Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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venerdì, settembre 30, 2005
 
Corri che ti passa
Ore 18.52 Parto dalla casina ospitante. Tornando in auto dall’università, ho superato un gruppo di gazzelle in allenamento veloce. Le nubi nere sulla montagna non promettono nulla di buono. L’aria è umidissima. Sulle spalle, nella mente giorni di intensa attività cerebrale e di relazioni che spezzano i desideri e il tempo. Non voglio pensarci, altrimenti mi fermo. Indosso meccanicamente le scarpe, provo il nuovo completino della Mizuno, azzero il cronometro. Stasera un unico lap, lungo almeno un’ora per disintossicare le emozioni, per liberare le sensazioni.
Vado sul rettilineo. L’ho misurato passando in auto. Sono 2kmi e 400 metri. Tocco un muretto che mi fa da fondo vasca e torno indietro. Comincia a far buio. Qui la luce è scarsa. Non ho voglia di smettere ora. In mezzo alle auto, cercando di trovare spazi visibili mi dirigo verso la pista ciclabile che addocchio il mattino dall’auto. E’ una pista lunghissima, penso che ci potrei girare per giorni e forse arrivare oltre frontiera. Appena arrivo, scopro che il fondo è in asfaltoe l’illuminazione è da stadio. Le articolazioni mentali pronte al cemento si rilassano. Sorrido. La mente si libera. Niente più paura delle auto, dello schivare ombre e coni di buio. Il pensiero si può concentrare sul passo e sul respiro. Mi sto divertendo e improvviso un pensiero va al senso vitale dell’esser precario nel mondo della ricerca. Una pista ciclabile da’ la stessa sensazione di un contratto di ricercatore. Puoi finalmente lavorare.
Ecco perché ogni tanto ho la sensazione di correre in autostrada contromano.
 
postato da sisternet | categoRia | 15:24 | commenti
 
Nulla di buono sotto il cielo
In due giorni due stoccate e attendiamo la pugnalata finale della riforma elettorale.
 
DDL MORATTI Sull'università - Una prima nota preoccupante è che l’UNICO voto contrario in Senato arriva dal senatore a vita Giulio Andreotti. L’opposizione si è astenuta, come se l’astensione avesse un valore di forte dissenso[n.d.r. cazzo cazzo cazzo NO che non ce l’ha. Ma alle scuole del partito che cosa vi hanno insegnato?]. Ecco quindi, a malincuore, colui che ha dato la corretta risposta al disastro provocato dalla sigra Moratti
 
Giulio Andreotti
 
LA FINANZIARIA Ora, visto che come jena faccio fatica a mandare giù nello stomaco più di una carogna al giorno, ho rimandato da ieri ad oggi lo sguardo sulla finanziaria. Apro due quotidiani on line.Tagli qui, tagliuzzamenti lì. Sembra tutto pulito, sembra che tutto torni, anche le tassazioni sulle infrastrutture energetiche che ci ritroveremo indirettamente nelle bollette. Strano mi dico. Poi zic, scopro il danno, anzi no, IL DANNO:
da “Ilsole24ore” on line –
“Autofinanziamento per le Authority (Consob, Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, Autorità per la garanzia nelle comunicazioni e Commissione di vigilanza sui fondi pensione): dal 2007 cessano, infatti, i trasferimenti erariali alle Autorità (Garante della privacy escluso), che dovranno assicurare la funzionalità tramite il mercato nel quale operano, con la fissazione di quote di contributo a carico degli utenti o l’aumento di quelle attuali. Le Agenzie fiscali saranno finanziate in base al livello di incasso legato alla crescita degli adempimenti fiscali, di accertamenti e controlli”
 
Ora che senso ha un organo di controllo pubblico che si autofinanzia? E non erano scatole vuote. Anzi.
 
p.s. sul senso di una banca del Sud inserita da Tremonti come suo giochino autoerotical-economico, la sister-jena ha deciso di andare a farsi un Ricard. Digerire troppe schifezze fa male alla salute.
postato da sisternet | categoRia sister jena | 14:49 | commenti (2)


giovedì, settembre 29, 2005
 

Ma dove sei finita?

Sto sul pezzo...mica è una cosa semplice...

Che credete?
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 17:11 | commenti


domenica, settembre 25, 2005
 

Allenamenti mentali da precaria di lusso

E' da ieri sera che mi ripeto "sto sul pezzo, sto sul pezzo sto sul pezzo sto sul pezzo" e poi mi dico anche per "prendere una mandria di bisonti se ne affronta uno alla volta" (citazione di un film su gang americane e poi mi metto al computer e scrivo scrivo. Scrivo progetti, documenti. Weekend lavorativo. Ora smetto e parto. Il mio lunedì inizia stasera. Vado a farmi un caffè all'autogrill.

postato da sisternet | categoRia | 20:29 | commenti


martedì, settembre 20, 2005
 
PACS QUESITO
Perché Ruini non ha detto che anche i lavori precari sono incostituzionali? che rendere un meccanico o un collaboratore un consulente a partita iva è contro il senso dell’unione duratura e della costruzione della tanto amata e santificata famiglia, perché? perchè non ha detto che il precariato sistematizzato rompe e annulla le capacità di progettualità individuale e di relazioni a lungo termine? Perchè? Ecco solo qualche buon motivo per proporre un referendum sulle PACS.
postato da sisternet | categoRia sister jena | 14:27 | commenti (3)


lunedì, settembre 19, 2005
 

Dove si narra di 24 chilometri, tre cappelli da chef e un keniano
 
Sono stata indecisa per qualche giorno. Alla fine hanno deciso il destino, quel senso di passi piccoli che ho in questo tempo e la mia curiosità.
Ieri mattina sono andata a correre per 24  chilometri a Lonate Pozzolo, nel Parco del Ticino. Indecisa fino all’ultimo momento, rispetto ad un’altra corsa sull’Adda che l’anno scorso aveva meritato i tre cappelli da chef per il ristoro finale, quattro alberelli per la location e tre stelline per l’organizzazione. Indecisa perché l’Adda è un bel richiamo, perché un 27 chilometri in compagnia del biondo in dark look mi fa sorridere al pensiero, perché nella fase organizzativa ci si sente tra il drogato e il pusher. Ormai si gira proponendo solo roba buona. E da quando corre anche Settore, ai ristori finali la richiesta di piatti che siano all’altezza della corsa è in tono con il senso cromatico dell’evento, anche se permane il suo smarrimento nell’utilizzo delle posate di plastica. Sorrido.
Il Keniano mi ha seguito in autostrada con la duetto dei fiori, il compare era già all’alba in posizione di partenza. Tempo piovoso. Pioggia fine fine. La mia preferita.
 
Partenza e subito saluto il keniano che con sguardo furbino scatta dentro i pantaloni della vecchia tuta tagliati al ginocchio e la maglia tecnica della salute. Il sentiero è un sali scendi continuo. Il Ticino, l’acqua che scorre vicina appaiono quasi subito. Il primo ristoro è una sorpresa, nel senso che non pensavo di aver percorso già cinque chilometri. Pioviggina sull’acciotolato e sui sentieri in mezzo ai boschi. Funghi a mazzi. Pochi gli incontri. E intanto scorrono davanti agli occhi centrali elettriche dismesse, dighe, canali e impianti di cemento che servono per creare le cadute d’acqua che possono far girare le turbine e alberi, che sembra di stare alla Gardaland dell’energia rinnovabile e poi verde e poi la pioggia addosso. [Chissà a Trezzo come va] E poi il ristoro nel sottopasso con il vecchietto a dare il brodo fatto in casa con un compagno che dice “le gha fatt lù, mica la su miée”. Come dire di no? E giù il brodo caldo che sa di pollo buono e di cipolla e carota.
E se non fossi nella corsa starei qui a discutere su come lo ha fatto.
 
E poi dietro l’angolo la salita da Gran Premio della Montagna. E poi si ripassa a zig zag su ponti, scalette e giù di nuovo lungo gli argini. I chilometri segnalati sembrano numeri. [chissà in che paese siamo] e poi via sotto le frasche e in mezzo ai campi [che bello che piove]. All’improvviso ecco la civiltà, ecco il rombo dei motori degli aerei che stanno arrivando a Malpensa. Si passa a ridosso della pista di atterraggio e poi si rientra nel bosco. Improvvisamente il sentiero diventa un rettilineo con i solchi dei carretti sotto le chiome di alberi centenari. Il cartello scritto a pennarello dice che siamo su una strada comunale del 1830. Poi spuntano residui bellici, ma che raccontano di uomini e vita quotidiana. Qui, racconta un altro cartello, era una dogana e qui un pezzo di lavatoio tedesco e qui oddio eh sì sembra, anzi è una pista tedesca per aerei. E qui dove partiva la brughiera. Il bosco se ne è impadronito completamente. E poi gli ultimi due chilometri. Fatica. E all’arrivo poco o nulla. Solo tè caldo, nutella e marmellata. Non ho fame IO VOGLIO IL RISOTTO!!! Così la corsa si conclude con un cappello da chef (merito del brodo); quattro alberelli e una stellina (almeno tre i bivii non segnalati).
E il tempo finale? Bè 24 chilometri in 2ore e 23 min. Il keniano ha impiegato 1 ora e 50 min, ma dice che non ha sentito gli aerei e non aveva visto le centrali. Beato.
postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 17:41 | commenti (1)


martedì, settembre 13, 2005
 
Come il 2 ottobre di tanti anni fa…
[Questo post è dedicato a LU_LU e a tutti coloro che si lamentano di non trovare più gli Strudel ai fichi neanche negli Autogrill]
 
... oggi è il secondo giorno di scuola. Mi riavvio scegliendo la colonna sonora di questa giornata. Direi che va per Us3 Hand on the torch, Bluenote. Perfetta. Ieri quattro riunioni e qualche telefonata hanno annullato ogni mia velleità di scrivere. Sono stata premiata con uno stageur. Rimarrà con me fino a gennaio. Sembra una via di mezzo tra Michael Moore e un americano che gira con un fucile a pompa sotto il sedile del pickup. Mi sento fortunata. Anche perché ho in tasca queste…
 
Le ho prese velocemente quando sono state gettate giù dal palco domenica sera. Già, perché domenica sera ho visto gli OfflagaDiscopax. Geniale reading. Geniali loro. Geniale Cinnamon.
 
Cinnamon il piccolo consumatore (Offlaga DiscoPax)
La sparizione delle sagome dei camerieri fuori dai ristoranti
Non è avvenuta in una data precisa. Sono cose che
Misteriosamente accadono, come la comparsa dei
Biscotti Togo al cioccolato.
 
Tutto è cambiato. Prendete il ciungam.
Quando ero piccolo il massimo erano le ciungam a palline
Dentro la boccia. Una cosa va detta: anche se i telefilm erano
In bianco e nero c’era sempre una cosa a colori: la boccia
delle ciungam. Poi sono venute le prove tecniche di
 
trasmissione. Se eri fortunato ti poteva capitare di avere
un amico con l’antenna esatta che captava la Svizzera o
Capodistria. Tele Capodistria era un vulcano di emozioni:
film partigiani dove i tedeschi erano cattivi e i partigiani
buonissimi e intelligentissimi. Un paradiso socialista.
 
Dopo le palline sono arrivate le Riprova sarai più fortunato.
Le più ambite erano quelle di Fort Apache. Se superavi la prova
Potevi lanciarti sulle Brooklyn, la gomma del ponte.
Al tempo però le ciungam avevano un mucchio di sapori in più.
Il meglio, il più rivoluzionario era il Cinnamon.
Il Cinnamon era il vero gusto da  Black Panters, da MalcomX.
Il Cinnamon è la cannella, ma non vale. Il Cinnamon, quando
è arrivato il riflusso, lo hanno abolito: evaporato, sparito!
Uno andava al bar e trovava solo le Centerfresh, quelle con
dentro il liquido. Ciungam da “maggioranza silenziosa”.
La Sinistra calava ed ecco comparire le ciungam del capo
che mangia pesante. Pesante Σ Erano tempi difficili.
C’era chi si dava alle Stimorol danesi, chi si drogava con le
Dentigomma che si trovavavano solo in farmacia.
 
Poi il miracolo: un giorno, al Circolo Gramsci, preso
dallo sconforto per aver scoperto che esistono
le Big Babol Revolution ho gettato l’occhio dietro
i boeri e alle liquirizie Goleador: le Cinnamon erano tornate!
 
Strano che l’Unità non avesse detto niente.
 
Alle Cinnamon e a tutti i compagni caduti
bisognerebbe dedicare una piazza davanti a un ipermercato.
Max Collini, voce testi e ideologia a bassa intensità per gli OfflagaDiscoPax
postato da sisternet | categoRia tempi liberati, sensi liberi | 15:53 | commenti


giovedì, settembre 08, 2005
 

Scadenze

La Geniale ha perso la Garanzia e anch'io non mi sento troppo bene. Ormai all'idea di percorrere chilometri e oltrepassare caselli di notte e di giorno ci viene una sottile nausea. Ci sono però due cose che facciamo fatica ad escludere dalle nostre diete: il gelato al cioccolato e le mezze. Intese come maratone. Sorrido.

postato da sisternet | categoRia barlafus, ai ran iu ran | 19:22 | commenti (4)


lunedì, settembre 05, 2005
 

In viaggio ai confini

Marco Polo lasciava a Venezia una società la cui musica era fondata sulla fede.
La fede che uno più uno sia uguale a due.
In Oriente il Gran Khan gli dirà che le freccia è diversa dall’arco,
E che il bersaglio si muove continuamente.
Signori e Signore
Marco Polo”

Flavio Giurato, Marco Polo

Si passa il giorno a sentire il mare, ad osservare il tempo che scorre e il colore delle colline in lontananza e della terra arata. Si indovinano le coltivazioni, si sentono le case, si passa la mano sui muri per scoprirne la storia, si ascoltano i cibi sotto il palato. Ci si ritrova in un articolo su Diario. Nella centrale geotermica è come entrare in gioco di meccano gigantesca, e la foto vicino ad una plancia di comando dismessa mostra i nostri volti in sorrisi infantili. Si osservano trasformatori e le cassette per operai. Si pensa che in fondo, la vita ti schiaccia, ma che basta svoltare, lasciare scorrere ed essere qui. Mentre il pensiero ruba energie, si fa i conti con ciò che è là, con altre priorità, con il deserto e le vernici, con i pagamenti e le assenze di progetti. Si parte pensando che i libri ci faranno compagnia e li si dimentica vicino alla porta. La guida allora diventa uno strano caso di cane ucciso a mezzanotte, e il ritrovare lì ampliato il terrore di rompere schemi e di avventurarsi nel caos della città e della vita.
 
La sicurezza dei numeri primi nei libri e il messaggio continuo e ripetuto dalle casse dell’auto: “Marco Polo lasciava… “  Caldo troppo caldo. Le scarpette ammuffiscono e il bisogno di distendersi nelle onde, sotto il pelo dell’acqua è forte e riempie i sogni. Le scarpe sono lì, insieme allo sguardo che studia stradine di campagna in mezzo ai filari. La voglia è là qualche metro in mezzo all’acqua salata che mantiene a galla corpi, anime e sogni, in mezzo al muoversi placido e disteso in un altro elemento che faccia rinascere ad ogni respiro. Basta un paio di occhialini, basta tuffarsi in là, bastano uno schema rotto e un’ellissi poco algebrica.
In fondo,uno più uno non è uguale a due.

 

postato da sisternet | categoRia tempi liberati | 20:23 | commenti (4)