Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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domenica, febbraio 27, 2005
 

My Sunday Mood

“This is my world
And I am world leader pretend
This is my life
And this is my time
I have been given the freedom
To do as I see fit
It's high time I've raised the walls
That I've constructed”

R.E.M. World Leader Pretend, in Green 
postato da sisternet | categoRia barlafus | 21:35 | commenti (1)


sabato, febbraio 26, 2005
 

La febbre del sabato sera

Fa freddo. Me ne accorgo appena scende il sole. Stamani non era così. Ero contenta che, correndo per le vie della città mezza innevata, nel sabato mattina, avessi quasi caldo.

Entro in casa. Sento un odore dolce e profumato. I rametti di orchidee spandono nell’aria la dolcezza dei colori. Non uscirò questa sera. Guardo i fiori. Voglio imprimermi bene il verdegiallo, il vinaccia quel rosa antico. Voglio guardarli ogni volta che passo intorno al tavolo, ogni volta che alzo gli occhi da un articolo de Il Manifesto o dal video del computer.

Vado in cucina. Controllo il contenuto del frigorifero. Dopo una settimana di assenza le verdure stanno per salutarmi definitivamente. Comincio a tagliuzzare quello che trovo. Stasera zuppa. Poi incrocio il prezzemolo. Ne ho una montagna. Domani farò un po’ di salsa verde. Ora però lo metto sul tagliere in una montagnetta. Improvvisamente ritorno a quando da piccola facevo questa operazione sotto lo sguardo attento di mia nonna. Meccanicamente apro il frigorifero. Prendo il lardo. Ne taglio un pezzetto. Prendo il coltello e lo passo sulla pentola dove il resto delle verdure sta bollendo. La lama si scalda. Batto il prezzemolo con il lardo. Sale il profumo del prezzemolo. Fantastico. I gesti sono gli stessi. La zuppa assume un profumo diverso. Fra poco aggiungerò il riso e la zuppa si trasformerà in un bel minestrone alla milanese. E il sabato in un vero sabato sera invernale.. 
postato da sisternet | categoRia sensi liberi | 21:05 | commenti (4)


giovedì, febbraio 24, 2005
 

Ci penso spesso...

"Prima avevo la sensazione di essere povero nel portafoglio, ora è peggio. Mi sento povero anche nel tempo."

E' una frase che ho sentito da frullatori in vite lanciate non si sa bene verso cosa. E' una frase che mi gira dentro ogni giorno in questi ultimi tempi. E' una frase che mi da una sensazione di perdite. Qualcosa che non so misurare. Mi da fastidio. Non mi piace ciò che esprime, perchè so che è reale e non so che farci, ma non posso pensarci ora. Non ho tempo.

postato da sisternet | categoRia barlafus | 10:10 | commenti (2)


mercoledì, febbraio 23, 2005
 

MAMME-IMPRENDITORI

Monica Bellucci ha iniziato oggi a lavorare dopo la maternità, negli studi d'Epinay-sur-Seine, alle riprese del film 'Combien tu gagne?' (Quanto guadagni?) (News su Repubblica on line)

E' la domanda che ci poniamo anche noi. Quanto guadagna Bellucci?

postato da sisternet | categoRia sister jena | 13:56 | commenti (3)
 

Sbatti il mostro in prima pagina

La sentenza del tribunale era attesa, quasi scontata. I delitti erano stati troppo efferati, l'ombra del male nero troppo nitida. Non ci si stupisce dell'esito. E' l'intorno il dato interessante. Fuori i parenti che mischiano dolore a rabbia animale, cosciente e terribile. Si danno in pasto ai giornalisti senza pudore. Sono pronti ad urlare e se avessero il dono dell'impunibilità probabilmente li smembrerebbero a morsi. In questo contorno sanguinolento ci sono gli spettatori del circo. Godono della notizia, esultano del trionfo della luce sul buio. Della famiglia pronta a far di brandelli l'agressore nel momento in cui questo rompe la finta normalità quotidiana. Se si sposta ancora lo sguardo di un po', solo un po', si potrà vedere qualcun altro che dirà che la sicurezza nel Paese è stata ricomposta, che i mostri sono spariti. In tutti questo c'è qualcuno che ce lo racconta. E io, in questi casi, non l'invidio. Perchè è dura. 

Poi c'é un quesito che mi si arrovella nel cervello da tempo. E sulla funzione del mostro. Che succede? la trama è sempre la stessa Avviene un omicidio terribile nella provincia italiana, in quella produttiva. Si cercano i colpevoli. Negli ultimi tempi i responsabili sono stati: familiari stretti, i ragazzi-del-bar-all'angolo, ex fidanzati. In tutti i casi il nucleo della vicenda è la disumanità dell'atto, l'andar quasi contro natura. Tutto è sbattuto sui giornali, in TV. La rabbia di chi rimane serpeggia nei racconti, nelle interviste. Poi c'é la sentenza. Poi la giustizia trionfa (di solito dura poco). Poi si riparte. Il tarlo è nell'assenza di un dibattito interno alla comunità locale, al paesino che è teatro della tragedia. Insomma questo è un trauma. Come lo è per i parenti, lo è a livello sociale, e questa è dimensione che abbiamo perso. Leno, Somma Lombardo, Cogne. Tutti buttano via quanto è avvenuto come estraneo a sé, alla propria idea di sé.  Se lo scrollano dalle spalle, come fosse un insetto caduto addosso per sbaglio. Non si ripeterà, ma quale comunità si difende dal mostro, se è la stessa comunità che lo ha partorito?

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 09:41 | commenti (2)


martedì, febbraio 22, 2005
 

Io So.

“Avremmo dovuto accorgerci che dietro non avevamo il proletariato” Cinzia Banelli.

Lo sapevamo anche noi.

Ora, però, qualcuno informi le forze dell’ordine, per evitare che ricerchino  “dietro” e “proletariato”per i prossimi trent’anni.

 
postato da sisternet | categoRia sister jena | 12:45 | commenti (6)


lunedì, febbraio 21, 2005
 

Pericoli in corso

La colleghina-Bonazza innamorata è un vero pericolo. Un danno. Ride. Sempre. Se non ride racconta. Se non racconta è al telefono. Se non parla è perchè sta messaggiando. Nel frattempo, non ascolta. E poi... soprattutto, mi ha fatto una sorpresona! me lo ha messaggiato. Contenta. Ha appeso nella nuova casina in comune un arazzo con un enorme scimpanzé, sdraiato che ride ironico guardando l'obiettivo come se fosse Tom Cruise.  Il tutto per un metro e mezzo per un metro e mezzo su sfondo azzurro hollywoodiano.

postato da sisternet | categoRia ritratti | 18:33 | commenti (2)


venerdì, febbraio 18, 2005
 

Identità

chi io sia non so. Tu sai? 

postato da sisternet | categoRia ritratti | 16:09 | commenti (3)


giovedì, febbraio 17, 2005
 

Vabbè, si scherzava… torno alla dura realtà

Nella città, dove abito part time, sabato pomeriggio le donne in nero scenderanno in piazza per Giuliana. Sarò con loro. Ne ho bisogno per esorcizzare il malessere che ho dentro; per cercare di lavarmi dalla pella quella sensazione di non far nulla, non abbastanza; di togliermi dalla sensazione di nausea di fronte al marketing dei nuovi brand e logo politici. E' vero anche che lo scendere in modo chiaro in un luogo pubblico e sociale ha un senso profondo e simbolico. Mi piace. Mi emoziono ogni volta che lo faccio. E poi c'è anche un'altra ragione. Anni fa, ho raccolto il mio vagabondare e la sensazione di essere a casa nelle città che vivo. Ho deciso che ovunque io sia, partecipo alle manifestazioni che incontro là dove mi trovo. Sono cittadina del mondo? Mi sento tale? Allora lo faccio davvero.

Un essere qui ed ora. Così sarà anche nella mia città natale, patria verdamente leghista, dove sabato, nella piazza fassista, ci si troverà in quattro gatte. Nere per di più!

 
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 15:10 | commenti (4)


martedì, febbraio 15, 2005
 

dell'amore #3 Promessa di marinaio... 

Il marinaio appoggiò il braccio sul bancone. La barista, una donna sui quaranta, con una robusta scollatura lo guardò sorniona. Ordinò il solito, anche se era la prima volta che entrava lì dentro. Non aveva voglia di pensare. Non aveva voglia di desiderare. Basta.

Lei si voltò cercando il bicchiere appropriato. “Tutti uguali – pensò – lasciano fare tutto a me. Tanto è sempre lo stesso” Lui aspettò con calma che si voltasse, che appoggiasse il vetro sopra il legno. Aspettò che la schiuma scendesse di un poco e poi avvicinò la bocca. Una sorsata fresca e forte gli scese in gola. Basta. Si disse ancora una volta. Ne avrebbe parlato con il capitano. Dodici mesi di navigazione per poi scendere a terra e scoprire sempre che, ovunque, in qualunque porto fossero, arrivavano il 14 febbraio, era per lui una beffa. Una vera beffa. Quale essere umano se lo sarebbe preso proprio il 14 di febbraio? Era sempre una faticaccia. Tra promesse da fare, che loro non solo si aspettavano, ma pretendevano e non-tiscordar-di-me che doveva regalare per ingraziarsene i favori non era più se stesso. Non si riconosceva neanche più allo specchio che correva dietro il bancone di quel bar fetido, ma sicuro del porto. La sua proverbiale sicurezza era sparita. Annullata. O lo facevano scendere la settimana prima, anche il giorno prima. o non ne valeva la pena. Non si sarebbe fatto fregare più. Lo promise a se stesso, a quell’immagine tirata a lucido che si rifletteva malinconica nello specchio con lo sguardo tralucente di brillantini,  sfavillante di fard rosa e di mascara.

postato da sisternet | categoRia sensi liberi | 00:08 | commenti


lunedì, febbraio 14, 2005
 

Dell'amore #2 Mi ronza in testa come un mp3

Dell'amore, non mi stupirò mai abbastanza del suo potere di trasformazione. Se lo si lascia scorrere diventa una possibilità di rendere regredibile anche il tempo. Quando ho visto Fossati in un concerto l'anno scorso, sono rimasta folgorata. Me lo ricordavo più grigio, più curvo, e cupo. Sul palco sorrideva solare, parlava con il pubblico placidamente. Poi ha attaccato questa... che è una specie di crema antirughe per sinapsi, che sfrigolano troppo

Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.

Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.

Bella,
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…

Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.

Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.

postato da sisternet | categoRia sensi liberi | 15:34 | commenti


domenica, febbraio 13, 2005
 

 Dell'amore #1 La mia idea di amore...

...caotica, variopinta, mai ferma. qualcosa che sembra un'esplosione di colori, di emozioni.

La vita che arriva dal centro della Terra e cambia l’universo intero.

Il mondo gira gira.

Energia pura nelle vene, nello sguardo, nella pelle, nel sorriso e nei pensieri.

Vitale e tonda. Linfa rossa. Da bere. Da masticare. A occhi chiusi, con il sole che gira sotto le palpebre.

e poi passione passione passione.

Ecco. Ma è solo un'idea. Un'idea di amore. Da sussurrare.

postato da sisternet | categoRia sensi liberi | 21:45 | commenti


mercoledì, febbraio 09, 2005
 
Libera libera 

Sono a casa. Sono raffreddata. Posso dirlo? Sto da dio. Non vorrei uscire per i prossimi mille anni. La dispensa è abbastanza piena. Per il resto, mi faccio portare tutto qui. I boschi in cui correre. Chi voglio incontrare. Per gli altri ho la febbre e sono virulenta.

Peccato duri poco. La Spectre mi ha già scoperta.
postato da sisternet | categoRia tempi liberati | 23:09 | commenti (4)
 

Constatazioni

Il senso dell’eternità sembra arrivi da due stati ripetuti nel tempo: l’uso della carte Infinity nei cellulari oppure dall’assidua presenza ai sacri riti domenicali in adeguati luoghi di culto. Nel primo caso basta superare il primo minuto di conversazione. Nel secondo caso occorre superare lo shock da assenza del servizio “Credito ancora disponibile”. 
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 23:07 | commenti (1)


domenica, febbraio 06, 2005
 

Il mondo si divide in due...

 

Per chi era innamorato degli episodi de "il prigioniero" non era possibile perdere neanche una puntata di "Zaffiro e Acciaio". Il tempo era il reale protagonista. Gli attori eccezionali. La sceneggiatura stupenda.  Ho sognato di diventare anche io una viaggiatrice del tempo come Zaffiro. Ecco.

Ma chi si ricorda di Zaffiro e Acciaio? Alle cene ci si divide in due parti. Chi lo vedeva lottando contro tutti e chi ne ignorava l'esistenza. I primi di solito hanno lo sguardo che brilla ancora al ricordo. Gli altri li guardano come se fossero alieni, o caduti in una piega spazio-temporale.

postato da sisternet | categoRia barlafus | 18:11 | commenti (6)


martedì, febbraio 01, 2005
 
 
Racconti di frontiera
Il treno rallenta, poi riprende velocità. Fuori sfreccia il paesaggio innevato della campagna franco-svizzera. I pensieri si accavallano. Sarebbe bello correre fuori, in mezzo ai campi, al freddo, mentre nevica e sfreccia il treno.
L’uomo che siede di fronte non stacca gli occhi dal finestrino. Gli occhi sono neri, il viso squadrato e un sorriso bellissimo e raro. Si è intravvisto solo quando ha giocato con la pestifera bimba confetto che è scesa una mezz’ora fa. Lo sguardo si è addolcito, non ha detto una parola e ha fatto il gioco dello specchio. Lei faceva un gesto, lui lo replicava. La bimba non ha urlettato per qualche minuto, rapita. Poi ha ricominciato e lui non ha insistito. Ha ripreso a guardare fuori. Sul tavolino una busta bianca, grande. L’intestazione dice qualcosa tipo Centro Medico Radiografico. Lo leggo al rovescio.
Lo guardo mentre ad intervalli regolari va verso l’altra carrozza. Si ferma ai bagni e poi si risiede nella stessa posizione. Ha preso il mio posto. Gliene sono grata. Non assecondare il movimento del treno mi fa venire le vertigini. Si alza ancora. La giacca scura dimessa. Un paio di jeans usatissimi. Le scarpe con i lacci. Più il viaggio procede, più si rilassa e il viso diventa stanco. La barba sembra che gli cresca a vista d’occhio. Nera come i capelli, come gli occhi. Chissà da dove arriva. Potrebbe essere un curdo, un turco, un iraniano dal taglio degli occhi. Alzo lo sguardo dal libro, che ho appena finito, perché ho sentito un ordine secco. Il Lucarelli dell’Isola dell’angelo caduto eccheggia ancora nella mente e in fondo alla carrozza una coppia di poliziotti francesi passano e chiedono documenti e proprietà dei bagagli. A qualcuno stanno rovistando nel bagaglio, senza alcun problema. Guardo davanti a me e sussurro “passport”. L’uomo mi guarda. Lo guardo fissa e glielo ripeto indifferente. I poliziotti sono quasi alla nostra altezza. Gli occhi dell’uomo si sono irrigiditi, allungati, quasi liquefatti dall’emozione. Mi sembra di sentire il battito accelerato del suo cuore. Una mano trema leggermente, ma è solo un’impressione. Prende la busta. La riappoggia sul tavolo.
 
Eccoli. Mostro il documento. Il poliziotto è più interessato ai bagagli. Chiede anche all’uomo, che non risponde. Mostra la busta. Mostra una sacca azzurra appoggiata sopra le nostre teste. Passano oltre. Il suo sguardo rimane fermo. Bloccato. Poi si alza, va in bagno. Torna. Prima della frontiera entrano quattro poliziotti italiani. Vanno sicuri. Prima un ragazzo sulla sinistra. I poliziotti parlano solo italiano. Il ragazzo mostra i documenti, mostra il permesso di soggiorno. Il poliziotto ringhia. Chiede ostinatamente qualcosa che l’altro non capisce.  Gli dice nervosamente di seguirlo. Tiene i documenti del passeggero in mano. Dietro un altro.
Si fermano vicino a noi. Si sono accorti dell’uomo. “documenti” Mostra la busta. Stanno per frugare dentro. Li guardo incuriosita. Mi chiedono i documenti. Glieli mostro. Sorrido allo straniero, che ricambia. Vedo il polpastrello del poliziotto che scorre sulla filigrana della mia carta d’identità appena rinnovata. L’appoggia. Appoggia anche la busta. Qualcosa lo ha distratto. Va via. Ripassano altre uniformi. Avanti. Indietro. Fanno uscire tutti dai bagni. L’uomo si alza. Si siede nel posto dietro di me con la busta in mano. Guarda verso l’altra carrozza. Alla frontiera ci fermiamo per cinque minuti. Si risiede al suo posto. Arriviamo alla prima stazione italiana. I poliziotti ripassano con il ragazzo del permesso di soggiorno. Ne passano altri due trionfanti con un ragazzino che indossa la maglia di Vieri. Nessuna espressione, nessuno sguardo. Scendono. Il treno riprende.
 
L’uomo non resiste più. Scatta. Va all’altra carrozza. Torna trionfante. Il sorriso gli riempe il viso. Con lui un uomo sottile con i baffi folti. Si stringe addosso una giaccavento marrone, non indossa calze. Ha uno sguardo sfinito. Si siede e iniziano una fitta conversazione in una lingua sconosciuta. Capisco solo passport e luck luck. Mi indicano con lo sguardo. “She… passport…”  Sorride e l’uomo mi dice “he’s my friend!”. Sorrido e comincio a mettere insieme i pezzi del puzzle. Rido. Cominciano i messaggini con il cellulare. Le risposte alle telefonate. “Siamo in Italia!” immagino “Siamo qui!” Appena entriamo in stazione, li guardo. Sorrido. Li guardo prima che spariscano chissà dove. “Good luck! Take care!” e sento in un buon inglese “Thank you. Thank thank you”
postato da sisternet | categoRia ritratti | 20:25 | commenti (2)
 

Misteri della fede

Dopo Lourdes, dopo Fatima e le madonnine che piangono sangue e che parlano alle giovinette, sembra che anche l'acqua di Fiuggi faccia miracoli. Andreotti prima e oggi Fini. la GAD ha reagito compatta alla notizia, dandosi appuntamento a Ferrarelle. 

postato da sisternet | categoRia sister jena | 19:14 | commenti