Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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martedì, ottobre 31, 2006
 

Non accettate caramelle dagli sconosciuti!

ore.8.55 apro la posta in università e trovo una mail da una persona sconosciuta che fa riferimento ad una vacanza in Sardegna. Invio il tutto al responsabile della rete informatica (da poco riutilizzabile pienamente dopo un attacco di virus che è riuscito a bloccare tre sedi)

Sister:  Buongiorno. Sta girando questa email. Potete verificare provenienza e assenza virus?
grazie 
 Dopo due ore ricevo questa risposta

Responsabile della rete: e' sempre buona norma non aprire allegati provenienti da persone non conosciute, come credo lei abbia correttamente fatto.

Ci e' impossibile conoscere la provenienza della mail in oggetto, e sinceramente non mi "arrischio" a verificare di persona la pericolosita' dell'allegato. Semplicemente, lo butti via.

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 13:03 | commenti (3)
 
Gli Eco terroristi
Sproloquio non politicamente corretto....ma francamente...
E’ arrivato l’autunno. La luce del sole arriva obliqua sulla Terra, ma quest’anno si percepisce che il calore non tende a diminuire. Effetto del clima alterato dall’inquinamento? Non saprei. Quello che però incombe è la percezione diffusa è che viviamo in città con un alto tasso di diseconomie. L’aria che respiriamo è densa di polveri sottili, quelle fino ad ora misurate; i tempi di spostamento sono spesso dilatati e la sensazione che siano sottratti ad altro (sonno, letture, relazioni) è sempre più alta. Sono diseconomie esistenti da almeno vent’anni. In questo contesto il tema della protezione dell’ambiente e delle nostre vite diventa, come si dice in gergo, “notiziabile”. L’effetto è che comincia un tam tam di articoli prelevati da giornalisti ignoranti della materia, che esaltano possibili catastrofi e creano scoop inconsistenti. Su tutto questo poi ci sono i personaggi-messia. Sono quelli che sono talmente pieni da sé, che ritengono che nel momento in cui hanno percepito il pericolo che la Terra è un sistema vivente, e che quindi è portato a decadere e morire, hanno un solo compito nella vita. Dire al mondo che morirà. Sai, che scoperta.
La cosa strana è che di fronte al silenzio delle folle, non ne comprendono l’imbarazzo. Anzi pensano che forse non li hanno sentiti e iniziano una vera e propria campagna contro l’imbecillità umana. Ma quanto è terroristica la falsa informazione? Quanto è distorsivo l’effetto di annunciare sciagure senza interagire con chi ci lavora da anni? E tutto perché un mattino il messia di turno si è alzato, ha fatto un colpo di tosse di troppo e si è accorto di essere un numero finito su un pianeta limitato. Domani il messia si alzerà di nuovo nel tepore di casa, aprirà la busta di cornflakes biodinamici, il tetrapak con il latte, utilizzerà il microonde e accenderà televisione e computer, poi prenderà un aereo e andrà in vacanza al caldo in qualche posto sperduto, ma che lo aiuti a superare il trauma della scoperta. Se qualcuno gli chiederà quanto pesa in termini di energia e di risorse la sua esistenza, la risposta sarà che questo è il minimo a lui dovuto dal mondo morente. Se quel qualcuno ripeterà la domanda dicendo al messia che ha risposto alla domanda “perché utilizza” non alla domanda reale “quanto utilizzi”, la risposta sarà che è un problema dei tecnici, non sua.
 
postato da sisternet | categoRia sister jena | 00:09 | commenti (7)


lunedì, ottobre 30, 2006
 

Dedicato a quest'estate che non se vuole andare in vacanza...

... (post scritto a circa 42 gradi, 70% di umidità l'11 luglio2006)

Ore 19.05, il treno si muove. La stazione liberty si apre. Anna guarda fuori dal finestrino cercando di spostare solo i bulbi oculari quanto basta. Meno muscoli muove, meno suda. L’aria condizionata è finta su questo Intercity, ma è meglio delle carrozze degli interregionali che sfrecciano a finestrini aperti e con il rumore assordante da diligenza del Far West.
I vetri piegano le forme dei palazzi. La città si squaglia lentamente, lentamente, nel caldo soffocante dell’afa che scioglie umori e spande sudori e toglie il respiro e spinge i pensieri a girare in moviola.
 
Stamani il viaggio è stato fatto nel corridoio, in un torpore sanato all’arrivo dal caffè offerto da The-man-in-black, che al mattino parla poco, pochissimo. Anna apprezza il silenzio prima del caffè. Due signore hanno disquisito sul gesto di Zidane, anzi una delle due ha sostenuto il tentato omicidio da parte dell’algerino.
Tutto spazzato via dal caffè espresso del bar metropolitano.
 
Poi Anna ha trovato il palazzo, ha oltrepassato la stanza di velluto rosso con gli affreschi del Tiepolo che mostrano imperturbabili e stoici corpi seminudi nell’assenza di aria e di rumori. Un ovattamento che oggi mostra l’odore del velluto pronto a prender fuoco in un’autocombustione lenta e inesorabile.
Si è seduta in mezzo a funzionari ingiaccati, alle donne stirate di fresco. E relazione dopo relazione i corpi si sono scomposti, i trucchi sono crollati e le palpebre si sono appesantite.
 
Qualche guizzo oltre il tavolo dei relatori ha fatto spirare una sensazione di brezza, che era illusoria. Non era più la sensazione che tutto le si fosse appiccicato addosso compresi le redivive conoscenze che le si erano sedute a fianco. Ad un certo punto si erano guardati negli occhi. Lei aveva fatto un gesto e lui aveva immediatamente capito. Na’ tazzurella e’caffè? Così erano ripiombati nel velluto rosso insonorizzato, che colava calore. Erano rimasti lì un attimo. Dopo di che, di fronte ai camerieri che cercavano di mantenersi in forma ghiacciata di fronte a polipi e risotti fumanti, erano corsi giù per le scale ridacchiando e raccontandosi pezzi di vita e desideri. Incredibile. Nel caldo torrido della metropoli Anna è tornata indietro di anni, quando di fronte al mare toscano, davanti ad un tramonto che sembrava non finire mai, si erano riconosciuti.
 
Chiude gli occhi Anna, il vetro sembra colare e quando li riapre lentamente si accorge che attaccato alla porta dello scompartimento è spuntato The-man-in-black. Si siede. Che invidia: lui non cola, e Anna scaccia dalla mente l'idea che sia prova della sua natura bionica. Il suo treno non è partito ed è rimasto per un’ora in attesa di un evento salvifico.
Ora, nell'immobilità dei gesti, l’unica cosa che rimane è pensare ad una benedetta, ghiacciata ed enorme boccia di pirlo.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 14:14 | commenti (1)


domenica, ottobre 29, 2006
 
Lifting Temporale
Ogni volta che si ritorna all’ora naturale (perché è così...vero?) e si tirano indietro le lancette dell’orologio, è inutile. Dico a me stessa che non cambia nulla, ma la sensazione di felicità per avere un’ora di vita in più è lì stampata nel sorriso e nel crogiolarmi a guardare l’orologio rimasto sull’ ora legale e dirmi che in realtà non sono le 10, ma le 9. E così l’ora trascorre, nell’immobilità del godimento, quasi fosse un’ora botulinata, una ruga stirata, uno zigomo riempito.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 11:11 | commenti (7)


venerdì, ottobre 27, 2006
 

WhiSky!

Sguardi persi e vuoti, privi di speranza e invecchiati su se stessi, sulla ripetizione di gesti sicuri, di certezze grigie. Farsi vivere dalla vita, dai giorni che si ripetono, senza sorprese, senza sussulti.

Le atmosfere sono rarefatte, le inquadrature statiche alla Kaurismaki, le luci invernali appiattiscono vecchie camere d’albergo e danno un senso di claustrofobia ai sentimenti e ai desideri.

Whisky è tutto questo. Un film che narra la relazione tra un uomo ed una donna, di età indefinibile, che da misere identità lavorative acquistano vitalità, umanità, desideri. Lui, che è il datore di lavoro, in un calzificio ormai logoro e anacronistico, chiede a lei, la sua capo-operaia di far finta di essere sua moglie per il fine settimana, quando verrà suo fratello dal Brasile.

Gli occhi di lei acquistano un colore, acquistano un sorriso e ricordi. I gesti di cura della casa del sig. Jacobo diventano liberatori di luce, di particolari nascosti dalla polvere. Entrambi si scontreranno con la finzione, con il non essere pienamente quello che dicono di voler mostrare. Lei, appassionata si identifica nelle protagoniste dei film romantici che beve letteralmente in sale semivuote, tutte le sere della settimana, e si comporta cercando di replicare nella realtà una parte dei sogni di celluloide. Lui vuole rientrare nei cliché sociali e borghesi della famiglia, del lavoro e del benessere economico, che in realtà non scalfiggono minimamente il suo amore per la solitudine e l’abitudinarietà assoluta.

Che cosa rimane? L’incapacità di dirsi, immersi in due finzioni profonde, in due miserie umane che di fronte al ritorno alla vita reale prendono due direzioni divergenti: lui riprende i suoi gesti ripetitivi, quasi autistici,  lei non compare più. Forse suicida, forse, semplicemente, altrove.

 

Questo il film. Un film che circola solo nei cineforum. Anzi, la società di distribuzione ha voluto esplicitamente che circolasse solo nei cineforum. Qualcuno, nella locandina italiana, ha pensato  di inserire un sottotitolo: “il nostro amore è un calzino bucato” cercando di attirare spettatori e dar luce a quella presunta ironia di Kaurismaki alla quale si ispirano i registi uruguayani del film.

Martedì sera, nella presentazione della serata, la voce di chi ha insistito per inserirlo nel palinsesto del cineforum locale, dice che uno dei giovanissimi registi si è suicidato la scorsa estate. Purtroppo.

Alla fine del film, ho pensato, che poteva essere stato un omicidio. Anzi, sicuramente.

postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 15:21 | commenti (1)


mercoledì, ottobre 25, 2006
 
Destini incrociati
Ieri ero in una piccola città di montagna.
Dieci ore di lezione somministrata a tre studenti in fase di alta riqualificazione svolta in un 
Centro Polivalente, che di sicuro aveva solo un avviso appeso ai piedi delle scale che titolava 
“l’anno 2006 dedicato alla sicurezza nelle scuole” e di estetico il vicepreside, 
che sembrava Bob Gendolf.
Pioggia ininterrotta per un giorno e una notte.
Camera d’albergo che non rientrerebbe nei film di Kaurismaki, perché troppo triste e 
color maron (qualcuno ha fatto con la matita dei quadratini sul muro per segnare i giorni, 
come in cella)
 
Finalmente salgo in auto e mentre si allentano le tensioni scelgo istintivamente un CD.
Lui è sempre il solito animale da palcoscenico, ma queste parole sono scese dirette 
ad un cuore perso tra invidia e seghe mentali sul senso della vita, la mia. 
Ne avevo bisogno.
 
 
Sometimes I think I've lost my mind
 thought I'd left my past behind
I live my life and all I know is
Follow your dream and don't let go
No one can live for me
No one can see the things I see
I walk this road no one can tell me how to be
It's my destiny
(…)

Lenny Kravitz, My destiny

postato da sisternet | categoRia barlafus | 17:52 | commenti (6)


sabato, ottobre 21, 2006
 
Il bookcrossing della bassa
Che stasera, anzi stanotte Mr.Gamberosso, in mezzo alla via, mentre sorseggiavo il Brugal della buonanotte e pensavo che ci sarebbe stata bene una sigarettina flyingdutchman, ha infilato la mano nella grande sacca, che in autunno prende toni violetti, e mi ha prestato per qualche giorno l’ultimo Nori. In cambio, di fronte ad un bianchino domani, verso il tocco, gli porterò un mio Berger d’annata…
così ho letto qualche riga...

 

da Paolo Nori, Noi la Farem vendetta, Feltrinelli 2006

Quel pezzo di terra che è l’Emilia

Un giornalista ha scritto in un libro che il pezzo di terra che si chiama Emilia, oggi che il rosso delle bandiere comuniste è impallidito, può essere considerato tutt’al più un’infrastruttura tirata su da Dio in persona per consentir agli uomini di crear la Ferrari.

 

Allora è venuto a galla un ricordo lontano lontano lontano. Mi è venuto in mente...

....che quando da piccola, si diceva a casa, che si andava in autostrada e si arrivava all’altezza di Lainate e dai sedili posteriori rosso amaranto della 127bianca di mia zia, vedevo svettare l’A di Alemagna della stazione di servizio, nella mia mente scattava l’assoluta convinzione d’essere vicino ad un aeroporto. Guardavo in alto nel cielo e pensavo che ero sfortunata: non vedevo mai gli aerei atterrare. E mi dicevo che era bello però. Una A così grande era geniale per indicare l’entrata dell’A eroporto. Poi era arrivato il disvelamento dei grandi che non capivano perché cercassi l’aeroporto a Lainate. Era stata la A di LAinate ad ingannarmi, sostenevano. L’aeroporto era a Linate, che con Lainate non c’entrava nulla e allora mi sono convinta che a Lainate doveva esserci qualcosa d’altro. Assolutamente. Così quando ho scoperto che la “gomma del ponte” Perfetti la facevano a LAinate ero molto contenta. Ogni volta che si arrivava a Milano e si superava l’uscita di LAinate,però, io non me ne accorgevo perché il ponte in realtà non compariva mai e allora io mi chiedevo perché continuavano a dire che ci facevano la gomma, a LAinate, se non ci avevano fatto il ponte. Era come dire che a Linate si entrava in aeroporto senza passare attraverso una A gigante.

postato da sisternet | categoRia tempi liberati, barlafus | 02:29 | commenti


mercoledì, ottobre 18, 2006
 

E lucean le stelle su Belleville...

...e meno male! che oggi era un martedì che si era travestito da lunedì sadico. Visto che ieri avevo giusto pensato "bè meno male che ogni tanto capita un lunedì bello"

postato da sisternet | categoRia barlafus | 01:17 | commenti


domenica, ottobre 15, 2006
 
Senza speranza
AAA lavoro cercasi
 
Luogo: bar delle colazioni, mentre su Belleville incombe l’elicottero della pula e i vetri continuano a tremare da almeno un’ora in tutto il quartiere.
Entro e superando il rumore del rotore chiedo un caffè.
Al bancone altri storditi come me da questa presenza inquietante sulle nostre teste, privi della necessaria caffeina per capire che sta accadendo.
Una ragazza dice che sta cercando un lavoretto per il sabato e la domenica e che ha mandato la propria richiesta al quotidiano locale.
Lo sfoglia per controllare.
Così tra un sorso di caffè e un morso alla brioche si scopre che il suo misero “Cerco lavoro per il sabato e domenica. Qualsiasi occupazione purchè retribuita” è stata messa tra lussureggianti “Massaggiatrice bella e completissima. Offresi massaggi thailandesi completi.” E “Badante bella e completa disponibile per signori bresciani residenti”.
Ci guardiamo. Il senso del “completissima” ci sfugge anche se un maschietto propone la soluzione “Casablanca”. Niente da fare. Hanno ragione i leghisti: non c’è storia. Tra i precari la vincono loro. E’ una questione… come dire di predisposizione… oserei dire… di completezza…
postato da sisternet | categoRia sister jena | 20:36 | commenti (1)


mercoledì, ottobre 11, 2006
 

Telegraficamente...

direi che è l'immagine che mi rappresenta meglio in questo momento...  Per i racconti che ho stampato nel mio cervello, ci vediamo domani sera dopo 300kmi, 1 concerto spaziale, 1 relazione ad un convegno su Marte e chissà cos'altro ancora...

postato da sisternet | categoRia barlafus | 18:55 | commenti (2)


domenica, ottobre 08, 2006
 
Il mel_angolo domenicale
Oggi mi sono svegliata con l’azzurro del cielo che riempiva la finestra e ho pensato ai maratoneti milanesi. Giornata stupenda per correre. Ieri era freddo, era bigio, era autunno. Era voglia di zuppa calda e piumone. Era cena e chiacchiera con due amici, al massimo tre. Niente bagni di folla, niente chiacchiericci e musica ad alto volume, niente festa in villa. Erano confidenze e programmi per le prossime settimane, per l’inverno prossimo.
Poi stamani mi sono persa, non so come, presa da rivoli di pensieri e contro-pensieri e pensieri-ombra. Un vero groviglio senza capo né coda. Melanconie e desideri mischiati, tra gesti di cura e stazionamenti fisici e mentali in giro per casa e qualche inerzia.
Poi le notizie fantastiche  da dopo il traguardo  dei 42 chilometri e 195 metri in piazza Duomo.
Presa dall’entusiasmo ho preparato la borsa per fare almeno una sessione di allenamento in palestra. E’ ancora lì vicino alla porta.
Intanto il sole era lì fuori ed io mi sentivo come un orso nella fase del pre-letargo: umore pessimo e desiderio di aver bacche a disposizione fino alla prossima primavera.
Non so come sia avvenuto, il sole è tramontato ed io mi sono ritrovata qui al tavolo di lavoro.
Tra le dita ho la sbobinatura di un intervento sull’arte dei Sacri Monti del Nord Italia all’interno di un seminario sulle Alpi.  E’ un favore che faccio al mio colleghino Superpippo. L’argomento mi incuriosisce comunque, al di là del senso dell’aiuto Speriamo bene…
La settimana è già iniziata. Vado a ricaricare il palmare, a inserirci tutte le cose da metter fuori dalla mia RAM cerebrale, a stendere il bucato e a far il piano delle scritture e degli allenamenti.
Riparto. Piano.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 21:48 | commenti (2)


sabato, ottobre 07, 2006
 
Inaugurazione nell’era glaciale 2
Mentre la nuova sala polifunzionale dell'università veniva inaugurata con tanto di autorità pomposamente richiamate da tutte le più alte istituzioni e alla presenza del sommo vertice, fuori scoppiava il finimondo: acqua a scrosci, tuoni.
Il sommo vertice stava per tagliare il sacro nastro quando avvertì qualcosa di umido salire su per i calzini in filoscozia.
Le borse appoggiate per terra avevano già cominciato a navigare nell’acqua, i tacchi a galleggiare, le signore cofanate ad urlettare. Gli inservienti, richiamati da tutti gli angoli delle terre emerse, furono incaricati seduta stante di trasformarsi in sacchetti di sabbia per evitare l’impaludamento della cerimonia e perdere il posto di lavoro.
E così, mentre il progettista si eclissava insieme al palco, pagato milionate di euro, con i ricercatori ancora precari ad elemosinare un assegno di ricerca dignitoso, il sommo vertice sembra abbia avuto un corto circuito dimostrando la sua natura di replicante virtuale.
Tutto ciò naturalmente è solo fantasia, in quanto i cameraman e i giornalisti sembrano essere misteriosamente periti nel disastro non essendo comparsa alcuna notizia su alcun quotidiano locale o nazionale il giorno successivo all’inondazione.
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 16:12 | commenti (1)


venerdì, ottobre 06, 2006
 

Nuova categoria

Bruno_Bruno dixit merita una categoria propria. E’ un uomo-megafono. Sai che è in un locale, perché senti la sua voce in stereo che si spande per le strade del quartiere. Baritonale e profonda, graffiata, una voce che è una firma. Non potrebbe mai fare un reato e rimanere in incognita. Lo gabbiano immediatamente: prova inconfutabile il timbro della voce con la quale ripete sempre le frasi almeno due volte e il suo ondeggiare sulle punte dei piedi. Bruno ha le scarpe che hanno la punta all’insù. Sono piegate quasi dal suo rollare i piedi. Riesce a piegarle tutte, che sembra alì babà.

Si dice che sia innamorato perso di me, ma non mi preoccupa, Bruno si innamora di tutte. Bruno va a Misti misti (vino rosso e acqua gasata). Una roba che gli permette di avere meno sensi di colpa quando i bicchieri bevuti non si contano sulle dita di una mano e anche dell’altra.

Visto che a fine mese la rendita vitalizia offerta dal comune si estingue, Bruno va a finire sul conto degli altri.

Ai primi del mese successivo Bruno dovrebbe restituire un po’. L’altra sera al Visio…

-          Bruno, casso, questo non dovresti offrirlo tu?

-          Perché? Perché?

-          Siamo ai primi di ottobre, non ti hanno pagato?

-          Certo, ma ho speso tutto in spese superflue… tutto, tutto

-          Sì…ciao. e quali sono ste’ spese superflue?

-          Casso ho speso tutto tutto per l’acqua, la luce, il gas… il gas

postato da sisternet | categoRia ritratti, brunobruno | 17:38 | commenti (4)
 
Tirate (piano) sul pianista
In sottofondo una musica lounge (Bugge Wesseltoft), perché da ora in poi ci si rilassa. E’ iniziato il weekend. Magari parto e vado a trovare le sisternet system, a parlar d’amor donne e lavori. Magari dormo e basta.
Fine. E’ stata forse una delle peggiori settimane di questo anno. Iniziata domenica presto presto e proseguita con dei livelli di pressione esterna emotiva, che non ha avuto eguali, e meno male che avevo cercato di mettere in piedi una specie di diga stile MOSE intorno a me.
La mia amica dice che poi si diventa forti, fortissime, ma io da dentro l’armatura, scafandrata non sono sicura di aver capito bene.
 
Sono riuscita ad accumulare circa 60 ore di lavoro in 4 giorni, che mi sembra una media altamente insana. Essere responsabile di progetto e lavorarci nello stesso tempo è una fatica emotiva, prima che cerebrale E, se non si è tranquilli, schiaccia, piega, assorbe energie. Alla fine però il progetto bastardo sta andando in fase di archiviazione. Prima di riporlo, dovrò però chiudere la gestione “politica”, assicurandomi di archiviare cronologia e i documenti effettivamente consegnati, controllare che non ci sia qualche residuo, contattare i finanziatori. Ora no, però. Non ne ho veramente più.
 
Sogno davvero la spiaggia e le palme, oppure una vetta e un rifugio di montagna, oppure ancora la campagna collinare toscana. Mi sentirei a mio agio, ricaricherei le pile e tornerei silenziosa e felice. Già… silenziosa. Da piccola ci facevano fare il gioco del silenzio a scuola. (Dio mio, come eravamo ingenui) Braccia conserte e in silenzio, riempivamo così gli ultimi quarti d’ora delle mattine che la maestra non era riuscita a programmare bene. Bè, io non l’ho mai capito quel gioco.
 
Di fatto per me, silenziosa di mio, quel gioco non mi sembrava qualcosa di nuovo e nemmeno una fatica. Poi, in questi ultimi anni, ho scoperto che se il silenzio diventa profondo, basta attendere e ascoltare e le risposte alle grandi domande arrivano da sé, in modo naturale. Sempre che il silenzio non divenga assordante come una cascata, come una valanga. I monaci tibetani trovano luoghi protetti per isolarsi. A me piace isolarmi ogni tanto.
Recupero le mie lentezze, metto in dima corpo e sentimenti e pure i pensieri. Non potendo, pensavo bastasse un cartello esposto “lavori in corso, non parlate con la manovale” e invece le paure, i terrori, le angosce fuori da questo cocoon trasparente hanno dato tutte le sfumature a quella membrana invisibile che è il silenzio. Il possibile delle paure altrui si è scaraventato addosso: il silenzio è stato preso per omissione, reticenza, scelta non dichiarata, ritardi voluti, incapacità professionale. Di tutto di più, su tutti i livelli.
 
Oggi sono arrivata in università con una sensazione di stanchezza cosmica. Complice la luna che stanotte sembrava un faro puntato dritto sul mio viso o l'accumulo di tutto.
Sono andata a pranzo con il colleghino Superman che, rientrato da una “missione”, mi ha visto oggi dopo dieci giorni. Mi ha detto “Si vede che è stata dura. Sei spenta. Sister stacca”.  Ecco. Fatto. Clic. Ora solo notizie da lounge drink.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 15:58 | commenti


mercoledì, ottobre 04, 2006
 

 

postato da sisternet | categoRia | 19:05 | commenti (2)


martedì, ottobre 03, 2006
 

Questo post si autoalimenterà telepaticamente durante l'arco della giornata avendo assimilato doti para_gnoste nel corso del Black Monday.

Ore 6.12 : sveglia. Scelgo il soundtrack mentale di partenza della giornata.
Mi aspettano una mug di caffè (adoro chi ha inventato la caffettiera-sveglia) e una relazione da consegnare entro le 9.00
Si inseriscono nelle sinapsi parole in lingua sconosciuta e la sensazione di essere in un film surreale di Abi Kaurismäki.
Il mondo si divide in due parti: chi conosce i Leningrad Cowboys e ha visto LeningradCowboysgo to America considerandolo IL capolavoro, e gli altri.
 
Ore 7:54 Bar Comunista
Discesa dalla casina delle Barbie nel mondo.
Il gate d'entrata è eccezionale: il barista è più timido o incazzoso di me (dipende dalle giornate). Comunque sia parla pochissimo: pregio notevole a quest'ora.
Le pareti sono calde e ci sono i quotidiani essenziali
Ascolto conversazioni leggendo Il Manifesto, spulciando Repubblica e bevendo il primo caffè vero della giornata: bollente, rotondo, fantastico.
 “Come stai?”
“Se la vita fosse un girarrosto io sarei il pollo”
In sottofondo un CD de La Banda Bassotti No, no, no, non si può più dormire
"la luna è rossa e rossa di violenza
bisogna piangere i sogni per capire..."
Occhei si riparte in Gazzelle...
 
Ore 12:08 Cittadella dei saperi
Mentre lotto con il senso della finanza di un impianto di riqualificazione energetica, sui timpani ho i R.E.M.
e una domanda gironzola con elevato pericolo di sega mentale: esiste il riconoscimento patologico dell’anoressia dei sentimenti?
 
Ore 13:05 Cittadella dei sapori
Il cibo anche nei momenti peggiori, altrimenti non arrivo a sera. Piadina integrale con pomodoro fresco e tacchino. Me l'ha comprato la ragazza alla quale sto facendo da supervisione. Oggi non è giornata: riesco a sbrodolare tutto il liquido del pomodoro contenuto nella piadina su di me. Soluzione: giro la maglietta con scollo a barchetta. La ragazza ride: dice che sono incredibile. A volte me lo dico anche io. Ridiamo. Via, si riprende.
Intermezzo: è inutile... l’agenda di oggi è liquida
Ore 15:03
La piadina è un ricordo lontano, come il pomodoro sparso ora sul lato schiena.
La ragazza ricciolina è in fase di racconto di come abbia raccolto dati, fatti supposizioni e incontrato difficoltà. Finalmente qualcosa che mi diverte: si tratta dar quantità ad una filiera di produzione-consumo di materiali. Oggi è la carta, domani saranno i cibi. Giuro: parte del cervello non riesce a seguirla e l’altra pensando a sta’ storia di consumare meno per star meglio tutti. L’avverto che mi è rimasta solo una parte disponibile di RAM cerebrale il resto se ne andata con questa relazione scritta in tempo reale rispetto ai dati che arrivavano. Riesco a dirle, ricacciando indietro un po’ di nausea, che è un lavoro splendido. E’ vero, ma oggi non riesco ad essere appassionata. Niente da fare mi fa schifo. Sarà la piadina? Passo oltre. Le do qualche consiglio, impostiamo parte della relazione e quando sto verificando come coprire il buco di dati sulla quantità di rifiuti degli uffici (ebbene sì) squilla il telefono: “Consegna il resto dei testi e dei calcoli donna!”
Mi guarda con occhi da cerbiatta. Non ci posso far nulla: lei ci ha impiegato due ore a venir qui, ma la mia mezz’ora d’aria finisce.Ora.
 
 
Il lavoro in miniera
ore16.30
Ho inserito sui timpani Ludovico Einaudi, Le onde: è l’unica soluzione. Un loop per staccare le sinapsi che devono lavorare al 110% di efficienza, dal resto che tanto gode di vita propria.
Dopo di che si sono inseriti nel mio campo visivo e mentale in sequenza: un pirla che voleva anticiparmi che ci sarà alla prossima riunione interna (annotato palmare: dire al capo che cazzo c’entra questo?); una telefonata di grande saggezza da parte del colleghino SuperPippo che non ha più gl’occhi per piagne per pagare le tasse, ma si è ricordato delle mie condizioni di iper-tutto in sua assenza (annotato su diario: integrità e lealtà); telefonata di richiesta da parte del colleghino basettoni che aveva sentito superpippo per verifica contratto minimo per una tizia che forse però ci serve e forse no (annotato palmare: domani ore 9.00 chiarire se il fumo era mio o se l’altro ha evidentemente sbagliato dosi); infine salutato la ragazza abbandonata con una serie di compiti per la settimana e l’impostazione della relazione finale, (annotato palmare: chiedere scusa che non ci si comporta così... fissato prossimo incontro e tenerlo protetto da intrusioni).
Ecco finalmente mi sono buttata sui dati, le informazioni, tutto, o quasi. Già perché nel campo del possibile e dell’auspicabile la finanza è regina, se si sa quali siano i dati veri e quelli finti o più fragili. Ma qui in miniera, mentre si lavora sui progetti che cambieranno il volto dell’Italia del domani, l’unica scienza di conforto è la spannometria variabile.
 
La luna è rossa
Ore 18.06
Ricevo email che dice ironica che non hanno ricevuto nulla. Mi sto incazzando. Ho battuto tutti i miei record di elaborazione e scrittura veloce in contemporanea per consegnare in tempo utile. Litigata al telefono. Loro sono fuori ufficio, io sono qui ad aspettare l’ok. Li mando a fanculo, a telefono quasi spento. Stacco. Mi rimane qualche dubbio da sgobbona, ma chiudo. Vado. Prendo la gazelle e vado a cercare al baretto sotto casa due che possono dirmi se mi gabbieranno o no quando scopriranno che la finanza di sto impianto rinnovabilissimo si basava sulla rabdomanzia.
E intanto canticchio il ritornello della canzone da manifestazione in piazza e bandiere, che mi è rimasta dentro da stamani. Non la sento proprio mia mia, ma stasera va così
 
(...)
ma non sentite il grido sulla barricata
la classe operaia continua la sua lotta!
No, no, no, non si può più dormire
la luna è rossa e rossa di violenza
bisogna piangere i sogni per capire
che l'unica giustizia borghese si è spenta (Banda Bassotti, La luna è rossa)
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 10:06 | commenti (5)
 

Black Monday

Oggi* o tiravo di coca o passavo le prove di ammissione per la Farnesina. E’ andata per la seconda, sotto mentite di spoglie di elettricista emozionale. Nella prossima vita, lo giuro, apro un chiosco sui Monti Sibillini e vendo spuma e michette con il capocollo.

* le mie giornate durano più delle canoniche 24 ore di splinder

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 01:00 | commenti (3)


lunedì, ottobre 02, 2006
 

Mood del giorno

Face au mur ? Des moines Sôtô

 

postato da sisternet | categoRia barlafus | 12:42 | commenti