Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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lunedì, ottobre 31, 2005
 
Nigtswimming #2 05.10.30...7 giorni dopo
Lunedì, presa dall’entusiasmo mi sono iscritta alla 10 chilometri organizzata da Radio Deejay. Poi un senso di malessere dopo tre giorni di ascolto del programma di Linus. Con tutto rispetto, ma questa è una corsa per il suo compleanno. Sale pure a galla il ricordo di una corsa veloce che aveva organizzato in primavera. Brrrr. Forse sono troppo snob. Preferisco correre con il gruppo Michetta o quelli de i Fanfulla. Ecco. Leggo il mio piano di allenamento. Il guru dice che dovrei correre un 20 chilometri con allunghi di un chilometro ogni due. Passo in rassegna le possibilità. Busto Arsizio maratonina.
Mi iscrivo sabato quasi alla chiusura delle Poste, anche se mi sembra una cinesata. Stamani, indecisa tra il dormire e l’andare, mi capitombolo giù dal futon. Arrivo alla partenza alle 9.00. Ritardissimo. Il tempo di scaldarmi e mettere il chip. Entriamo nei cancelli di partenza. Bum e si parte. Veloce. Piatto. Piatto. Due giri. Periferie di Busto. La gente va velocissima. Anche troppo. Poi penso all’allenamento: due lenti e uno veloce. Mi serve per non utilizzare le scorte di zuccheri e per affrontare il muro dei 35 chilometri. Fra una settimana. Oltre oceano. Quindi allungo e poi lentino, lentino, allungo. Al secondo giro, fatichissima. Affronto tutte le mie paure passetto a passetto. Mi ricordo che non ho fatto colazione. Oggi niente nebbia. Sole e basta. Se ci fosse la nebbia oggi potrei immaginare un paesaggio che invece esiste ed è solo la periferia residenziale di Busto-Castellanza. Mi sorpassa uno con la maglia del Milan. Penso a S. Siro. Mi concentro. Sono più lenta del primo giro. Ad un certo punto un vecchietto che sta dipingendo un acquarello mi supera. Lo riprendo. Tiene la tavola agganciata e poi ha i colori in una serie di bicchierini inseriti in una cintura. Oggi nessun Pagoda, ma la puntata di Art Attack! Sono di nuovo sul passo e sul respiro. Finisco. 2ore e 6 minuti. Buona. Gironzolo. Chiacchiero. Spogliatoi. Docce. Fra una settimana altro skyline. Anzi "lo skyline!"
postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 18:04 | commenti (6)
 
Nightswimming #01 - 05.10.23
Nebbia tanta. Il naviglio pavese è bellissimo. Campagna e la periferia milanese vista dalla bassa. E poi ancora nebbia e umido. Il casello-casello è stata un’esperienza mistica. Un’enorme ponte lungo quasi 33 chilometri e senza molte possibilità di trasferire altrove l’attenzione. Il compare è partito veloce e il keniano ha detto che con me avrebbe provato una tattica di gara disciplinata. Arrivata al 24 chilometro con un perfetto 6minuti di media, con il keniano che continua a dire che lavora sotto coppia, la mia mente ha deciso che era arrivata. Ci ho impiegato due chilometri a convincerla che se saremmo rimaste lì non sarebbe stato bello. In mezzo al viottolo con i pescatori e le montagne di vermi pronte a buttarsi nel naviglio non ce la saremmo passata bene. Al 26° il riscatto di mente e corpo finalmente in connessione e pure divertite. Mi concentro sul passo. Dopo due chilometri accenno ad un allungo leggero e mi rendo conto che sto tenendo il conto del respiro come se facessi delle bracciate in vasca. Ogni quattro passi inspiro. Sorrido. Il biondo le sta facendo sul serio.
 
Continuo a correre. Ormai il keniano è stato inghiottito dal desiderio di provare il senso della velocità. Supero due tizie-belle figheire che alla partenza si scambiavano commenti sulla pista della 25 aprile. Sento da lontano le campanelle tibetane del tipo che ha deciso di indossare un copricapo a forma di tempio buddista. Din din din din. Allungo il passo. Il sentirle e il perdere la concentrazione coincidono. Altro che gandhiana. Gliele brucerei in un rogo. Chissà la Certosa dove sarà. Comincio a ridere da sola. Mi viene in mente una battuta di “Che mi hai portato a fare a Posillipo…”. In mezzo ad un nebbione fitto fitto fitto qualcuno diceva “aaahh Bella Milano… se si potesse verè!”.
 
Ad un certo punto c’e’ una curva. Non ci posso credere. Una curva!!! Giro. Fischio del capostazione e il cartello “PAVIA” dice che sta per passare un treno sul ponticello sulle nostre teste. All’altezza dello stadio, gruppetto di gente intorno ad un sessantenne collassato, che si rimette in piedi e dice che cammina. Il gruppetto si frantuma e riprende a correre. Vai vai vai. Le strade diventano cittadine come il traffico e i vigili. Inizia il pavè. Sento un dolore che dalla pianta dei piedi arriva alla cervicale. Mi vengono in mente i ponti di Venezia. Già. Un anno fa. Un anno?!
 
Mentre sto pensando a questo una voce celestiale dice “Ma quanto ti ammiro!” Giro il viso e trovo Sektor in assetto da corsa con tanto di giubbottino catarifrangente. Dio, che visione! MEglio della madonnina di Lourdes! Gli salterei al collo. Corre accanto. Mi viene da ridere dalla contentezza! Sulla salitina finale tengo il passo e tiro fuori le ultime energie. Vedo da lontano l’arco gonfiabile che segna l’arrivo. Mi sembra irrangiungibile. Mi viene la nausea. Passato. Tolgo il chip. Dolore dalle varie abrasioni e da tutti muscoli, anche da quelli che non sapevo di avere. Siamo in mezzo alla piazza. Speaker e premiazioni. Il keniano ha preso le borse e zampetta in giro. Ha allungato dal 24° fino alla fine. Se non ci fosse stata la consegna del chip l’avremmo ripreso a Genova.
Din din din. “E’ arrivato Pagoda!” . 
Quando Sektor dice “Piove, vado a correre” penso che siamo pronti per una bella corsa nella brughiera. Magari un altro giorno. Magari domani. Magari dopo un bagno gelato come ha raccontato il medico sportivo delle due atlete cinesi che hanno fatto in sequenza maratona e dieci chilometri, vincendole entrambe. Magari.
postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 17:49 | commenti (2)


venerdì, ottobre 28, 2005
 
Idiozie collettive
(cartellone pubblicitario fuori da un’edicola)
INFLUENZA AVIARIA: Giallo per la morte di un’anatra!
postato da sisternet | categoRia sister jena | 16:30 | commenti (2)


mercoledì, ottobre 26, 2005
 

Ci sono tempi in cui necessito di bolle. Come "Il prigioniero", io vado a cercarmi le mie. Sono bolle emoticon, prive di sollecitazioni, già conosciute e provate e prive di qualsiasi sorpresa. Sono luoghi neutri per il mio cervello e le mie emozioni. Quando sento sfrigugliare i pensieri come i treni sui binari mi auto-isolo. Ci sono spazi-bolla un po’ ovunque. Se sono a portata di un Ikea, l’ideale è il bar-ristorante. Se sono bloccata al tavolo di lavoro ci sono i REM in cuffia o un video dei Tele-tubbies.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 15:33 | commenti (2)


domenica, ottobre 23, 2005
 
Indovina Indovinello
Spaccati dopo un giorno di congresso. Erano in tre. Ora si stanno spartendo Pannella, che vale per due. Chi sono?
postato da sisternet | categoRia sister jena | 20:43 | commenti (3)


sabato, ottobre 22, 2005
 
Domani si corre in qualsiasi condizione meteo!
Finiti gli accordi pregara e la pasta con le melanzane guardiamo il sito per vedere dove sia il ritrovo.
Sister: Guarda nooo non sono 32 kmi. Sono quasi 33kmi
Keniano: Se corriamo troppo in fretta rischiamo di andarci a sbattere, contro il muro
E con queste premesse domani andiamo a berci un aperitivo a Pavia dopo un casello-casello.
postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 22:40 | commenti (1)


giovedì, ottobre 20, 2005
 

A' baita mia

·        Ciao lo sai già?
Faccio fatica a capire chi sia, e il numero non era neanche in rubrica. Che dire? Offro una risposta generica e mi porto in là.
·        Cosa?
·        Che la vecia ha scelto te! Ah sono Pepo
Che non è Pippo, ma che insieme fanno almeno  2 quintali per 4 metri di carne umana assai simpatica.
·        Ma va?!
·        Sì. Mi ha detto:” ho scelto di dare baita a lei [pausa], alla donna matura in carriera.”
·        Ah bello. E chi è?
·        Sei tuu!
Mentre dall’altra parte il quintale se la ride, non so se incazzarmi più per il “matura” o per la “carriera”.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 17:47 | commenti (4)


mercoledì, ottobre 19, 2005
 
Non ho parole…
Dalla Newsletter n.261 del 27 luglio del Garante della Privacy [ndr l’unico Garante che dal 2007 sarà ancora finanziato dall’Erario]

"Le lettere d'amore, le bollette, gli estratti conto, le confezioni medicinali che decidiamo di buttare nei nostri rifiuti non devono finire nelle mani di chiunque o essere esposti a sguardi indiscreti - afferma Giuseppe Fortunato, relatore del provvedimento - perché sono tutte informazioni che fanno parte di noi, della nostra identità. Da esse si può capire molto dei nostri gusti, delle nostre preferenze, dei nostri stili di vita, del nostro stato di salute. Quindi, sì ai controlli per sanzionare chi non rispetta la raccolta differenziata, no a indebite invasioni nella nostra privacy."

E questo che significa in parole povere? Che si possono utilizzare i sacchi non trasparenti. Quindi è impossibile per il gestore del servizio di raccolta svolgere direttamente azioni di controllo per capire chi ha buttato via i rifiuti in modo errato o doloso. I controlli sono stati bloccati alla fonte del problema e spostati a valle, a livello degli impianti. Per capire che cosa potrebbe accadere: ipotizziamo che uno getti via un sacco contenente dei rifiuti pericolosi (eternit o olii bruciati o altro). Dal momento che il sacco è esposto in contenitori pubblici o viene raccolto dal gestore del servizio,  la responsabilità del contenuto e il suo corretto smaltimento va all'amministrazione comunale e al gestore, con deresponsabilizzazione del cittadino o dell'utente commerciale-aziendale.

Il provvedimento è qui. La sua idiozia è descritta sopra.

Dopo che ha commentato Doug mi sono resa conto che sono stata imprecisa e quindi aggiungo un pezzettino... La Privacy è una specie di catena di S. Antonio che si avviluppa intorno a tutti le nostre attività. Io uso i tuoi dati e sono responsabile di usarli sono al fine per cui me le hai forniti, e se tu utilizzi i miei vale lo stesso. Tu hai dei collaboratori? e allora anche loro sottoscrivono che è responsabilità loro non usarli in modo scorretto. Se un giorno scoprissi che i miei dati sono stati usati senza i il mio consenso per fini che non ho firmato, posso andare da un giudice e farti pagare una bella multa e sono previste anche misure penali. Ora spostiamoci sulla grande azienda de a'monnezza. Vale lo stesso. Il netturbino, come altri (il postino ad es.) non può usare i tuoi dati per azioni di marketing o altro, senza avere il tuo consenso scritto. E' qui l'idiozia che qualcuno abbia votato un provvedimento sull'utilizzo dei sacchetti non trasparenti, dopo aver montato un castello di diritti/doveri che sembra un giro del gioco del Monopoli.

Aneddoto: nel palazzo in cui abito il tubo in cui si buttano i rifiuti si intasa ogni tanto. In questi casi posso conoscere l'andamente della vita sessuale di quelli del piano di sopra oppure che cosa hanno mangiato a cena. Dopo il primo momento di disgusto la cosa mi diverte, ma se qualcuno pensasse che si possono utilizzare questi dati diventiamo tutti paranoici. Un condominio è un villaggio globale: voci, suoni, rumori e... a' monnezza..

 

 

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 16:56 | commenti (5)


venerdì, ottobre 14, 2005
 

Bah. Boh. Mah.

Non so neanche più che dire o che scrivere di fronte allo scempio di questi giorni. Devo fare uno scan disk della mia idea di democrazia e di informazione. Lapo e Albano che hanno più spazio di discussioni tra la gente prima che nei media sulla legge elettorale dello sciopero universitario e di quello degli enti dello spettacolo.Probabilmente mi sono già messa in modalità provvisoria. Adesso mi log-out da questa settimana.

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 16:32 | commenti (2)


martedì, ottobre 11, 2005
 

Risolvi il problema aritmetico

Tra meno di quindici giorni, il 23 ottobre per l'esattezza, tiro una pista che va da Milano a Pavia. Sono 32 chilometri e 300 metri misurati.  Visto che i pusher sono altamente tradizionali e qualificati, che si accetta solo roba di qualità con tanto di certificato, tenuto conto delle quote di mercato e dei grammi necessari, quanto dovrò investire?

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 15:54 | commenti (6)
 
Cadean le foglie… Poco rumore per un Autunno tiepido
Dal 10 Ottobre al 15 Ottobre è stato indetto lo sciopero della didattica e della ricerca nelle università italiane. Oggi passa la legge elettorale (perchè diciamocelo pure, passa).
A pochi giorni dalle primarie dell'Unione…
“Sinistra, o chi per te, per favore dì qualcosa… qualsiasi cosa, ma dilla. Anzi no facci sentire che ci sei, che sei tra noi... batti un colpo!”
postato da sisternet | categoRia sister jena | 12:54 | commenti (2)
 
Da Biancaneve a Principe
AAA Rampollo di famiglia industriale (astenersi mattonari) socialmente ineccepibile, finto impegnato, no bambato cercasi.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 12:47 | commenti (7)


lunedì, ottobre 03, 2005
 

Famiglia HIP HOP

-         ciao Sister
-         ciao mamma. Tutto bene?
-         Sì. Bè no.
-         ??
-         E’ che oggi è la festa dei nonni e non è passato nessun nipotino, meno male che ci hai portato tu i dolci.
-         Ma mamma…
-         No hai ragione. Perché tra l’altro ho pensato… insomma ti sembra giusto che tra tutte le domeniche possibili vadano a pescare il 2 ottobre per i nonni, giusto un mese prima della festa dei morti. Ti sembra corretto?
-       ?!!!
 
postato da sisternet | categoRia sister jena | 17:14 | commenti (4)
 
Il giro dell’oca…
 
Domenica 2 ottobre ore 6.45
Fuori è buio. Piove. Tanto. A quest’ora in Lomellina stanno già distribuendo i cartellini a quelli che partono per la 50 chilometri. Prendo le borse, controllo l’attrezzatura anche di soccorso Oggi cominciano le abrasioni dei lunghissimi. Oggi vado incontro ad un 31 chilometri.
 
Passo dal keniano-alias fiorista di Nairobi. Mentre sale sulla Geniale controllo:
-          Hai preso il cappellino e il cambio?
-          No, niente cappello. Poi ho solo una maglietta. Perché? Serve?
Che gli dico? Il keniano ha un’anima blues e correrebbe a piedi scalzi. Si parte. Caffè all’autogrill.
 
E poi giù per la campagna. Arriviamo. Indossiamo le giacchine e cerotti e decido di correre con le scarpe più nuove che ho. Trenta chilometri meritano un po’ di riguardo.Al bar-ritrovo facciamo un controllo del percorso su una mappa e poi ci lanciamo. Il cronometro va. I percorsi si ramificano in mille ruscelli di persone che corrono, camminano. La parte asfaltata finisce e si entra in mezzo alle risaie e ai campi di mais. Siamo soli. Incrociamo un gruppetto. Lo superiamo. Ci superano. Arriviamo al primo ristoro. Mollo la giacchetta. Spiego che stiamo facendo la 31 chilometri e che ci si vedrà al ristoro. I due tizi sui sessanta mi guardano un po’ allibiti, ci danno da bere ma alla fine prendono il giacchino. Riprendiamo la corsa. La pioggia ha smesso. Il mais ci supera in altezza. Passiamo vicino ad un mulino e poi ci inerpichiamo in un bosco. L’anno scorso il percorso era diverso su e giù dall’argine del Po. Questo anno è tutto nuovo. Il vento arriva a raffiche. Sta arrivando un altro acquazzone. Francamente meglio bagnata che sfranta dal calore dell’essere vestita troppo.
 
Scatta la prima ora. Avremo fatto dieci chilometri? Non troviamo più diramazioni. Corriamo, chiacchieriamo. Il paesaggio è magnifico. Il Keniano dice che sta correndo “sottocoppia”. Ride. Improvvisamente su un sentierino nel bosco vediamo il cartello “Ultimo kmo” Il keniano non capisce, non crede a ciò che vede. Io mi sto chiedendo dove abbiamo sbagliato. E in quel momento sbuchiamo a cinquecento metri dall’arrivo, in mezzo ad un incrocio. Blocchiamo i crono. Uno degli organizzatori di fronte alle nostre perplessità ci rispedisce sul percorso. Ci guardiamo. Che fare? Riprendiamo a correre in silenzio.
 
Dopo due chilometri uno dei due personaggi che abbiamo incontrato al ristoro, su una vecchia renault4 ci intercetta e ci invita a seguirlo. Il ritmo della corsa aumenta. Cerco di mantenere la mente libera, ma francamente sto per mollare. Il percorso è quello che abbiamo fatto un’ora prima. Il tizio guida qualche metro avanti. Poi si ferma e mentre si sta fumando una sigaretta ci saluta e ci indica il sentiero che si stacca dalla prima diramazione. Ci chiediamo dove ci siamo sbagliati ed ecco che appare un cartello enorme, con le indicazioni per i percorsi della 31, della 38 e della 50 kmi. Ricordiamo. Eravamo in sorpasso e abbiamo saltato l’uscita. Cazzo. Dopo neanche un chilometro incontriamo un altro che ci sta aspettando. Dall’arrivo lo hanno avvisato che “ci sono due che stanno riprendendo il percorso dei 31” ci guida al ristoro dentro una cascina. Qui dietro il banchetto c’è uno che è la fotocopia di Settore. Uguale uguale uguale. Mentre gli sto chiedendo se tiene anche lui all’Inter, l’altro interrompe i miei pensieri e ci dice di seguirlo.
 
Riprendiamo a correre dietro l’auto che ci lascia davanti ad un bivio. “ di qui fate i 24 kmi, mentre di là andate verso i 38”. Il keniano è scosso. Io tentenno e poi mi butto sui 38. Vediamo che succede. Piove. Scherzo “Ehi oggi ci facciamo la maratona!” Comincio a sentire i dolori alle articolazioni. Non abbiamo idea di quanto abbiamo percorso, di quanto ci manchi. Merda. Il keniano corre forte, io dietro. Al primo ristoro gli voglio dire che da lì in poi andiamo in modalità “risparmio energetico”, che se non sappiamo quanti chilometri abbiamo percorso rischiamo di finire la benzina. Vediamo un “punto di controllo tra 100m” e un cartello che porta “31-38” ci infiliamo in un tunnel stradale dove si sono riparati quelli del ristoro. Beviamo tè, mordo velocemente un pezzo di torta e poi chiedo quanto manca sul percorso dei 31. “ Aah siete quelli che stanno facendo il secondo giro… ecco da qui sono 8 chilometri” e controlla su una mappa. Non ho parole. Non guardo neanche il crono perché vedo gli occhi sgranati del keniano.
 
Riprendiamo sotto la pioggia battente. Su e giù per i campi. Di nuovo qualche boschetto e passaggi sulla sabbia. Rifacciamo i conti mentalmente e poi ce li passiamo a voce. Non ci possiamo credere. Di colpo siamo sugli ultimi due chilometri. Arriviamo aumentando il ritmo. Entriamo dietro una scuola dove c’è il ritrovo. Timbrino e gli organizzatori che ci dicono ridendo “ehi allora fate un terzo giro?” . Ci cambiamo velocemente e torniamo al risotto con la salsiccia, al bicchiere di vino e al pacco gara.
 
C’è una mappa con i percorsi. Controlliamo e rifacciamo i calcoli con un veterano-organizzatore. Nessun dubbio, i conti tornano. Forse abbiamo fatto anche qualcosa in più. Ecco allora i primi 31 chilometri della stagione corsi in 2ore e 46-47 minuti in quella che è per me la “Gualtiero marchesi, l’aimo e nadia delle corse domenicali”: servizio in sala (organizzazione): ottimo; guida ai menù (cartelli): eccezionale; toilettes naturali e non: fantastiche; pacco gara: riso della Lomellina e Riesling Italico.
 

[I ragazzi ci hanno invitato alla prima corsa della stagione 2006: fine gennaio, nei giorni della Merla con docce calde e super-ristoro finale…io ci penso!]

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran | 16:24 | commenti (7)