Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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domenica, dicembre 31, 2006
 
AUGURI!!!!
postato da sisternet | categoRia tempi liberati | 21:01 | commenti (1)


sabato, dicembre 30, 2006
 

Saddam (3) - un'impiccagione esemplare

L'esecuzione di questa mattina dimostra la volontà degli Stati Uniti di esportare ovunque un messaggio di sostenibilità e di attenzione alle nuove generazioni: non è stato sprecato neanche un Kw di elettricità dalle preziosi fonti petrolifere, per le quali si è lottato tanto, nessuna emissione di anidride carbonica climalterante. L'impicaggione sostituirà a breve le ormai vecchie e tramontate sedie elettriche. (ansa-jena)

postato da sisternet | categoRia sister jena | 10:40 | commenti
 

Saddam (2) - contraddizioni dittatoriali

Se esiste una vita oltre la morte, ora Pinochet so' cazzi tua.

postato da sisternet | categoRia sister jena | 10:37 | commenti
 

Saddam_ (1) - sperequazioni democratiche

Impiccato questa mattina all'alba. Neanche il tempo di fargli scrivere un libro nel braccio della morte per poi farlo diventare un best seller.

postato da sisternet | categoRia sister jena | 10:36 | commenti
 

Anno nuovo, nuovo look

Ieri ho comprato una maglina per andare a correre che è una vera genialata. Una roba che appena l'indossi ti fa sentire un pezzo di un videogioco interattivo sull'atletica. Un effetto tipo eXistenz di Cronenberg. Non sai più se sei ancora fuori o sei già dentro. Una roba che inizi a correre nella saletta prove del negozio dei runners tecnici, uno dei pochi che tengono un bel po' di capi e di scarpe per donne. Bè insomma ero felice. Felicissima: le maniche si allungano un zic e voilà ho l'effetto guantino, che dopo dieci minuti che corro, d'inverno di solito non so più dove infilare. E poi il cappuccio che ripara da tutto e già mi vedevo correre o sfrecciare a far sci di fondo sul lago di Sils. Mamma mia che felicità. Al negozio anche un altro tizio che si stava provando un giacchino aveva l'aria di aver trovato la quadratura del cerchio della sua vita: niente più maglioni, niente più strati... E poi aveva uno sguardino che effettivamente mi mancava da qualche mese: lo sguardo del runners che sta per scattare alla partenza e ti guarda che scarpe hai ai piedi per vedere a quanti chilometri giri. Insomma ragazzi mi è venuta una crisi d'astinenza da gara, che avrei corso lì intorno al condominio, giusto per sgranchirmi le gambe. Però davanti allo specchio di casa l'effetto è più questo... un misto un misto  de "ahò che è finita a'pozione magica?"

a sinistra con l'occhiale tecnico... a destra al momento dell'aperitivo/ops ristoro...

postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran, mavalàvalà | 10:09 | commenti (4)


mercoledì, dicembre 27, 2006
 

OUTING

Visto che risulto scontrosa, insofferente, poco attenta nell'ascolto, contradditoria, volubile, non comprensibile, persa, ho deciso "Basta! E' arrivato il momento di dichiarare la mia vera identità!"

Lyla Lay

(fonte originale e immagini)

Soggetto: Lyla Lay (per la blogosfera: sisternet)
Classificazione: Droide di classe 5Y
Provenienza: 23° secolo
Corporatura: Esile e scattante
Altezza: 1,70 m (con i tacchi che non metto mai)
Peso: 53 kg (dopo Natale però mi sento solo farcita)
Struttura interna: Ignota. Totalmente schermata a ogni tipo di raggio e alla risonanza magnetica
Aspetto: Molto carina! (davvero?)
Abitudini alimentari: Non necessita di cibo per la sopravvivenza, si adatta alle abitudini alimentari dell'epoca in cui si trova (e il Natale terrestre occidentale è un danno per le connessioni interne)
Apparato visivo: A incremento della risoluzione di immagine con deviazioni spazio-temporali e modulazione di crominanza
Timbro vocale: Sintetico a risonanze virtuali (da morbida riesce a passare all'effetto carta vetrata in un nanosecondo)
Impronta caratteriale: A plasmabilità habitat-dipendente
Facoltà intellettive: Come da software di sistema incluso (upgrade 5.5)
Livello culturale: Archivi mentali in costante upgrade
Attivita': Agente della Tempolizia, ente sovraplanetarioanti-cronopirateria che dissemina tempoliziotti nelle varie epoche per combattere i cronauti illegali. In costante collegamento telepatico-trans-temporale con il comando base. (e non ditemi che sono in ritardo! sono semplicemente impegnata in un altro livello spazio-temporale-cosmico)
Incarico attuale: Giornalista televisiva, specializzata in cronaca, del network 00 Channel di Paperopoli Punto debole: Sfera decisionale virtualmente limitata dal software (mi hanno fatto così...)

postato da sisternet | categoRia tempi liberati, sensi liberi | 15:06 | commenti (3)


domenica, dicembre 24, 2006
 

BUON NATALE!! Vado a magnà...

E mentre s'attende la neve per ammazzare il maiale, ops per aspettare il Bambin Gesù al varco... immersi nel solito clima alterato, facciamocene una ragione e organizziamoci! Tanto il prossimo Papa sarà hawaiano, lo dicono le statistiche meteo e pure l'Opus Dei, quindi è vero.  

Mele Kalikimaka is the thing to say,
On a bright Hawaiian Christmas Day,
That's the island greeting that we send to you
From the land where palm trees sway,
Here we know that Christmas will be green and bright,
The sun to shine by day and all the stars at night,
Mele Kalikimaka is Hawaii's way
To say "Merry Christmas to you."

Mele Kalikimaka is the thing to say,
On a bright Hawaiian Christmas Day,
That's the island greeting that we send to you
From the land where palm trees sway,
Here we know that Christmas will be green and bright,
The sun to shine by day and all the stars at night,
Mele Kalikimaka is Hawaii's way
To say, "Merry Christmas,
A very Merry Christmas to you."

postato da sisternet | categoRia sister jena | 12:29 | commenti


sabato, dicembre 23, 2006
 

Ciao Welby

Hanno negato il funerale religioso a Welby. Lo hanno assicurato a suicidi silenziosi, a ladri ed assassini, a guerrafondai, a miscredenti, a Pinochet. A Welby no. E siamo ritornati di colpo nel buio del medioevo preconciliare. Sono demoralizzata: è vedere giorno dopo giorno il ponte levatoio che si alza isolando chi sta dentro. E io, ahimè, quotidianamente ci ho a che fare...

Welby ha la colpa di aver messo in imbarazzo la grande macchina della Chiesa. Il rifiuto del funerale, dice due cose: 1. l'incapacità ad accogliere sollecitazioni della società della Chiesa, ma si sa che Galileo docet, quando i prelati non capiscono o si sentono messi alle strette, scomunicano.  2. l'incapacità di parlare del rapporto morte-vita in un periodo in cui la medicina ha la possibilità di lavorare sul corpo come se fosse un motore, dimenticando l'anima. Fortunatamente la vita ci ha pensato da sè e Welby è morto.

Allora, metto qui il testo della Canzone "preghiera in gennaio" che De Andrè scrisse dopo il suicidio di Tenco. A volte gli atei e i miscredenti sono più spirituali di coloro che pensano di avere il potere di legittimare le entrate e le uscite da questa nostra vita. Ciao Welby.

PREGHIERA IN GENNAIO
(Fabrizio De André)
Interprete: Fabrizio De André 
Album: "Volume I°" (1967)

Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare, quando verrà al Tuo cielo
là dove in pieno giorno risplendono le stelle.

Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte
"Venite in Paradiso là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio".

Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche
seguito da migliaia di quelle facce bianche,
fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte.

Dio di misericordia, il Tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto con la coscienza pura;
l'inferno esiste solo per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento.
Dio di misericordia vedrai, sarai contento.

 

postato da sisternet | categoRia barlafus, sister jena | 12:04 | commenti (1)


venerdì, dicembre 22, 2006
 
E' quasi Natale, dentro di me
Sono in quella fase di stanchezza di un anno intenso che si sta per allentare. Sono in quell’attimo prima che si stia lasciando andare al dormire. Sono in quel momento prima di decidere che quest’anno lavorativo è finito… f-i-n-i-t-o ed ora ho in tasca un contratto per l’anno prossimo con la cifra in bianco. Fiducia assoluta. Brindo. ora è la stessa sensazione che si prova al 40° chilometro in una maratona. Brinderò e intanto mi regalo questo… perché ho la sensazione dentro di me… quasi di felicità... E sottovoce dico che stiamo sbarcando un centro di ricerca universitario con dignità umana ed è una vera fatica mantenerlo così, in questa autonomia e democrazia interna quasi autarchica "rispetto alle logiche universitarie" di cui sono fiera... via me lo godo questo piccolo territorio conquistato, che in una partita di GO è fondamentale. che nella mia vita è condizione oggi necessaria.
“chiunque stasera abbia gl'occhi per guardare
ha l'invenzione del tramonto fra la mani
chiunque stasera non sa più cosa dire
ha l'invenzione del silenzio fra le mani
…”
Pino Marino, non bastano i fiori. L’invenzione di un uomo

 

postato da sisternet | categoRia sensi liberi, mavalàvalà | 21:23 | commenti
 

Stiamo perdendo i pezzi

Ad oggi, qui al centro di ricerche "Nuovo mondo" risultano dispersi nell'arco delle ultime 24 ore: un casco della moto, i miei occhiali, il numero di conto dell'assicurazione per il bonifico del rinnovo assicurazione della geniale (scaduto ieri), carta di sicurezza del bonifico bancario. Siamo ufficialmente fusi!! Ora mi manca solo da travestirmi da renna e fare consegne nella brughiera.

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 13:19 | commenti


martedì, dicembre 19, 2006
 

Pensierini di fine anno

1. L'idiozia ha sempre un posto fisso, di potere, e di solito a tempo indeterminato.

2.Ti pare che uno debba andare negli States a farsi "impiantare" un peacemaker per essere sicuro di non incappare in chirurghi Komunisti? ops...mi dicono che era un pacemaker... peccato. S'è tentato...

postato da sisternet | categoRia sister jena | 19:26 | commenti (2)


mercoledì, dicembre 13, 2006
 

Abitare l'attesa

Penelope si era posta la questione di che cosa sarebbe stata la sua vita, solo quando era rimasta sola sul molo a fissare quel puntino sull’orizzonte del mare, che diventava sempre più piccolo, come i falchi che salgono nelle correnti ascensionali fino a non essere più visibili.
Forse sarebbero rientrati. Chissà quando. Chissà se. I giorni silenziosi avevano cominciato a porsi l’uno sull’altro, come un cumulo di sassi.
Aveva una matassa di fili. Tesseva e ritesseva. Non attendeva. Semplicemente stava. Era dentro la trama, dentro i fili di pensieri che si annodavano e prendevano forma, sostanza, colori. Profonda sapienza femminile in un gesto, che rompeva il senso lineare del tempo. Vent’anni così. Vent’anni d’allora che erano tutta una vita, erano rughe e giorni e notti e possibili maternità. Chissà quali nodi avrà trovato nelle matasse. Quante sensazioni che si perdevano nel filo e nel dar ordine al vuoto che si riempiva di un tessuto che era specchio. Specchio delle domande di senso o semplicemente dell’attendere che arrivasse sera e poi notte.
Il tessere forse si interrompeva per qualche giorno. Avrà gettato a terra le navette su cui inseriva e stendeva il filato. Avrà anche imprecato contro le divinità, che sentiva ostili.

Poi procedeva oltre. Quanta conoscenza avrà accumulato in sé. Quanta saggezza nel passare delle stagioni. E il tessuto si stendeva, diventava opera definita, concreta, tattilmente presente

postato da sisternet | categoRia barlafus | 13:56 | commenti


martedì, dicembre 12, 2006
 

F24

Dedicato a tutti coloro che sanno... che cosa si cela dietro questa sigla*

"dal padreterno ho avuto un sogno
che ero ancora ragazzino
è diventato poi un bisogno
e ci pago sopra l'iva
evviva evviva la cuccagna
che qualcuno ci guadagna
ed io non sono più un bambino
e il padreterno è uno strozzino"

Pino Marino, Lo strozzino, in Acqua luce e gas, Fandango 2005

* I colori esprimono visivamente l'effetto dell'F24 sul conto in banca. E' un big bang, un flash: da verde diventa rosso come un display.

 

postato da sisternet | categoRia sister jena | 21:29 | commenti (2)


lunedì, dicembre 11, 2006
 
D'amore e d'ombra
Lo so non mi sento parte della Storia. Forse è questo. Di Pinochet morto per cause naturali l’unica cosa che mi viene in mente è “dove non arrivano gli uomini arriva Dio”.
Non riesco a festeggiare, non riesco a sentire nulla,  perché i responsabili  dell’incapacità delle sante democrazie occidentali di portare un tiranno, anzi, quel tiranno davanti alla giustizia dell’Aja o a qualsivoglia tribunale che avesse ripreso le nefandezze, le brutture industrializzate degli anni della sua dittatura, ha superato qualsiasi fantasia.
Ecco, se io fossi qualcuno portato davanti ai tribunali popolari di Mandela, oppure fossi Saddam, oppure, che ne so, fossi… uno implicato nei crimini della guerra in ex Yugoslavia e condotto davanti al tribunale dell'Aja. Ecco io prenderei tutte le democrazie rappresentative e le manderei a fanculo in un colpo solo, perché Pinochet ce l’ha fatta e io no. Nessuna responsabilità riconosciuta, nessuna possibilità per quel popolo di rileggere e rivedere le scomparse e gli assassini in un processo che aiuti a metabolizzare i traumi, senza ridurli nella memoria, senza cancellarli, e che li riponga in un Passato. La storia del popolo cileno ha perso. E quel che farà la Storia saranno solo parole scritte. Fine.
postato da sisternet | categoRia barlafus, sister jena | 20:00 | commenti (2)


sabato, dicembre 09, 2006
 

Non entravo in un supermercato da mesi e ne sono fiera. Mercato rionale, negozi sotto casa e l’acquisto del detersivo al negozio delle Bolle di sapone. Ieri ho rotto l’incantesimo.  Mi sono aggirata per gli scaffali nel supermercato preferito. Niente da fare, certe sicurezze non passano mai. La mano si allunga verso gli scaffali sapendo dove cogliere. Era da tempo però che non incontravo il popolo del supermercato dei giorni di festa. Chi prende solo qualcosa dimenticato nella spesa precedente, chi fa la scorte per la guerra mondiale. Ma quelli che mi attirano di più sono le coppie di vecchietti. Sono quelli che per l’artrite non riescono a prendere il pacchetto del riso in alto sullo scaffale. Quello che costa meno, ovvio. Ieri ho avvistato una coppia così. Di un grigio non curato, di un pallore ottuagenario, di capelli sistemati, ma lontani da un appuntamento con il parrucchiere. Erano lì a trascinarsi sistematicamente per le corsie, con la mia stessa sicurezza. Quella che l’arteriosclerosi qui non possa giocare brutti scherzi: i prodotti sono nello stesso identico posto anche dopo secoli.
Li ho incrociati alle paste. Silenziosi e piegati alla rassegnazione. Con delle borse che riempivano via via, al posto dei carrelli e delle borsine di plastica. Li ho ripresi, io con più arterioscelerosi di loro, mentre invece di incrociare i doccia schiuma, sono passata per i congelati, che non compro mai.
Lui diceva qualcosa sommessamente e lei rispondeva senza spostare la piega amara della bocca: “ Sì. Sì. I quattro salti… in padella”
Ci siamo infine quasi scontrati alle casse. Lui la convinceva a prendere dei crodini, sommessamente ha detto una battuta sulla pubblicità. E lei rideva buttando indietro la testa. Come probabilmente avrà fatto anche a vent’anni, quando lui le proponeva di uscire. Finalmente quella piega amara della  bocca si è persa. E la rassegnazione è diventata complicità.
Ecco io starei al supermercato ore ad osservare. I vecchietti.
postato da sisternet | categoRia ritratti | 19:16 | commenti


venerdì, dicembre 08, 2006
 

Nocturnes

E mentre, sulla porta del  Circolo, decido di tornare a casa nella notte sotto la pioggia, penso che sia una sensazione strana quella che mi sento addosso. Nostalgia e malinconia e il caldo tepore delle conversazioni e di progetti a scadenza di giornata, condivisi tra tisane, risate, cani e curiose domande. Passo, passo, le gocce sono sottili e non le avverto. Giro nel caldo notturno pensando ad un pezzo scritto tempo fa. Domani forse lo posto. Arrivo alla fine della via che da il nome all’intero quartiere. Cammino ridosso il muro con il cappottino aperto, la sciarpa al collo, le mani cacciate nelle tasche dei pantaloni e il fare da bulla pensierosa.
Suoni azzerati. Altre presenze inesistenti. Ma improvviso il gruppo si staglia da dietro i cassettoni dei rifiuti. Sono in quattro, mi sembra. Le voci sono alte. Camminano in mezzo alla strada. In fondo la città ci appartiene a quest’ora, totalmente. Allaccio i bottoni, alzo il bavero per darmi un tono, ma i pensieri continuano tumultuosi e per la loro densità  la testa scivola  a guardare il lastricato.
Li supero. Sento il mio nome gridato nella via. Mi giro. Lei  corre verso di me, mi bacia, mi abbraccia a lungo, chiedendomi dove vado così rimuginante e aggrovigliata. Le sorrido, le do due baci e glielo confido. Non lo so, mi commuove questo calore totalmente gratuito. Ha lo sguardo investigatore di una madre preoccupata, questa sera. E’ ruvida, spigolosa, ma è lei che chiamo tra me e me "l’amica dell’attimo".  Quella che dopo un secondo non c’è più, scomparsa tra lavori precari, inseguimenti amorosi e chissà quali altri impegni. Non abbiamo quasi mai parlato. Mi capita di incontrarla solo di notte e a volte mi chiedo se esista veramente. Magari no. Ed ora sono qui che ne sorrido.
postato da sisternet | categoRia ritratti | 03:05 | commenti


giovedì, dicembre 07, 2006
 

E' notte

Come una carezza
che accoglie il tuo risveglio
od un sorriso puro e semplice
o un'emozione nuova
che confonde la tua intimita'
e non pensavi
senza usare frasi
troppo complicate
io vorrei riuscire
ad arrivare a te

senza bisogno di parole
diritto a te
senza bisogno di parole
dritto al tuo cuore

questa sera la casina-barca è dotata di adsl wireless.fantastico. Il varo della nave è stata accompagnata da Cassandra Wilson, Thunder-bird e dai La Crus, la curva dietro al cuore.Colonne sonore essenziali perchè San Manolito rimettesse a posto i miei pasticci-fai-da-te... e io e Silvy-qui-c'est-moi, la sua compagna, parlassimo di case, tende e universi mondi. Il tutto condito da ottimo Pinot Nero Brunnehof Mazzon 2002 e da cioccolatini fatti a mano dai Ciocolatier di Rue Simon Bolivar.

Insomma un varo della navicella che mi porterà chissà verso quali orizzonti.

Ora Manolito e Silvy, che avevano partecipato anche al trasloco della casina nella torrida estate, sono a dormire il sonno dei giusti e io mi sto sorseggiando l'ultimo calice... felice. E lo ammetto... anche un po' sbronza. Che vino! Al prossimo Critical Wine sono pronta a ridar vita alla cantinetta...

STRINGIMI ANCORA
----------------

Mia piccola stella stringimi a te
Mentre le ombre si allungano cosa resta di me?
Tutto il cielo è in tempesta ma non qui accanto a te
In questo solco di quiete che hai scavato per me
Fra le tue braccia non tremo più
Ogni dubbio si scioglie e va via
Stringimi ancora piccola stella mia

Mentre guardo la notte
Ripiegarsi su sé io mi sento ubriaco
Di tutto questo e di te
Fra le tue braccia non tremo più
Ogni dubbio si scioglie e va via
Stringimi ancora piccola stella mia
Resta qui 
Qui con me. (La Crus, Stringimi ancora)

postato da sisternet | categoRia tempi liberati, sensi liberi | 01:12 | commenti (1)


mercoledì, dicembre 06, 2006
 
Sostenibile a chi?
Mentre il mondo esterno attende nevicate e piogge propiziatorie per le prossime vacanze, qui nel centro universitario che si prepara ad affrontare l’Era Glaciale 3 si è messo in atto il modello di sviluppo pseudo-sostenibile denominato da alcuni “Maldive” da altri “Acapulco”. Stiamo diventando un caso da circo clinico.
All’interno dell’edificio si sviluppano almeno 25-28 gradi, crescono palme e noi giriamo con parei e occhiali da sole, maniche corte e infradito. E mentre ufficialmente rilasciamo dichiarazioni sui consumi razionali dell’energia, i condizionatori ci sbattono addosso un caldo estivo che ci sta abbattendo uno ad uno come birilli. Quest’estate era il contrario… si era deciso di sperimentare il modello “kamchatka” togliendolo dal Risiko e dandogli leggitimità geografica e scientifica. Lì si entrava in università e si indossavano MoonBoot e maglioni norvegesi perchè si era intorno ai 17 gradi contro una temperatura esterna superiore ai 30 gradi.
P.S. Dopo aver appurato che il Direttore non ne sa nulla essendo poco umano e quindi non suda, abbiamo capito che dietro tutto questo, rimane il folle gesto del bidello mannaro, che allo scoccare degli equinozi gira e apre tutti condizionatori al massimo o al minimo, in una logica di applicazione del regolamento e non di temperatura.
L'unica è aspettare la luna piena e acciuffarlo...
Gromit
Wallace & Gromit. La maledizione de
postato da sisternet | categoRia sensi liberi, mavalàvalà | 17:28 | commenti
 
Premonizioni da renna
Questo anno, visti tutte le cene, gli aperitivi e i Christmas Parties a cui partecipo, morirò prima di cibo che di noia.
postato da sisternet | categoRia sister jena | 15:37 | commenti (3)


martedì, dicembre 05, 2006
 

Indovina: chi è?

Margaret Gertrud Zelle- 07/08/1876  Leuwarden, in Olanda. Fu fucilata di francesi come spia col soprannome di Mata Hari il 15/10/1917. Caratteristica: affascinante e pericolosa...

 Caratteristica: finto ma figo tanto figo che si spera sia vero

 Caratteristica: vero e triste tanto che si spera sia finto

Caratteristica: pirla, ma tanto che ci si vergogna che sia così pirla

postato da sisternet | categoRia sister jena | 19:15 | commenti (1)
 

Oggi non mi si capisce...ma anche io faccio fatica... ed era lunedì, vero?

Che domenica da letargo…
Ieri non ci potevo credere. Mi sono svegliata alle 13.00 e poi dopo aver sistemato casa, azione che mi offre un po’di ordine interiore, sono tornata a dormire dalle 16 fino alle 20. Facendo i conti ho superato le 15 ore di sonno pieno in 24 ore. L’effetto è stato rincoglionimento puro, insieme ad una fastidiosa febbre e un senso di vuoto. La stanchezza mentale è peggio di quella fisica. Almeno per me. E’ peggio di un sovrallenamento, quasi come una sbronza da gintonic. Ecco,diciamo che ieri ho avuto una microfrattura da stress, una influenza, ma oggi sto meglio. A parte il router delle connessioni,  che sembra avvitato su se stesso, e non ha nemmeno il filtro rj111, che dicono sia meglio del polonio 347. Lo so, sono solo una trafficante di conoscenza bloccata a casa.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 00:44 | commenti (1)