Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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mercoledì, aprile 28, 2004
 

 Bat-Factory ore 19:00

Esco dalla navicella spaziale. La voce di Mr. Maldini, con cui ho lavorato tutto il giorno, mi arriva come un’onda: “ ehi, se mi dai un po’ della tua grinta in questi giorni…non ne ho più”

Sorrido e mi inorgoglisco.

“Certo”.

Solo due giorni fa ero piegata in due, immersa in montagne di forse, ma, bah e assenze di senso. Oggi in università mi hanno proposto un progetto per i prossimi tre anni, su energia innovativa, ho dato qualche idea ritagliata su di me; ho risposto ad un docente universitario del Nord Est, che mi chiedeva spiegazioni su un paper scritto un anno fa.

Mmmm e tutto “solo” perché ho preso a cazzotti meditati un pezzo di legno.

Scusate torno ad allenarmi.

Vostra Black Mamba

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lunedì, aprile 26, 2004
 

Scusate, ma...

Lo so che sono un po' monotona, ma oggi sono andata a dragare i tempi intermedi della maratona... sono partita alle 09:06. Fate un po' voi...

Ora vado a prendere altre ispirazioni per la settimana da Kill Bill vol2... ciao ciao

 

km 10 10:04:31 27446e
km 21,1 11:16:11 28258e
km 30 12:17:23 27966e
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venerdì, aprile 23, 2004
 

Una settimana tosta. In un clic.

Frastornata dagli eventi. Felice e impaurita come un aquilone che sta per spiccare il volo con il vento che arriva a raffiche. Tengo le maniglie fermamente, ma le direzioni sono difficili da scegliere. Lo vedo salire e poi mi viene fifa. Al primo colpo del vento, faccio resistenza e provo a farlo scendere. Invece va. Va via. Tenere l'aquilone teso mi porta a fare una danza ancestrale. Oscillo, mi accartoccio verso terra, tendo le braccia o tiro le maniglie a me. Su e giù. Di lato. A testa in su a guardare il cielo e le nuvole che scorrono. Poi di colpo, c'é un vuoto, una sacca inaspettata e scende a picco sulla spiaggia. Passo minuti a raccogliere pezzi sparsi, a riavvolgere i fili. Il vento risale e avverto di nuovo la tensione e il desiderio di provarci. [Ma se poi lo perdessi?] Ci provo o no? Il tentennamento mi rallenta e mi fa aspettare un momento migliore, che non arriva. L'aquilone si riempe d'aria. Freme. Se non lo faccio decollare, se ne andrà per conto suo. Lo so. Ci provo. Cade dopo un rantolo, a pochi metri. Mi sento persa. Non so che fare. Mi ritrovo accovacciata, seduta sui talloni, come da piccola. Medito sul da farsi. Voglio provarci. Mi muovo e via. Riprende a salire velocemenente con il filo che scorre e non riesce a starci dietro. Fra poco si riapriranno le danze per mantenerlo in alto. Per ora, lo guardo svolazzare lassù in alto.

postato da sisternet | categoRia | 16:21 | commenti


lunedì, aprile 19, 2004
 

Ufficio ore 14.30

Combattuto contro il drago 1:0 per me.

Ufficio ore 16.00

Secondo giro del torneo 1:1 pari

Ufficio ore 17.30

Finalissima – 2:1 Vinto

Portato a casa: condizioni contratto accettabili, chiarimenti su mia professionalità, smontaggio situazione ambigua con il resto delle donzelle-baracuda.

Ora esco e con i soldi che non ho, mi faccio un regalone

postato da sisternet | categoRia | 18:11 | commenti (10)
 

by Mattia Paganelli

La più bella del Weekend

Sfondo: "vernice" a Genova, bella e divertente [andate a farci un giro, anche virtuale]. Bevendo vino, tra campetti di calcio reinventati dalla mano e dall'occhio dell'artista, un tizio, appena conosciuto, si avvicina e inizia a chiacchierare del tempo, delle città e così via.

"Sai a me Milano non piace molto. E' una città a denti stretti. Lo capisci dai tramezzini. - e fa l'imitazione - Invece bisognerebbe andare a Venezia, starci. Lì arrivi e trovi i tramezzini che ti sorridono, tanto sono farciti" - e con un sospirone - "E' un'altra cultura."

postato da sisternet | categoRia | 11:34 | commenti (4)


venerdì, aprile 16, 2004
 

 

Ed ora via alle danze.Si decanta la settimana!

postato da sisternet | categoRia | 18:55 | commenti (1)
 

"Sembra una tramvata, ma pensa che è un'opportunità..."

il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa
il mio nemico non ha divisa
ama le armi ma non le usa
nella fondina tiene le carte visa
e quando uccide non chiede scusa (...)

Daniele Silvestri, il mio nemico

E' da ieri che mi rimbalzano dentro queste parole. L'opportunità dietro la tramvata è un classico del capo che sta per sferrare un cazzotto, ma ti dice che in fondo lo sta facendo per te, per il tuo avvenire e per darti la possibilità di esprimerti al meglio. Tutto vero, se solo non nascondesse un motivo economico e il giochino di demolire le professionalità altrui per far spazio ai conti che non tornano, perché i clienti non sono così numerosi, ma non ce lo si vuole dire.

Le parole di Silvestri invece contengono una dedica e un pensiero ricorrente. Colleghina Valium ha svolto un lavoretto che ricorda il lento e continuo massaggio che l’acqua fa sulle rocce. Le rocce, nel mio caso, sono le sinapsi del mio capo e della neo-collega Aaambient. Di colpo, in mezza giornata, sono passata da essere un riferimento interno dal punto di vista dell'organizzazione, a causa di "disagio".

Ora, le vorrei consigliare di entrare nella security di una compagnia petrolifera, di una di quelle che inviano personcine come lei a “convincere” villaggi a far posto ad oleodotti o a pozzi. Le verrebbe bene. Il sorriso stampato sulle labbra mentre pugnala (per caso, è ovvio) qualcuno, oppure brucia qualche casa (così per dimostrazione).

In soldini. Io, da maggio, passerò da collaboratrice (partita IVA sia chiaro, faccio parte del mondo dei consulenti detti anche precari di lusso) con un fisso mensile, a partner, pagata a progetto. Già da tempo, visto che la ragazzina è palese nelle sue manovre, avevo preso le mie precauzioni. Ciò vuol dire ritrasformarmi in qualcosa di nuovo…non so ancora bene cosa, ma solo per due giorni alla settimana. Fffiuff. E cara Valium, vaffanc...






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martedì, aprile 13, 2004
 

giappone a vienna sushimania ITALIA IN GIAPPONE giappone GIAPPONE courtesy of©Fondazione Italia Giappone

E' stata una Pasquetta magnifica. Erano anni che non trascorrevo un lunedì pasquale così. In giro per musei e vineria con molte chiacchiere, qualche confidenza e un divertimento dolce e condiviso. Mi sono divertita e rilassata. Chissà perché, sulla strada del ritorno, ho pensato che l'immagine che rappresentava quel momento poteva essere solo un ciliegio in fiore. Mi è sembrato, addirittura, di avvertirne il profumo.Già.

postato da sisternet | categoRia | 16:01 | commenti (5)
 

Tribù o famiglia?

Bergonzoni, in un’intervista, diceva che per lui esiste la famiglia dei legami di sangue e poi una famiglia naturale che si era creato, e dove si sentiva “a casa”. Un luogo e delle relazioni che gli consentivano di essere ciò che è, senza paraventi, senza scorciatoie.

Io mi sento così. Ho una famiglia d’origine, vasta. Sono per loro un po’ strana. Loro sono per me in un’altra dimensione. Ci vogliamo molto bene, ma ci guardiamo come da dietro delle finestre invisibili. Poi ho una tribù di riferimento, dove sono a casa. Sono. Parlo di me. Mi sento a mio agio. Me la sono creata e muta forma e consistenza nel tempo. Mi piace.

Oggi ho saputo di una tragedia pesante. E’ accaduta ad una nuova amichetta della tribù. Lei ha una famiglia presente, avvolgente. Di fronte ai dolori senza parole, come questo, faccio un respiro profondo e poi mi ci butto dentro, come davanti ad un’enorme onda-cavallone al mare. Mi sono chiesta che valore possa avere per lei un messaggio esterno alla sua famiglia. Non so. E’ solo un prendersi per mano. Nella mia tribù si parla schiettamente, forse troppo. Lo avrei preferito. Sarebbe stato più duro, ma anche più trasparente. Non amo ritrovarmi dietro una finestra anche qui.
postato da sisternet | categoRia | 15:11 | commenti (2)


sabato, aprile 10, 2004
 

Dedicato a chi va a fare la spesa oggi... Io ci vado ora Ciao!

Scusi come si chiama quello?

Supermercato con la S ssibilante, sabato del carnevale ambrosiano, ore 20.30 passate. Entro in volata, agguanto il cestino giallo, ricordandomi all’ultimo secondo che hanno cambiato l’impugnatura. L’hanno modificata da almeno un anno, ma il mio cervello è un tipo tradizionalista. Così sono costretta a metter in sintonia sguardo e movimento della mano prima di sfracellarmi sulla colonna di cestini. Mi guardo in giro, è vuoto o quasi. Sospiro di sollievo. Mi avvicino al bancone della salumeria. Il gruppo multi-genere dei salumieri è contento. Sorridono. Sono sollevata. Di solito, a ridosso dell’orario di chiusura, i clienti tardivi non sono considerati bene.

Più che sorridere, direi che si divertono.

[Beati loro]

Siamo in due al bancone. L’altra è poco più alta di me, quaranta anni passati, magrolina, capelli lunghi e biondicci, il nero del cappotto lungo l’avvolge.

La voce, la sua voce mi colpisce.

“Ecco mi dia quello…sì quello lì. Come si chiama?”

E’ stridula e dolce allo stesso tempo.

“Parma, signora”

“E quello?”

Direi roca e scivolosamente languida.

“San Daniele”

Continua.

“E quello?”

“Quello è un Parma al fiocco”

Sottovoce cantilena qualcosa.

“Fiocco, fiocco. Mi piace il nome. Mi dia quello!”

[Questa è scema!]

Mi giro per guardarla meglio.

Ha posato il piede sulla griglia sotto il bancone. La mano destra appoggiata sulla coscia. Sembra Calamity Jane che fa la spesa al mercato.

[ma il cavallo dove l’avrà lasciato?]

“Amore che cosa vuoi per questa sera?”

La frase urlata e penetrante percorre il reparto della verdura e si va a infrangere contro Amore, che arriva trotterellando con il sacchetto del pane per strusciare il suo metro e ottanta contro di lei. Temo una dichiarazione sui gusti per la serata. Glieli sussurra in un orecchio. Risate a testa all’indietro, baci sul collo, come nei migliori film hollywoodiani con le dive stile “Il viale del tramonto”.

Ci sono occasioni in cui riesco ad estraniarmi come se fossi nata in un monastero tibetano.

Respiro profondamente e fisso negli occhi la ricotta passata al forno.

Oggi, però, non funziona.

Alzo lo sguardo implorante il servizio di qualcuno. Ora.

La ragazza, dall’altra parte del banco, ha gli occhi, le orecchie che ridono, non potendo la bocca che emettere uno striminzito: “Desidera?”

“Crudo. Di Parma. Al fiocco.”

“E’ al taglio… - e sottovoce con lo stesso tono – questa sera ci divertiamo”

“mmm vedo.”

“L’ha notata anche lei?”

[siamo in due, non in cinquanta]

“Sì. Strana.”

“Già strana”

E ride. Dalla cucina al bancone è un andirivieni continuo. Mai vista tanta gente che porta pezzi di prosciutto, salami, coppe. Avanti e indietro. Si intravedono, oltre la porta, piegati in due a sghignazzare.

“Un etto, vero?”

Annuisco e mi giro. La tizia è passata ad occuparsi delle insalate di mare. Lui è scomparso.

“Altro?”

“No Grazie”

“Come fa a non accorgersi?”

[non capisco, no intiendo, I don’t understand]

“No dico, come fa a non accorgersi? Dai una se ne accorge, che esce senza…”

Mi volto. E vedo. Vedo che a Calamity, invece del cinturone, penzola dalla cintola il reggiseno in pizzo bianco. Così, sganciato, libero sopra tutto quel nero del jeans e del cappotto aperto, brilla sotto le luci al neon.

Sorrido divertita. La sua voce orgasmica sta ordinando dei formaggi.

La mia mente corre a mezz’ora prima. Mi sembra di vederli.

Il parcheggio dell’S sibilante e ingannevolmente strisciante, di sera, illuminato dalla luna, è il paradiso perduto dell’amore primordiale, è una prateria sconfinata, è una pineta che protegge e suscita desideri. L’auto si ferma nell’apposito spazio. Lei prende la borsa di corsa.

“Il supermercato chiude tra pochi minuti, facciamo in fretta.”

“No, facciamolo, in fretta.”

“Amooreeee,  ma che cosa v…”

 

postato da sisternet | categoRia | 14:47 | commenti (3)
 

Comunicazione di servizio: ripreso gli allenamenti.

Ora ,cercasi Personal Yogi.

 

postato da sisternet | categoRia | 14:40 | commenti


mercoledì, aprile 07, 2004
 

“Ogni chicco di riso contiene otto divinità”

Abbandono per un attimo le bacchette e lo guardo. I grandi occhi marroni sembrano stupiti. Sto finendo la ciotola di riso, che ha accompagnato una stupenda anguilla alla giapponese. La mia mente sta fissando nella memoria il sapore torbato dei minuscoli pezzi di anguilla affumicata, di quella grigliata che nascondeva una montagna di riso, del daikon in agrodolce. Accarezzo il bicchiere di Sauvignon blanc che ha accompagnato la cena in rue Saint Honoré.

Ripete, spiegando che i bambini giapponesi così non lasciano nulla nel piatto, ma i miei pensieri sono oltre. Si stanno rincorrendo e giocano tra loro.

Vivere la maratona è stato come gustare un piatto fatto di mille sapori, di mille colori. E’ vero è solo un chicco di riso, ma contiene otto preziose scoperte, almeno otto rivelazioni. Direi quasi otto divinità.

Il flusso dei pensieri

Corri corri,attenta attenta mangia ora mangia poi bevi acqua uvetta ecco arancia una, due fette ora corri via uno due uno due. Quale era il chilometro segnalato? A quando il prossimo? Uno due uno due corri corri il fiato c’e’ via piano i palloncini rosa sono lì. Attaccata a Stephane dai capelli rosa. Stacci dietro. Uno due uno due. Corri corri. Ma chi te lo fa fare? Sei sicura di farcela? Sono brava sono brava ora respiro concentrazione fuori la fatica fuori da me. Sono nel movimento, sono nei piedi nelle gambe uno due uno due respiro respiro mangia mangia bevi bevi pipì pipì ora ricomincia su da brava corri corri rallenta piano nuovo ritmo ce la fai ce la fai aspetta non farti fregare dalle vocine bastarde ultimo chilometro (oddio ma i cartelli segnavano i chilometri fatti o quelli ancora da percorrere?) corri corri concentrati corri aaarrrivooooo [mi sono sempre che cosa si pensa mentre si corre così tanto…ora lo so. E sono felice]

I supporter

Vorrei conoscere mamma BriBri di provenienza norvegese. I figli e il compagno uscivano dai metro ad ogni cinque-sei chilometri. Quando li ho rivisti la seconda volta, ho pensato di avere le allucinazioni. Dopo la terza è stato un appuntamento. I miei supporter invece, li attendevo al 25° chilometro. Lì, anche il senso del vedere i visi conosciuti ha giocato uno scherzo. Ho pensato di non averli visti. Ho passato qualche chilometro a far passare i volti di quelli che incorniciavano il percorso. Li ho trovati al 30°. Mi sembrava di avere raggiunto il primo traguardo che mi ero prefissa. Li ho salutati. Poi mi sono voltata dopo qualche metro a imprimermi bene i loro volti. I loro sguardi sorridenti mi hanno accompagnato per qualche chilometro ancora. Questo insieme al pensiero di come il mio sogno sia stato curato anche con le marmellate, il regalo di una cioccolata al the verde e con montagne di pasta e patate. E sono felice.

La mente

Memorizza informazioni impazzita da tanti stimoli, ne rilascia solo alcune elementari. La quantità è tale che di notte, domenica, chiudo gli occhi e sogno, ripasso alcune parti della gara, rivedo dei volti, delle scene. Il tracciato altimetrico, insieme alla mappa si snocciola mentre si corre. Basta un nulla e la mente va via. Al 20° chilometro, al rientro dal bosco di Vencennes, dove abbiamo percorso una decina di chilometri, avverto la crisi mentale di chi non ha mai superato i trenta chilometri in vita sua. Ho paura. Sana fifa. Rallento e sento una mano che mi si appoggia alla schiena “Allez allez” . E'un uomo canuto. Sorrido e riprendo. La mente beve continuamente tutto. Immagini. Suoni, profumi. Immagazzina, ma non rielabora. Non ce la fa. Al 36° chilometro, al Bois di Boulogne, il percorso segue un tracciato come una biscia flessuosa, fa un'inversione e mi vedo vicinissima a quelli che sono avanti due chilometri rispetto a me. Riconosco il palloncino rosa di Stephane, la mia guida. Basta. Non riesco più a innescare pensieri positivi. Mi abbatto su me stessa. La voce bastarda grida vittoria. Riduco il ritmo ad una camminata. Poi mi riprendo a poco a poco. Prendo a cazzotti la vocina ed esco dal tunnel mentale. Continuo a ripetermi “Voglio vedere anche io le stelle da vicino” (citazione da Gattaca). E sono felice della nuova rinascita.

Il corpo

Della maratona mi facevano paura le cronache del giorno dopo. Quell’incapacità di muoversi dopo l’arrivo.

Quando ho tagliato il traguardo mi sono guardata le gambe indolenzite. Il muscolo del polpaccio sinistro era talmente contratto, che sopra la caviglia, rientrava in una conca. Ho fatto strecthing, ma l’effetto è stato nullo. Allora sono entrata, dopo una fila lunghissima, in un tendone a farmi fare un massaggio rilassante. Almeno un centocinquanta maratoneti sdraiati a farsi manipolare o risistemare piedi squarciati. Mi sono venuti in mente gli ospedali da campo. Ovunque il profumo dell’olio all’arnica. Odore intenso sopra il senso di sudore e di desiderio di lasciarsi andare, di perdersi in un sonno dissipatore. Le mie giovani massaggiatrici ridacchiavano e mi hanno sistemato in un quarto d’ora. Ho continuato a casa. Sul metrò ho ingurgitato una pozione magica, che gli altri hanno guardato ironici. Arrivata, mi sono spogliata per fare la doccia. La pelle era coperta di sale. La parte alta del torace piena di abrasioni dove il reggiseno creava delle frizioni. I cerotti hanno funzionato, ma non potevo ricoprirmi completamente. Non ho avvertito nulla. Nessun dolore. Ero così concentrata?

Ora non ho dolori articolari. Non avverto dolori muscolari. Poco l'acido depositato e che si è sciolto in una manciata di ore. Sono solo un poco più stanca del normale. E sono felice.

Gli zombies

Alla partenza un uomo sui sessant’anni scivola su una maglietta. Si rialza sanguinante dal sopracciglio. Inizia a correre. Un uomo-palloncino gli allunga uno straccio raccolto per asciugarsi. Sarà il primo di una serie di zombies. Al 34° chilometro il primo corridore a terra viene portato via in barella. Poi ci sono quelli che zoppicano fortemente, chi riporta ammaccature fresche. Una donna che, con un attacco di dissenteria, corre piagnucolando con rivoletti che scendono lungo le gambe.

Una donna inglese ride di gusto sentendo qualcosa alla radio. Chi piange. Chi ride. Chi chiacchiera. E sono felice.

Gli sfondi

Paris Paris Paris. Ho visto in quattro ore quello che da essere umano non avevo visto in quindici giorni di permanenza. I primi chilometri sono imperiali ed imperiosi. L’Arco di Trionfo, gli Champs Elysées, i Boulevard, Rue de Rivoli Il Louvre fino alla Bastiglia. Poi si inizia a scendere ad uscire verso il Bois des Vencennes. Ecco il Museo d’Oceania dove veniva Gaughin a trovare ispirazione. I boschi cittadini e poi il rientro sul lungo Senna.

– Chi ci crede che quest’estate c’era la sabbia e le spiagge con i campi da bocce?

E poi i tunnel e all’uscita la mole della Torre Eiffel che diventa sempre più grande. Riconosco il Trocadero e poi parto verso la parte più studiata e meno vissuta per entrare nel Bois de Boulogne, piatto con i laghi e i percorsi tortuosi e privi d’ombre. Mi sembra che le immagini mi si stampino dentro. E sono felice.

La gente intorno

Dio mio, ma quanti siamo? Ho quasi sempre corso da sola, o al massimo in due o tre. Non ci sono abituata. Davanti, dietro, ovunque. Mi ci abituo dopo una decina di chilometri. Trovo un vichingo giovanissimo, che seguo trotterellandogli qualche passo dietro. Lo perdo al primo posto di rifornimento. Il percorso prevede un tratto sul lungo-Senna. Fuori e dentro i tunnel bui, che tolgono e spezzano il ritmo dello sguardo, del respiro. Mi fa compagnia un personaggio di età indefinibile in bermuda e giubbino di cotone da passeggio. Ci diamo delle spinte morali. Si ferma e riparte come una molla. Una. Due. Tre volte. Non lo vedrò più. Al 38° chilometro mi ritrovo con uno dei ragazzi con i quali ero partita. Passa un altro del gruppo. Ci vede, ma va oltre. Noi due ci sosteniamo a vicenda e tagliamo il traguardo nello stesso momento. E sono felice.

I tempi

Il tempo finale è stato di 4ore e 51 minuti. I primi dieci chilometri in un’ora, i primi trenta chilometri in 3 ore e 20. Dal 36° chilometro in poi, la mente mi ha mandato a 'ffanculo. Ci ho messo quasi quarantacinque minuti a tirarmi fuori. Ora lo so.

E sono F-E-L-I-C-E.

[grazie grazie ai preziosi consigli di Doug, anche quando mi sono infortunata, e alla sua visione della corsa a perdifiato senza altri traguardi che il divertirsi e prender gusto dalle cose che avvengono; ai consigli paterni del compare di corse; a stardance che ha messo in comune tutto tutto sulla maratona di Roma; alle amiche che mi hanno sostenuto con cene sorridendo e dicendo “sei malata” e che ultimamente dicono di me che mi doppo con il cibo; a chi ha riconosciuto in me la parte della biologa of feelings, che in maratona ha dato il meglio di sè; al poeta che mi ha accudito ed ha accolto i miei sogni]
postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 18:40 | commenti (8)


lunedì, aprile 05, 2004
 

Una cartolina da Paris 2004

ce l'ho fatta!!! diverse maratone corse insieme. da sister, da wondersister, da piccola-sister, da sister-atleta. Mille sensazioni e mille emozioni che si sono accavallate nei sogni di questa notte, mentre ieri ero ancora tutta un mescolio. aspetto che si rendano rarefatte e poi mi e vi raccontero'.

postato da sisternet | categoRia | 19:20 | commenti (6)


venerdì, aprile 02, 2004
 

Da Buttes Chaumonts

Oggi qui a Parigi si sta bene. L' aria è primaverile e mi sento emozionata. Mi sorprendo alle fermate degli autobus a passare il dito sulle mappe della città cercando il tracciato della maratona. Ormai lo conosco a memoria, ma ogni volta scopro un particolare in più. Sento il corpo che sorride e freme all'idea di sgambettare per il lungo Senna. Pioverà, ci sarà il sole o il vento... francamente me ne importa poco. Sono sei mesi che accarezzo e curo questo desiderio. Ora é arrivato il momento di curare i particolari (citazione). Vado a occuparmi della mia mente in giro per mostre  al Beaubourg.

postato da sisternet | categoRia | 16:40 | commenti (2)