Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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giovedì, maggio 31, 2007
 
Troppo buoni con le donne
L’avvocato ha sempre sottovalutato le donne. Sono state le uniche a sopravvivergli  ed ora attendiamo che la “curiosità” di Margherita sulla reale consistenza dell'eredità, sveli finalmente i conti all’estero, le società fantasma e i giri conto, che a confronto la Parmalat ci sembrerà una cooperativa no profit.
postato da sisternet | categoRia sister jena | 23:10 | commenti (1)


martedì, maggio 29, 2007
 

Ore 22 lunedì 28 maggio
Chat chat
Sister: Ma è andata così male? Non so nulla…
Amico Giornalista – Ci hanno asfaltato.
Sister: ----
Ore 23.58 28 maggio (Dormiveglia)
Primo pensiero: Come era la barzelletta della suora e delle mentine?
Secondo pensiero: Cazzo, perché ad ogni elezione amministrativa mi sento come la suora delle mentine con il don Sinistro?
Terzo pensiero: Ma hai visto quante donne nel governo di Sarkotti? Ma non erano quelli di destra a dire che le donne stanno a casa?
Quarto pensiero: come si chiama Scanio? Pecoraro… no a termoutilizzatori l’altro giorno, no alle discariche ieri. Ma sì esportiamoli in Cina. Bravo…
Quinto pensiero: meno male che non sono ai confini dell’impero ad aspettare i risultati che tristezza i diesse… ma si chiamano ancora così? L’ultima volta avevo visto il loro capo sbattere i piedi come i bambini piccoli per una contestazione al consiglio comunale… oggi gli altri sono al 65%...
Quinto pensiero: non riesco a dormire… aspetta aspetta come era la storia che si contano le pecore che saltano? Allora 1990 la cosa 1991 rimini pci c’ero poi la quercia1992 palermo e la rete 1993 boh ah le morti di borsellino e di falcone, che c’entra? Ma me li ricordo…1994 progressisti 1995 ulivo 2004 federazione ulivo 2005come si chiama a’margherita, no unione… no…zzzzz toc toc don Sinistro? Ma vaffanculo te e le mentine…
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 22:55 | commenti (2)


lunedì, maggio 28, 2007
 

Compagni e amici state fermi!!!! calma

Oggi piove a Brescia, come 33 anni fa.

33 anni senza colpevoli, ma solo 7 indagati.

Stamani le forze dell'ordine controllavano anche i tombini.

Per altri ricordi, anche più vissuti a pelle: Valentina link

postato da sisternet | categoRia sister jena | 15:46 | commenti (3)


domenica, maggio 27, 2007
 
Gioventù bruciate
 
Che il governo italiano sia stato salvato da un’ottuagenaria in vacanza a Dubai è ormai memoria. Che la società stia invecchiando pure. Ma è stata una settimana fa, guardando un numero di Internazionale sull’analisi del voto francese che mi si è svelato un aspetto che non avevo compreso.
Segolene Royal ha avuto la maggioranza dei voti nella fascia di età 18-44 anni. Dai 45 anni in su la maggioranza è andata al nano d’Orleans.
 
E io che mi stavo spaccando il cervello sui motivi per cui le donne non votano le donne: l’attribuire alle donne candidate poca dimestichezza con il potere economico e politico, con la capacità di stringere alleanze ed essere spregiudicate, ma senza essere streghe, la matematica elettorale delle circoscrizioni. In parte è vero e in parte è falso. E’ vero che in genere anche le donne politiche si muovano in modo un po’ ingessato, a volte un po’ maldestro e da neofite rispetto alle dinamiche e alle regole del gioco politico. Ma su questo si impara in fretta. E’ vero invece che dietro Segolene non c’era l’unità di un partito che ha lottato insieme a lei. In preparazione al ballottaggio, mentre il nano faceva alleanze-cappio con il centro, promettendo voti alle amministrative di giugno, senza che nessuno del suo partito l’ostacolasse, dall’altra parte si staccavano le orecchie a morsi per decidere se votare o astenersi.
Di tutto il confronto televisivo tra i due quello che mi ha colpito di più è stata la risposta dei candidati alla domanda su come si sentissero in quel momento: una rispondeva sulla tranquillità, l’altro sul sentirsi concentrato. Se in quel momento fossero stati due atleti, due maratoneti, avrei detto ok vince il nano.
 
Ora, lascio perdere queste considerazioni. Concentriamoci sulla composizione dei voti. Vado a vedere il numero assoluto dei cittadini con diritto al voto. La fascia che va dai 45 ai 90 anni è molto più alta di quella che va dai 18 ai 44 anni.
Lo stesso accade negli Stati Uniti. Ovunque. Guardiamo anche la composizione dei tesserati dei sindacati. La maggioranza delle tessere sono in mano ai pensionati. Che senso ha per un sindacato occuparsi della fascia 18-40 anni? Magari precaria? Nessuna, se non qualcosa di residuale, rispetto alle proprie politiche interne. Qualcosa che si deve fare, come l’ufficio per gli immigrati, ma senza investire sui precari che non si tesseranno mai.
E noi ci stupiamo ora che non ci siano giovani nel comitato del Partito Democratico? Non è una dimenticanza. E’ una scelta precisa dei baby boomers e dei loro vegliardissimi genitori e zii.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 11:01 | commenti


domenica, maggio 20, 2007
 

E il cielo è sempre più blu

Stamani sono scesa al baretto del popolo. Mi piace che il ragazzo si ricordi, anche se mi vede solo nei giorni di festa, che prendo il caffè senza zucchero. La domenica diventa un'altra cosa. Parte bene. Oggi aveva tutto Rino Gaetano in sottofondo. Tutto. E' stato un bel risveglio. Sono tornata a casa. Ed è partita questa.  Sarà per assonanza. La soluzione musicale è sfasata, dissonante, le parole macigni. Sarà perchè è stata una settimana difficile. Sarà che oggi la mia voce interiore ha questo timbro e questa forza disincantata. Che i conflitti d'interessi sono una catena e pochi ne sono esenti. Non è una legge di cui abbiamo bisogno. Mi chiedo quando si sono persi i termini pudore ed onestà. Altro che etica e trasparenza. Troppo incorporei. Poco carnali. Un capo potente riesce ad essere eticamente scorretto, trasparentemente ladro e contradditorio. Non ci siamo. Non sente le responsabilità per ciò che non vede e non vuole vedere. Non è colpa sua se tizio sta lavorando da quattro mesi ad un progetto  e lui si è dimenticato di dire che i soldi dal committente arriveranno solo a fine anno. Ops, dice.

Ci sono persone che, per disintossicarsi dalla vita della città, dalle ore trascorse a ridosso di schermi che sprigionano onde elettromagnetiche, il fine settimana vanno in mezzo alla natura e abbracciano per minuti, in silenzio, gli alberi. Dicono che si ricaricano e stanno meglio. Sarà. Io vorrei trovare delle persone di potere, oneste, che hanno scelto una strada, che si spendono senza secondi fini, senza un lucro che vada oltre il sano stipendio per il loro lavoro, che rispettano il lavoro dei collaboratori, senza conflitti d'interesse. Quasi dei monumenti viventi. Le abbraccerei a lungo, in silenzio. Così, per eliminare queste tossine di merda.

postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 13:08 | commenti (5)


venerdì, maggio 18, 2007
 

Scusi dov'è il Bagno "da Gino-il bagnino"?

Stamani c'è un'aria frizzante in città.  Sembra di sentire odore di focaccia, di olii abbronzanti alla noce e anche la gente con gli occhiali da sole ha la faccia di chi porta i teli da spiaggia nelle borse. Agli incroci mi giro per vedere se riesco a vedere dov'è il mare. Scendo a prendere un ghiacciolo al limon.

 

postato da sisternet | categoRia tempi liberati | 10:37 | commenti (2)


domenica, maggio 13, 2007
 

Ah che festa! e già.. ma ve lo ricordate quando...

postato da sisternet | categoRia sensi liberi | 14:09 | commenti (5)


mercoledì, maggio 09, 2007
 

E.T. o Adsl?

Oggi ne posso scrivere. Ho le prove provate.
E’ un mistero che si ripete ogni tanto. All’inizio passavo dalla rabbia alla frustrazione alla diagnostica comparata fino ad accasciarmi stesa a fissare il display lampeggiante e arancione del router. Diceva niente connessione con il mondo, ci siamo disaccoppiati io e il mondo e tu mia cara stasera o esci o sviluppi poteri extrasensoriali e mandi messaggi a chi vuoi, che non sono fatti miei.
Così. Rientrata a casa, salita al piano superiore e acceso il pc lo sguardo ad indagare l’umore del router. Alla fine, un giorno mi sono decisa e ho chiamato la Grande Madre, la 187. Essa è donna. Ora lo so. E deve essere anche molto potente e pericolosa. Una paura che il router non sopporta. Faccio il numero con lo sguardo fisso al lampeggìo. E appena inizia la sigletta dei Flinstone, il router magicamente perde l’arancione dell’occhietto e diventa verde. Mi dico che è un caso.
Scrivo. E plinc ritorna a lampeggiare. Rifaccio la 187 e voilà magicamente eccolo riallineato.
Altro giro altro regalo sulla ruota della fortuna e voilà si sconnette dopo poco. Ora sorrido al routerino. Chiamo la 187 gli dico con i poteri extrasensoriali. Faccio il numero magico ed eccolo lì che dialoga a destra e a sinistra. Insomma tre punti fanno una retta e questa è totalmente lineare. Senza dubbi. Ho un router obbediente. Alla sua mamma, la 187.
[ai tecnici del marketing del pianeta routeriano-connex-intergalattico del pianeta La187 i miei complimenti: neanche Bill Gates l’avrebbe mai pensato]
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 18:46 | commenti (6)


venerdì, maggio 04, 2007
 

E' una questione morale?

 Che palle

Che oggi, cioè ieri, fosse una giornata un po’ così dovevo capirlo subito. Il cellulare ha cominciato a squillare alle 8.20. Era Grande Casco. Non ho risposto. Non rispondo mai prima del primo goccio di caffè. Così ho fatto scendere l’acqua nella doccia e ho messo su la caffettiera che non trabocca. 8.28 seconda chiamata. Non rispondo. Doccia. Esco. 8.39 chiamata dall’università. La segretaria mi avverte che Grande Casco mi sta cercando. 8.42 primo sorso di caffè. 8.43 Chiamo Grande Casco.

Occupato. Mi preparo per uscire. Richiamo Grande Casco. Con fare finto composto, chè è in treno e parla nel casco, mi dice urge urge vederci per un incontro. E io urge che ti dica che eravamo già d’accordo per oggi. E lui urge urge di più. E io quanto urge? e lui tanto urge che se ci dovevamo vedere alle 10 ora vuol dire che ci vediamo alle 10 e 30.
Dopo tre ore si scopre l’arcano. Grande Casco ha scoperto che il suo Grande Casco vuole rubare i suoi pupazzetti, cioè noi, e si è reso conto che il Suo Grande Casco è più grande del nostro Grande Casco, cioè lui. Ha tirato in ballo pure Churchill “obstacles are opportunities” o qualcosa di simile. E quando Grande Casco dice grandi cazzate con fare di dire grandi citazioni illuminanti direttamente in inglese, vuol dire che è una grande crisi, una grandissima crisi. E quindi l'unica cosa è stata rimanere impassibili anche di fronte alla Grande Missione Impossibile che mi ha affidato lì per lì (chiusa dopo una telefonata di conferma di 5 minuti ad una collega). E poi una Grande Domanda aleggia ovunque: che un Grande Casco possa fregare un altro Grande Casco è un bene o un male?
 Grande Casco e il suo Grande Casco
postato da sisternet | categoRia le avventure di grande casco | 00:41 | commenti (2)


martedì, maggio 01, 2007
 
Questa mattina mi sono svegliata "oh bella ciao bella ciao bella ciao"
Stamani mi sono svegliata ed è il primo maggio. Ho pensato proprio così: “oggi è la festa del lavoro”. E mi sono rimessa a dormire cercando di far scomparire il mal di gola per eccesso di polveri fini e non di questa città.
Poi, ho letto il Manifesto e ho pensato alle morti bianche
Che sono morti vere. Fisiche. Splatter di solito.
Un salto nel vuoto, una colata incandescente, un taglio netto,
una pressa troppo veloce rispetto alle reazioni stanche.
Nella mia vita, non ci sono morti possibili.
L’unico caso è che mi scoppi il monitor in faccia o l’hard disk salti prendendo una buca in bici  andando in ufficio.
Ci stavo pensando stamani.
E’ difficilissimo che io possa morire facendo questo lavoro.
Per un incidente diretto, intendo.
E’ possibile che mi vengano le bolle alle mani, il colon irritabile e il fegato affaticato, che ingrassi e mi venga la cellulite, che i capelli siano sfibrati e la pelle stanca, che rimanga accidiosa e aggressiva e dura – ma è difficile che ne muoia direttamente - che continui a mantenere il tasto schiacciato su “Plan” anche fuori dall’università, che casa mia sia una tana da ricovero post lavoro, che di fronte alle schifezze lavorative che arrivano ogni giorno via mail, via telefono, via colloquio, via incarico nobile e remunerato ci sia una parte di me che li giudicherà “normali” – ma è difficile che ne muoia direttamente - che il precariato continuo e nobilitato mi impedisca di essere una life coach di me stessa, che arrivi a cinquant’anni sperando che il cerchio quadri ma in realtà avrò per le mani solo un dodecaedro di Kubrik ad N soluzioni, e non avrò casa e neanche pensioni di vecchiaia– ma è difficilissimo che ne muoia direttamente.
Sarà.
Ma che vita è?
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 15:26 | commenti (2)