Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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martedì, maggio 31, 2005
 

Dell'umore...

Non so lì, ma qui sta per piovere. Vado, mi metto le scarpette e vado! Ieri sera a 31 gradi in mezzo allo smog, su un rettilineo degno di una finale delle mille miglia, una delle vocine bastarde è riuscita anche a tirar fuori il seguente pensiero verso il 4° kmo "non ti conviene tornare a casa? pensa a quanti metalli pesanti stai respirando...!" Ora che le vocine fossero bastarde lo si sapeva, ma che anche fossero diventate ambientaliste e leggermente ipocondriache. Ecco questo mi mancava. Sento le prime gocce. Esco.

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 16:13 | commenti (1)


lunedì, maggio 30, 2005
 

Pit Stop

Evaporando penso e corro. Se mi fermo scrivo. E se scrivo penso. E se penso immagino. Immagino che corro. Corro ed evaporo. Evaporando...

postato da sisternet | categoRia barlafus | 18:45 | commenti


venerdì, maggio 27, 2005
 
Scelga lei: la 1 la 2 o la 3?
 
Apro la buca della posta. Ci saranno sicuramente fatture, magari qualche lettera o una cartolina persa.  Speriamo nessuna multa. Ecco, a titolo preventivo, potrei esporre un bollino fuori: No pubblicità, No multe. Sorrido da sola.
Una settimana fuori casa e la buca è intasata. Ci sono anche le copie delle chiavi di casa, che l’amica ha lasciato qui, dopo essersi ripresa dall’ennesimo battibecco con il compagno per cause che sono solo dei “tu-parla-io-scappo-così-mi-rincorri-ma-se-non-lo-fai-sto-male”. L’occhio si posa su una busta gialla rigonfia. La prendo. Guardo l’indirizzo scritto a mano. Apro. Due libri e un cartoncino blu. Scuoto la busta a testa in giù. Non esce nient’altro. Ricaccio dentro il tutto. Salgo a piedi. L’ascensore è bloccato per manutenzioni. Accade matematicamente quando ho i borsoni. Entro e scaravento a terra il bagaglio. Non mi ricordavo di aver lasciato così in ordine. Sono in cucina. Bevo acqua dal bicchierone blu e analizzo il referto. Sono curiosa. Guardo la grafia dell’indirizzo.Le a sono a forma di delta greca. Scruto i bollini della posta. Una città del Centro Italia. Comincio a sfogliare i testi. Uno è ancora incelofanato. Scrittrice francese, la quarta di copertina riporta indicazioni su una relazione amorosa tormentata, con aggiunte di autoanalisi e relative scoperte. L’appoggio intonso sul tavolo. L’altro testo è stato sfogliato fino ad arrivare alla decima pagina. Si vede il segno. Leggo e mi vengono i brividi. Già, perché in quelle pagine è descritto il sentire di questi miei giorni.

Mi siedo sul divano e sfoglio. Leggo. Lascio lì. Riprendo. Mi sdraio. Riguardo la busta. Faccio qualche telefonata. Magari risalgo al mittente. Nessuna idea neanche al di là del telefono. Leggo. I testi sono elaborati e allo stesso tempo molto densi. Vorticosi e interessanti. E’ sera ormai. Mi accendo una sigaretta e guardo fuori dalla finestra. Mi sfugge qualcosa, ma qui in questo dipartimento, casa pardòn, nessun caso è rimasto irrisolto.

 [stacco della macchina sullo sguardo verde e poi parte la musichetta. Ecco, poi vorrei la scritta: Fine - C.S.I. Crime Scene Investigation-La busta Iapuntata.]

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 14:54 | commenti (2)


giovedì, maggio 26, 2005
 

La verità secondo Dudek

Ha ragione lui-Silvio, caro lei. Il rosso non gli dona. Affatto.

postato da sisternet | categoRia sister jena | 00:41 | commenti


martedì, maggio 17, 2005
 
Jena Preoccupata
Svolgo il pensiero da jena. Ieri sera ho ascoltato alla radio un programma sul fumo di sigarette, il fumo passivo, quello attivo, i tumori, bla bla.
In breve:
-         la nicotina sparisce dal corpo umano adulto in tre giorni
-         la dipendenza è un problema psicologico
-         è dimostrata la correlazione tra fumo passivo e tumore ai polmoni
-         l’informazione sulla nocività del fumo è diffusa e patrimonio comune.
-         il Ministero della Sanità svolge direttamente e attivamente campagne contro il fumo e la legge vigente vieta il fumo nei locali pubblici
-         le sentenze della Cassazione puniscono con pene pecuniarie e risarcimenti chi fuma negli uffici e mette a repentaglio la salute dei colleghi
 
Sister pensiero, mentre ascoltava il programma:
-         le diossine, il cloruro di vinile rimangono nel corpo fino alla morte. Le prime entrano nella catena alimentare e permangono;
-         l’operaio che lavora in un luogo inquinato, ha un problema di dipendenza economica dai suoi inquinatori;
-         la correlazione tra diossine, cloruro di vinile e altre sostanze tossiche e le forme tumorali sono state dimostrate;
-         l’informazione sugli effetti cancerogeni, sull’esposizione alle sostanze tossiche da parte dei lavoratori è da un decennio diffusa tra i tecnici, bonificatori, e medici del lavoro. I legislatori poco ne sanno;
-         Il Ministero della Sanità ha prodotto tabelle di riferimento per le bonifiche ambientali dei suoli e accordi per bonifiche e studi sull’ambiente;
-         Le sentenze dei lavoratori contro i poli petrolchimici italiani si sono risolte con l’assoluzione piena di coloro che hanno messo a repentaglio la salute dei lavoratori, non adottando le misure minime di sicurezza. La ragione sta nel fatto che i lavoratori hanno accettato di far parte del sistema produttivo.
 
Sister quesito
Perchè le nicotine sono considerate socialmente così più pericolose delle diossine per la salute umana?
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 17:09 | commenti (5)
 

Nicotine

A Marghera, i malati di cancro da esposizione al cloruro di vinile monomero (quelli ancora vivi), si stanno denunciando alle autorità quali fumatori passivi. E’ l’unico modo, nell’Italia salutista, per poter essere indennizzati causa inquinamento dell’ambiente di lavoro.

postato da sisternet | categoRia sister jena | 15:50 | commenti


lunedì, maggio 16, 2005
 
Avon Running 2005!
La sveglia l’ho sentita. L’ho spenta. Ecco è stato lì l’errore. Lo penso mentre sfreccio ad una velocità,  che è meglio pregare il santo patrono della polstrada che siano lì, alla sua festa, tutti quanti a mangiare bomboloni invece che fissare le auto che sfrecciano.
Entro all’arena di corsa e mi metto nella griglia dei 10kmi. Due esercizi di stretching. Mi guardo intorno. I fotografi si ostinano a prendere di mira la donna dietro di me, contornata da un uomo vestito da donna e da altro essere femminile privo di espressività. Lei mi sorride. Le guardo la maglietta: 100kmi sahara. Sorrido. Mi dice che non sa se ce la farà. Sarò ancora addormentata? Poi vedo i suoi polsi. Porta dei cordini che la legano ai due personaggi. Sono non vedenti. Sorrido e mi do della cieca. Le prometto aiuto nel caso la partenza sia faticosa. Teme l’arrivo delle migliaia dietro di noi. Sento il colpo di pistola. Mi giro. Intorno a me migliaia di donne, ragazze. Si corre.
 
Lei se la cava benissimo. Vado. Riprendo a correre veramente dopo settimane, in cui non volevo sentirmi molto. E’ l’altra faccia della corsa. Si corre per rilassarsi, si corre per sentirsi. Quando si sente a freddo che c’è un eccesso di emozioni, un eccesso di lavoro, di consegne, le strade sono due. O si fa spazio anche a questo o ci si corre su. Questa volta ho scelto di far andare avanti il resto. E’ stato faticoso. Ci penso mentre imbocco via Montenapoleone. Chissà perché quando arrivo qui lo stimolo a far pipì è altissimo. Vado vado. Le gambe e il fiato girano bene. Nonostante il caldo, nonostante lo smog che mi entra nei bronchi e mi secca completamente le labbra, la gola. La gente è intorno curiosa o indispettita a trovarsi gli spostamenti bloccati. Il barista che l'anno scorso ridacchiava prendendoci in giro, quest'anno sorseggia un vino rosso e parla con un altro di qualcuna che ha salutato e che conosce. Chissà, magari in quest'anno si è innamorato.
Al ristoro berrò. Mi spugnerò. Corso Sempione brucia. Il sole picchia. Le labbra sono ormai arse. La mia velocità si è abbassata. I Ghisa sono insofferenti. Io peggio. Arrivo all’arena. Entro. Ho corso a sensazione. Giro della pista e passo il traguardo.
Vado in cerca dell’acqua. Le donne arrivano a fiotti. Il campo è pieno. Riparte la musica. Ovunque ci si accampa. Ovunque si maledice questo correre a mattina tardi. Anche la stramilano è così. Sarà. Mi fa male un polpaccio. Bevo.

Faccio stretching. Controllo le labbra. Definitivamente screpolate. Ma mi sono risentita. Ci sono tutta e tutta cambiata. Mi piace. Ci vorrà un po’ di tempo per prender atto del nuovo assetto dentro e fuori. Il polpaccio fa male. Vado verso i massaggi. Siamo in un gruppetto ad aspettare. Parliamo. La ragazza con il completino rosso lavora dodici ore al giorno, poi si butta fuori a correre, torna prepara cena, cura i bimbi, il marito e poi crolla. Ride. E’ una cura contro l’insonnia. Un’altra beve dalla bottiglietta e racconta che lei esce alle sei di mattina. Tutti i giorni. Ride anche lei. E’ una cura contro l’ansia. La signora che ha appena finito il massaggio dice che si sente rinata da quando ha abbandonato la palestra per l’asfalto.

Tocca a me. Mi stendo. Assaporo il rilassamento che verrà. La maga accarezza i piedi. Chiede se corro da molto. Si vede dai muscoli dice. Mi lascio andare. Sento che passa le dita sui piedi. Li osserva. Zac. Un dolore lancinante arriva fino alle orecchie. Lancio un urlo. Si avvicina ridacchiante al mio viso: “ Pensavi di rilassarti eh? Pensi troppo ragazza mia e il tuo fegato sta macinando un sacco di emozioni. Periodo di primavera, ma tempo forte per una montagna di altre cose…” Mi frantuma ancora un po’ mostrando al pubblico non pagante un trattamento di riflessologia plantare. Mi rialzo. Sgamata in un’alluce, non mi era mai accaduto. Sorrido. Qualche consiglio sulla respirazione e la ringrazio. Il male al polpaccio c’è ancora. In compenso ho il fegato che pulsa. Primaverile e femminile come i miei pensieri.

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 14:35 | commenti (2)


sabato, maggio 14, 2005
 

Bum Bum il cuore batte, fa Bum Bum (corsa-backstage)

 

Stamani il meccanico del mio telaino da corsa ha detto compiaciuto che il mio cuore batte 45 volte a riposo e 70 volte sotto sforzo. Soffio anche come un mantice e ho una massa corporea invidiabile.

E io che sono entrata nello studio, sentendomi sotto il tappetino, incapace di compiere gesti con una minima sincronia, ora mi sento atletica, scattante… pronta a stemperare questo bendidio di fisico in un sonnellino gratificante sul divano.

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 15:28 | commenti (13)


martedì, maggio 10, 2005
 
Viaggio nelle terre d'Islanda
Ogni anno, dopo un mese di vita al mare, nell’appartamento preso in affitto, ritornavo nella casa dove abitavamo. Mi sembrava che le proporzioni dei mobili fossero cambiate. I muri avessero altri colori. Gli odori non fossero più gli stessi. Chiedevo che cosa fosse avvenuto.
Nulla. La risposta.
 
E’ una settimana che sono tornata dal viaggio in Islanda. Misuro costantemente le proporzioni delle percezioni del reale che ho in me e fuori di me. Nella stanza interiore della “no-man’s land” faccio ordine tra caselle colme di sentimenti nuovi, e caselline ormai vuote. Sensazioni differenti di fronte a gesti quotidiani. Ora con passaggi leggeri ed ora con pesantezza e fatica. Mi chiedo che cosa sia avvenuto.
Tutto. La risposta.
 
 
Inizio
Sono circa quattordici ore che siamo in viaggio. L’arrivo all’aeroporto di Copenaghen ha coinciso con il passaggio attraverso la porta principale verso il Nord Europa. Si scende e si sbarca in un luogo scandito da pochi rumori, suoni ovattati. Il silenzio fa da ritmo. La gente parla con toni di voce bassa. Mi ci abituo velocemente. Si riparte quando ormai è sera. Tre ore di volo ancora verso il Nord. L’ora segnata dall’orologio viene anticipata di due tacche. La luce perdura fuori. Costante.  Dopo un giorno di sola frutta e insalata addento la cotoletta di Icelandair-Moments con un appetito famelico. Avrei sbranato direttamente un tacchino intero coperto di sottilette e pangrattato. Il Kaffi scorre scuro nella tazza tra il disgusto dei compagni di viaggio ed il mio compiacimento.
 
Poi l’aereo si piega. Il sole all’orizzonte scompare. Scendiamo tra le nuvole. Lo sguardo è sul motore giallo ocra immerso nel grigio nebuloso. Improvvisi squarci colpiscono lo stomaco e la mente. Montagne innevate, vulcani, il nero ed il verde brillante che si sovrappongono a piccole discese bianche di ghiaccio. Non esistono alberi. Non esistono costruzioni. Sullo sfondo solo una strada rettilinea che continua oltre la visuale. L’unica. Intorno il nulla. Sono circa le ventitré, ora italiana, ed il sole appare all’orizzonte come un disco rosso viola.
 
Reykjavik
Finalmente è notte. L’autobus ci porta verso Reykjavik. Intorno sterminate distese di lava e muschio. Alla nostra sinistra monti  tondeggianti e sulla destra si intravede il mare. La bonazza-colleghina siede accanto, invia messaggi e ne riceve. Sembra una centrale di smistamento sms. Guarda fuori. Dice che è un luogo affascinante, ma noioso e ripetitivo. Sento che in questo silenzio assoluto si possano toccare punte di totale meditazione fino a sfiorare comprensioni profonde. Come accade sulle Alpi sopra i duemilacinquecento metri, come accade in barca a vela in mezzo al Mediterraneo, improvvisamente la natura riprende le sue radici dentro di me e mi sento radicata di nuovo in questa terra, in questo presente. Non lo esprimo. Sorrido. Diego, l’altro compagno di viaggio, è sul sedile posteriore, agita parole e dopo qualche minuto sonnecchia. Lo vedo proiettato sul vetro, confuso sulle dune di muschio e di lava ormai  in penombra.
 
Arriviamo a Reykjavik. Case a due piani. Tetti metallici. Strade larghe e vuote. Intorno il mare scuro. Crolliamo sotto i bianchi piumini leggeri. Ci svegliamo perché la luce che inonda la stanza è quella della mattina piena. Sono quasi le sette.
Bicchierini di olio di merluzzo a disposizione degli ospiti a colazione sono l’inizio in un viaggio di sapori nordici, dove agnello e pesce freschi sono esaltati da cotture leggerissime. La luce continua ad inebriarci fino a sera tarda. Gli interessi economici delle multinazionali dell’energia sulla conferenza a cui stiamo partecipando danno solo un’idea dei possibili sviluppi di quello che appare oggi ancora avveniristico. Lo dice anche Ivar, norvegese legnoso come il mobile IKEA di cui porta nome, che mi siede accanto durante un’interminabile cena.
 
Terre di Mezzo
Finalmente è tempo di andare in cerca di elfi, folletti e siamo improvvisamente nella Terra di Mezzo. L’auto a noleggio passa su strade sterrate e per piste asfaltate. Ci fermiamo in un ristoro che sembra la versione islandese di Baghdad Cafè. Le due donne che lo gestiscono stanno pulendo i vetri esterni complici e ridanciane. Intorno il vuoto. Loro indossano tshirt a maniche corte. Il sole splende ma la temperatura esterna è a circa 4-5 gradi C. Appaiono felici e serene. Vorrei stare qui per il resto della vita. Proseguiamo. Diego guida. Io scrivo appunti e guardo intorno. Scatto foto e memorizzo emozioni per successive scritture. Come quando corro e non posso scrivere. La bonazza messaggia continuamente. Le cascate d’acqua sono talmente potenti, talmente totali da entrare dentro e sbaragliare tutto. Condividiamo poco ciò che vediamo. Forse per pudore, forse perché li viviamo in modo diverso, al di là delle esclamazioni di stupore ad ogni nuova scoperta. Ed è viaggio in un’altra dimensione. L’energia qui scorre direttamente dalla terra, ce la si sente dentro. E sono forze ataviche, quasi senza nome. Mi sento piccola piccola sulla spiaggia nera di lava in mezzo alle pulcinelle di mare. Il sole sta iniziando una discesa che durerà ore. Dietro la collina a ridosso della spiaggia, sul muschio verde, minuscole casette di pietra. Vorrei bussare. Magari mi aprirà qualcuno con le orecchie a punta e il sorriso curioso e impaurito. Sorrido.
 
Tempo liberato
Il Rutur è il giro dei locali di Reykjavik che occupa da mezzanotte alle cinque di mattina nel fine settimana i ragazzi e le ragazze che sembrano tutte cugine di Biork. Mi ci immergo solo per qualche ora. Mi diverte, ma non mi appassiona. Ho bisogno di riposare, di lasciare scorazzare i folletti nei miei sogni.
I locali, anche con la musica a pieno volume, non sono mai eccessivamente chiassosi. Adocchio un bar dove verrò sabato mattina a bere yogi tea, quando farò il giro di acquisti di CD di musicisti locali che mi sono fatta indicare. Torrini, Moltersten, Muggison, KK Band ora sono parte dei suoni di casa.
 
Prologo
Il rientro è stato forte quanto il viaggio. Non è stato il solito rientro da uno spostamento. Già perché ferie, tempo libero spesso fanno solo traslare  gli assi del nostro microcosmo. Pochi sono i viaggi, di solito ai confini dell’impero, che cambiano i termini del contesto in cui siamo immersi. Con i compagni di viaggio ci siamo evitati per qualche giorno. Silenzi e quasi un riprendere cura di gesti semplici come svegliarsi e dormire, come mangiare, come scrivere, parlare ed incontrare. Ora scorrono le giornate e dentro scorro io con passi alterni leggeri e pesanti, in momenti in cui il tempo si incurva e si appiattisce e altri in cui sparisce letteralmente.
Un solo pensiero: la prossima volta, busso.
 
 
postato da sisternet | categoRia tempi liberati, sensi liberi | 17:52 | commenti (7)


lunedì, maggio 02, 2005
 
 
Esclusivo!!! Sensazionale!!!!
 
SISTERNET - Il personaggio della settimana risponde al  questionario di Io DONNA dopo aver attraversato mari e volato per l'Europa e aver trascorso una settimana ai confini del mondo!!!
 
Tratto principale del tuo carattere?
La curiosità  e la dinamicità
La qualità preferita in un uomo?
La schiettezza, l’intelligenza emotiva, la non paura dei cambiamenti.
E in una donna?
La solidarietà sincera, la collaborazione sul lavoro, l’ascolto.
Il suo miglior amico?
Diversi. Cambiano nel tempo
Il tuo principale difetto?
Non avere il senso del tempo e sprecare energie su mille interessi
La persona a cui chiederesti consiglio in un momento difficile?
Dipende dal problema
Il suo sogno di felicità?
Troppo bello da esser raccontato. Comunque solare.
Il suo rimpianto?
Per ora non ne ho. Spero di poter dire la stessa cosa tra cinque anni.
L’ultima volta che hai pianto?
Una settimana fa (sembra un anno). Di solito piango quando mi sento impotente.
Il giorno più felice della tua vita?
Sono mille e mille momenti. Mi sento fortunata.
E il più infelice?
In assoluto non saprei, anche i momenti di dolore e di impotenza, con il tempo parlano e si ricompongono.
La persona scomparsa che richiamerebbe in vita?
I miei nonni. Avrei tante ricette da chiedere e saperi non tramandati.
Materia scolastica preferita?
Filosofia
Città preferita?
Berlino e Parigi
Il colore preferito?
Arancione
Il fiore preferito?
Anemoni e rose, ma ho scoperto da poco la bellezza delle orchidee.
L’uccello preferito?
Il picchio verde. Lo incontro nei boschi spesso.
Bevanda preferita?
Un bicchiere di vino rosso. In questo momento Aglianico del Vulture.
Il piatto preferito?
Fettucce di Gragnano con il sugo di pomodoro fresco, il basilico fresco d’orto. Fumanti.
Il suo primo ricordo?
Nel giardino di casa nascosta in mezzo ad enormi cespugli, avevo creato un nido dove nascondermi insieme a libri e oggetti che sentivo miei.
Libro preferito
Cassandra di Crista Wolf, Le memorie di Adriano della Yourcenar, I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, Camere Separate di Tondelli. Posso scriverne ancora?
Autori preferiti in prosa
Attualmente Vittorio Tondelli, Elena Ferrante e poi ora tra i scrittori noir Gimenéz-Bartlett e Marcello Foìs.
Poeti preferiti?
Tra i viventi, italiani, Franco Buffoni direi, poi i giovani tra cui Inglese, Raos e ancora le donne Alda Merini, Patrizia Cavalli, Chandra Candiani ma le preferenze poetiche cambiano con il mio stato d’animo.
Cantante preferito?
Patti Smith, Bjork, Annie Lennox, , Paolo Conte, Samuele Bersani e poi Fossati. Dall’Islanda mi porto come scoperte i KK, Torrini e Bubbi Morthensen. In genere ascolto più i testi che le musiche.
Sport preferito?
Correre correre correre
I suoi pittori preferiti?
Balthus, Bacon. Ma preferico le sculture… Brancusi, Giacometti sono emozionanti per come dimostrano che la materia possa essere leggera.
La trasmissione TV più amata?
Blob, ma non ho televisione. Così mi ipnotizzo davanti a qualsiasi immagine che mi scorre davanti agli occhi. In genere conosco tutte le pubblicità del momento. Mi divertono.
Film Cult?
Baghdad Café
Attore preferito
L’Anna Magnani de La Rosa Tatuata. Fantastica: donna coraggiosa e femmina allo stato puro e senza sconti. Per il fisico e il fascino in questo periodo Luca Zingaretti. Accetto notizie per uscirci a cena.
Canzone che fischi più spesso sotto la doccia?
Non fischio, non canto. Lascio scorrere i pensieri. E ascolto il suono dell’acqua.
Se dovessi cambiare qualcosa nel tuo fisico, che cosa cambieresti?
Ci sono parti che odiavo, ma adesso siamo diventati un gruppo di buon amici.
Personaggi storici più ammirati?
I politici della mia infanzia. Tutti e tutte. Erano belli e facevano ancora politica.
I nomi preferiti?
Aurora, Filippo.
Quel che detesti di più?
Il nascondere le insicurezze dietro schemi, l’appiattimento elitario e in genere la stupidità arrogante.
Il dono di natura che vorresti?
La sintesi
Come vorresti morire?
Dormendo, come se fosse un sogno.
Stato d’animo attuale?
Primaverile. Inquieto e creativo. Ora sto facendo le pulizie. Totali.
Le colpe che ti ispirano indulgenza?
Quelle ispirate dall’amore.
Il tuo motto?
Si procede per sottrazioni. Continue.
 
postato da sisternet | categoRia sensi liberi | 15:10 | commenti (4)