repeat del lato A della settimana?

Esaltante direi.

Progetti, creatività, incontri.

Ne vale la pena.

Il lato B? Ve lo rendo.

Secondo me avete sbagliato, era sì per Vip-sister, ma quella super, sì mia sorella SuperSister.

Lei regge qualsiasi cosa, io un po’ meno…

 

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mercoledì, marzo 03, 2004
 

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QUIZ TELEVISIVO

"Quale è il più elevato stato di felicità per i buddisti?"

La concorrente non ha dubbi.

“L’orgasmo!”

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martedì, marzo 02, 2004
 
     
 

Oggi è stato un bel risveglio.

All’alba, quaranta minuti di corsa. Ho visto sorgere il sole sui monti.

L’aria tersa e gelida. Poi una lapide su una casa mi ha attirato. Ed è stata la scoperta.

Ho trovato dove è nato l’inventore della Traction Avant, della 2CV, della DS di Jean Gabin

Ed è risalito a galla l’amore per le forme, per la creatività, per le vite scelte e per le sfide.
postato da sisternet | categoRia | 11:12 | commenti (6)