Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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martedì, novembre 30, 2004
 

Ciao Luigi...

Non lo ricorderò per i libri di cucina, per le recensioni dei vini.

Lo ricorderò per la sua capacità di narrare sapori e sensazioni, per aver portato buoni vini nei centri sociali. Per aver inventato una formula per rompere le scatole ai grandi produttori e riportato l’attenzione al palato. Lo ricorderò perché parlava di cibo senza fronzoli. Perché ne parlava partendo da come si allevano e si ammazzano gli animali, con naturalezza, e ricordando a tutti che quell’arrosto si chiamava un giorno La Bianchina. Perché raccontava con commozione come si “alleva” l’uva. Perché amava la terra e chi la coltiva con passione senza velleità di mercati o di sbarcare in Ammerica. Lo ricorderò stappando un Chianti Brolio 1998.

 

postato da sisternet | categoRia ritratti | 19:58 | commenti (7)


giovedì, novembre 25, 2004
 

Pensieri dinamitardi

Giro giro giro. Giro sulla geniale in cerca di un posteggio. Questa città, seppur piccola è affollata di auto. Abito in centro, in zona scuole e gli orari per trovare un parcheggio dalle parti di casa è scandito dall’entrata delle scuole il mattino. Dall’apertura dei negozi il sabato. Dalle lezioni serali tra il lunedì e il venerdì sera. Dalle discoteche il venerdì e il sabato notte. Insomma un delirio.

E mentre giro giro in tondo sperando che si apra un varco, un buco, mi viene spesso in mente un libro. Di solito accade di giorno, quando ad ogni giro sotto casa vedo il mio portinaio che mi fa ciao ciao con la manina e calcola mentalmente a quale numero di giro del quartiere sono arrivata. Il libro in questione è La Brava Terrorista di Doris Lessing. Un libro scandito da un ritmo di narrazione, che non si trova negli altri racconti della Lessing, più malinconici, più descrittivi. Nella Brava Terrorista siamo nella Londra degli anni settanta. Nella comune dove si snoda la vicenda si arriva a progettare un’uscita ufficiale con un’auto bomba piazzata in centro. Le due prescelte arrivano con l’auto al posto convenuto. Due amiche le attendono fuori da un’uscita del metro. Tutto fila liscio, fino a quando non si accorgono che non c’è un buco, non c’è un mezzo posteggio in nessuna via. Così passano e ripassano facendo ciao ciao alle amiche, sempre più disperate fino allo scoppio finale. Schiacciate tra il caos londinese e gli impegni assunti di fronte all’assemblea, di loro non rimane che qualche brandello di carne… di me che giro in tondo come una trottola di fronte al portinaio-maniaco non rimane, invece, che qualche scampolo di nausea… vabbé vado a prenderla. La geniale.

postato da sisternet | categoRia barlafus | 19:44 | commenti (3)
 

Kill Baudo vol.1

La RAI chiede a Baudo 4 milioni di euro per danni. “Non mi aspettavo questo dall’azienda per cui ho lavorato per 40 anni.” Katia ora tocca a te.

 

postato da sisternet | categoRia sister jena | 13:36 | commenti
 

 Oddio Il Terremoto!

Ahi ahi Che scossona! Trema trema la terra trema. Vado a dormire... domani ci penserò meglio a questo tremore che sale dalle viscere e avviluppa. Domani saprò dove è stato l'epicentro, dove e se ci sono stati danni. Per ora la paura del tremolio interiore è ancora viva. Mamma che fifa! Ora ci mancano solo le cavallette...

postato da sisternet | categoRia | 00:49 | commenti (4)


lunedì, novembre 22, 2004
 

 

Lo scivolo

La bambina bionda corre. Corre verso lo scivolo. E’ sera. Il mare si sente in lontananza. La piazzetta piena di pinoli caduti è semivuota. I bambini sono impegnati sulla giostra. Lo scivolo è tutto suo. Sale gradino dopo gradino. La terra si allontana. Lei guarda giù. Lo stomaco le si stringe un poco. Si siede. Attende che lo stomaco si sistemi. Intanto si accavallano pensieri e dubbi. Qualcuno sarà ai piedi dello scivolo a prenderla? Ha voglia di sentire il vento mentre scende giù senza mani. Ha voglia di cadere in un abbraccio. Intanto rimane ferma. Attende che tutto questo rimescolio si plachi, si faccia tranquillità dentro. Gli occhi sono spalancati sul giardinetto. Gli occhi sono puntati alla base di cemento in fondo allo scivolo. E’ vuoto. I grandi stanno chiacchierando seduti sulle panchine. Chiude gli occhi e si butta giù. Il respiro sparisce per un soffio. Appoggia una mano. Arriva in fondo. Non vale. Deve riprendere. Deve ricominciare. Vuole scendere senza mani…vuole che ci sia in fondo allo scivolo un abbraccio.

 

Trent’anni dopo

Una giovane donna si ferma sul marciapiede. I capelli biondi sono mossi dal vento. E’ un vento che sa di neve. Sorride. Il mare è lontano. Lontano da questa città. E’ notte. Lui la guarda e parla. Lei sente i gradini dello scivolo. Lui la guarda dentro. Lei sente la terra che si allontana. Guarda in alto. Sente parole che entrano, che la fanno sorridere. Forse. Sì. Sarà. Vero? Lo stomaco le si stringe. Si siede. E guarda in fondo allo scivolo. E’ un momento bellissimo. Tutte queste parole, queste sensazioni insieme. Lo stomaco si stringe. Ha voglia di sentire il vento mentre scende giù senza mani. Ha voglia di cadere in un abbraccio. Chiude gli occhi per prendere respiro. Invece si sente pronunciare parole che non sono altro che prendere tempo. Gli occhi sono spalancati sul giardinetto. Gli occhi sono puntati alla base di cemento in fondo allo scivolo. Lui la guarda perplesso. La sente lontana. Lei lo sa. Non può fare altro. Vuole esserci totalmente. Sta aspettando che si plachi il rimescolio. Vuole scendere senza mani… Chiude gli occhi e si butta giù. Il respiro sparisce per un soffio. Arriva in fondo. Sorride e gli risponde. Lo guarda dentro. Due piccole braccia la circondano. Apre gli occhi. La bambina si scosta da lei e si sistema la fascia sui capelli biondi. La guarda sorridente. Si riprova? Senza mani! Si. Dai.

postato da sisternet | categoRia ritratti, barlafus | 12:57 | commenti (2)


giovedì, novembre 18, 2004
 

Ringraziamolo!

Oggi, nel giardino della Casa Bianca, George W Bush ha annunciato solennemente alla stampa di aver graziato la vita ai due tacchini che gli avevano regalato per la Festa del Ringraziamento. I detenuti del braccio della morte di tutte le carceri statunitensi hanno applaudito alla notizia!

postato da sisternet | categoRia sister jena | 18:59 | commenti (3)


mercoledì, novembre 17, 2004
 

Pss Pss Psss

 

donne afghane

Viaggio a Kandahar

 

Questa sera io e la Bonazza della Comune andiamo a fare le spie ad un incontro in cui presenteranno un libro sui malefici delle politiche ambientali, sui rifiuti, sull'aria. Di tutto di più. Andiamo in incognito a quest'incontro. Condivido tutta l'analisi dell'esistente, sulle economie distorte che ci sono anche su quello che scartiamo, sui finti "tecnici" che dovrebbero controllare che cosa va a finire in aria  e che invece sono asserviti ai committenti.  Purtroppo al di là delle intelligenze fini e precise le possibilità del confronto sono poste sotto etichette ideologiche, che mi fanno venire i brividi. E noi siamo considerate troppo "tecnici" per poter aprie un dialogo e un confronto. Allora andiamo semplicemente ad ascoltare, a sentire, a capire.  Allora ecco i burka alle anime, ai pensieri, a che cosa facciamo. E voilà. Speriamo non ci scoprano alla frontiera...

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 18:59 | commenti (2)
 

Bambolah sono un pesce da friggere...

Lui é geniale. Sto ascoltando Elegia da giorni. Il suono del pianoforte. La sua voce che graffia il fondo, che gioca con le parole e la musica. E immagino lo sguardo dissacrante e ironico "oltre i gasometri, oltre i manometri, oltre i chilometri..." di questa metropoli. E mi viene da sorridere, mentre mi faccio cullare dalla sua poesia.

 

 

 

postato da sisternet | categoRia tempi liberati | 17:51 | commenti


domenica, novembre 14, 2004
 

Discorsi post-femmini (sti?)

In fondo quello che ci frega è avere un cuore da sartina di Liala, come diceva Busi in una lettura anni fa, che crede ancora nel bacio del principe.

Lei1: senti se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, dietro una grande donna chi c’è?

Lei2: ehh?

Lei1: Sì. Me lo chiedevo ieri. Tutti a dire che è bello affermarsi come donne, ma dopo sta' fatica immane, chi ci rimane? Mmm Dai di do tre possibilità:

a) una casa vuota

b) un uomo tranquillo, senza grandi velleità

c) un uomo di successo, con cui condividere tutto quello che si è raggiunto

Lei2: Direi... un uomo che si eccita ai successi della compagna.

Lei1: ah ah. Non male. Ne conosci?

Lei2: No. Ma è bello pensare che esistano.

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 13:33 | commenti (9)


venerdì, novembre 12, 2004
 

Ho visto un film. Ho visto Romeo+Juliet. E' stata emozione pura. Ri-conoscersi attraverso un acquario. Le emozioni che galleggiano...le immagini che sono le trasposizioni di quell'invisibile battito del cuore del primo sfiorarsi, del sentire il tremore che sale sotto la pelle, il respiro che si spezza, il desiderio di rivedersi anche se per un attimo. E poi le bande che lottano nell'area di servizio come fossero in un film di Sergio Leone e poi... fantastica la scena della festa. Anche io voglio avere per amico Mercutio che fa la soubrette!

[Party Scene]

postato da sisternet | categoRia tempi liberati | 20:48 | commenti (2)


giovedì, novembre 11, 2004
 

Sogni notturni

Sono due o tre notti che sogno piscine vuote in cui vorrei nuotare, ma qualcuno ha tolto l'acqua. Sto per fare una gara e zic è vuota. Poi mi ritrovo a correre su  e giù con fatica, i muscoli intorpiditi ed una voglia pazzesca di non smettere. Il primo è un sogno ricorrente (scollegamenti interni, adesso ci faccio una saldatura). L'altro dice solamente che è venuto il momento di ricominciare seriamente a correre. Quindi care gambine preparatevi ai rigori dell'inverno che ora vi porto a fare un giro.... Tra poco chiamiamo il guru e ci facciamo allenare bene bene.

postato da sisternet | categoRia barlafus, ai ran iu ran | 14:18 | commenti (3)


mercoledì, novembre 10, 2004
 

L'oracolo

Ieri sera Jac mi ha raccontato dei mesi a Miami, della festa di Halloween dei trans, per la via della città, della festa italoammericana a Washington a cui era stata invitata, in questo giro di eventi da contratto, che non poteva assolutamente rifiutare. Abbiamo riso. Abbiamo parlato e risistemato gli assi dell'universo di amici, affetti e così via.

Poi mi ha chiesto di pescare in un barattolo un foglino. L'ho guardata interrogativa. Ha fatto una risata fragorosa e mi ha detto "Prendilo E' un oracolo scritto" Abbiamo riso e l'ho aperto.

"I happened to be here by myself , to find the cherryblossoms were at their best [Mi è accaduto di trovarmi da sola e di trovare i fiori di ciliegio nel momento più bello della loro fioritura". Ho sorriso. Un bellissimo auspicio, una semplice sincronicità della vita.

postato da sisternet | categoRia barlafus | 19:12 | commenti


giovedì, novembre 04, 2004
 

Quello che non si racconta ai bambini...

Agli ultimi chilometri della maratona di Venezia, ai ponti, è impossibile scacciare l'idea che in fondo siamo 6400 anime sadomaso,tirate fuori da un interno berlinese alla Fassbinder, che corrono imprecando al cielo.

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 12:33 | commenti (2)
 

Venice Marathon 2004

[scritta con Bjork Medùlla, se ne consiglia la lettura serale con in sottofondo King of Convenience, Homesick]

 

Il caminetto scoppietta. La casa pullula di bambini. Fuori la neve sta coprendo tutto. E’ sera, la valle si sta rabbuiando velocemente e rimangono visibili solo le sagome delle montagne imbiancate.

- Dai zia ce la racconti ancora una volta?

- Che cosa?

- Quella volta della maratona a Venezia…la prima…

- Tutta tutta?

- Dai zia…

- Vabbé, però non interrompete…

 

Il Brenta è affascinante, sapete. Un fiume placido che scorre verde. Intorno ville, paesi di pianura. Quella domenica d’autunno faceva caldo. Un caldo umido. Avevo trascorso il sabato in viaggio con il gruppetto di runner e accompagnatori, fino a quando avevo abbandonato lo star insieme senza condivisioni, per andarmene per conto mio. Ho preso il treno da Mestre e sono andata a Padova. L’amico inventore-di-suoni mi ha aspettato e poi tra una rivisitazione storica, una citazione de Il Manifesto ed una gita in fumetteria ho cominciato a rilassarmi. Dentro di me però c’era un nocciolo, un grumo di emozioni, impregnato da quel fluttuare nell’aria che è delle partenze, dei cambiamenti, delle vigilie.

 

Mentre cenavamo insieme alla fidanza dell’inventore-di-suoni, mi sono resa conto che non avevo fatto propriamente “la dieta di toro scatenato” nell’ultima settimana.

Avevo mangiato, ma non avevo caricato così tanto il mio corpo di carboidrati, come a Parigi. Avevo anche lavorato, pensato, sperato, emozionato fino all’ultimo. Corse accavallate a riunioni, studi, consegne, invii di lettere, cambiamenti di forme agli affetti. Un miscuglio che mi sembrava fosse durato anni e che aveva occupato solo poche settimane di vita. Un carico di lavoro, di tensioni, sullo scarico delle corse delle ultime due settimane di allenamento.

 

Alla fine della cena i saluti. Gli arrivederci e poi Vforvendetta di Alan Moore e un po’ di yoga rilassante ed un sonno profondo nella casina de Il Portello. Il mattino dopo, alle 6.20 ero già fuori, nel buio caldo del mattino. Il treno, l’attesa degli altri. Il mantenermi concentrata fuori dalle frasi di Valium (ebbene sì c’era anche lei, la colleghina stronza). Poi ho ricordi frammentari. Stra che arriva a noi. Il sacco dei vestiti sul camion che va a Venezia. La coda ai bagni. I cerotti, le creme. Lo stiparsi in piazza. Siamo in 6400. Gli elicotteri sulla testa. I balconi di un paese abituato ad accogliere sagre, ritrovi, comizi. Lo stretching. Le parole nervose di chi si fa calma a vicenda. Siamo appiccicati gli uni agli altri. Il livello di adrenalina si alza. Si parte. Lo si urla.

 

Curva. Inizia il Brenta, ma siamo ancora tanti davanti, tanti dietro. Seguo i miei uomini-palloncini. Sul pettorale ho il numero e il mio nome. Vado. Caldo. Strane sensazioni salgono dallo stomaco. Un misto di divertimento e di attese che non se ne vanno. Ci corro su. Intorno gente. Tanta. Gente con la faccia di pianura. Ci urlano, ci applaudono. Signore, anziani in carrozzina, giovani. Ad ogni 5 chilometri i ristori. Al terzo in cui trovo solo acqua e gatorade comincio a imprecare. Niente frutta, niente zuccheri. E il gatorade provoca cagotti che piegano a destra e a sinistra. Per fortuna proseguo indenne. I compari sono lontani. Valium è davanti a me di un metro o due. Non correremo mai insieme. Ci teniamo d’occhio e basta. Poi la supero di poco. Ha la cellulite..., sorrido bastardamente. Si chiacchiera con qualcuno, ma è diverso dalle gare domenicali. Il Brenta scorre placidamente. [non ci si immerge mai nello stesso fiume] Siamo a Mira. I gruppi musicali sono sempre più belli. Qui va Bregovic e anche pezzi dei Red Hot Chili Peppers. Una donna urla: “Ma quante siete? Siete tantissime!” Mi guardo in giro. E’ vero siamo in tante oggi. Tante donne. Ci sorridiamo. Anche con Valium.

 

Si prosegue. Al ventesimo chilometro finalmente del cibo. Vado avanti. Siamo a Marghera. Siamo al Polo chimico. Alzo il pugno. Qui la gente non c’é. E’ un passaggio vuoto. Dimenticato da chi lo vive tutti i giorni. Da chi lo subisce tutto l’anno. Qui c’è il passaggio della mezza-maratona. Al 23° chilometro un uomo palloncino si stacca dal gruppo, buca i palloncini e abbandona. Si entra a Mestre. Fatica. Avverto il non avere grosse scorte. In città si fa un giro a serpentina. Un bastardissimo giro, ma a questo ho allenato la mente. Abbasso lo sguardo e tiro. La gente comincia a fermarsi.

Arrivo al ristoro del 30° chilometro. Devo mangiare, prima che inizi il Ponte della Libertà. Mi fermo, prendo banane, un pezzo di arancia e faccio per proseguire. Dolori secchi alle gambe. Inizio lentamente, cammino per qualche metro per rimettermi in moto. Riparto a fatica. Alcuni ragazzi con megafono leggono il nome sul pettorale e mi urlano: “Ehi Sister non fare la furba! Ti abbiamo visto. Non chiedere un passaggio ora!!” Sorrido e riparto. Qui ci sono le lepri…amici che si agganciano alla gara e fanno l’ultimo pezzo insieme. Ne vedo qualcuno. Saprò che uno dei miei compari se ne è portato uno da casa.

 

Vado. Sono sul Ponte. Acqua intorno, Venezia sull’orizzonte nebuloso. Corro, perfettamente concentrata su di me. Sul respiro, sul passo ritmato, anche se lento. Ho paura a forzare. Sento un’ambulanza che ci supera a velocità sostenuta. Penso siano pazzi, invece qualche metro più in là è steso un corridore con tanto di massaggio cardiaco e intubazione. Vado, vado. Lo sguardo è sui 3-4 metri avanti ai piedi. Non lo alzo. Vedrei gente che si ferma, vedrei Venezia che rimane immobile sullo sfondo. Muta e inavvicinabile.

Vado, vado vado. Niente pubblico sul ponte. Mi sembra. Mi diranno poi che c’era una fila di auto sulla sinistra, che abbiamo corso nello smog. Non l’ho registrato… immersa nel mio andar avanti. Finalmente finiscono i cinque chilometri del Ponte della Libertà. Arrivo al mercato ortofrutticolo.

 

Scendo verso i ponti. Sulla destra improvviso arriva il mare. Un senso di nausea sale. Lo sforzo. Il movimento dell’acqua. Ho il mal di mare! Cerco di concentrarmi. Primo passaggio sulle zattere. Arrivo al primo ponte. I polpacci pulsano. La nausea è sempre lì. Cerco di mantenere il ritmo, quello che mi è rimasto. La gente ai tavolini sta pranzando. Il pubblico incita a non mollare. Improvvisi i saluti del gruppo di accompagnatori. Li saluto. Vado avanti.

 

Non mi ricordo quanti ponti ho fatto. Arriva il 40° chilometro. E’ sopra un ponticello. Tiro con le ultime forze. Piazza San Marco. Folle di turisti.

Proseguo. Ancora due ponti. Tiro fuori le ultime energie.

Poi gli ultimi metri e l’arrivo. Chiudo con un 4h 41min, meglio di Parigi, peggio di quello che mi ero immaginata. Medaglia. Il chip. Niente massaggi. Le docce sono lontane. Ritiro la sacca. Cerco di bere, di mangiare qualcosa. Faccio fatica a deglutire. Mi arrabbio un po’ perché l’organizzazione è veramente carente sui servizi di supporto. A fianco il compare di corse arrivato quasi una mezz’ora prima. Mi faccio un auto massaggio con dell’olio all’arnica, mi cambio sotto un tendone. Comincio a riprendermi. E’ stata una corsa strana, intimista quasi. Poi la camminata alla stazione. Sul treno pigiati come sardine altri maratoneti. Ripassiamo il ponte. Tutti gli sguardi sono alla linea d’asfalto che si snoda fuori dai finestrini. Improvvisa sale una voce da un gruppo di romani: “ Aho, ‘mmazza quanto t’ho sofferto!” e poi una risata collettiva.

 

- Bella zia…ci racconti quella dopo?

- Eh…quella è un’altra storia…

 

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 11:36 | commenti (7)


mercoledì, novembre 03, 2004
 

Jet Lag

E' che quando le elezioni vanno male, ci si trova tutti insieme, si beve qualcosa (tanto), si fuma, si manda a fanculo il mondo, e il giorno dopo ci si sveglia non benissimo, ma, insomma... invece qui le elezioni americane vengono affogate in un caffé allungato con la brioche, che rimane sullo stomaco e tutti a chiederci perchè ci si è svegliati così di merda questa mattina.

 

postato da sisternet | categoRia barlafus | 12:25 | commenti (5)