Alice nella cittĂ 


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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lunedì, luglio 21, 2008
 
Sul terrazzino del mondo
Controllo ormai direttamente le notizie ANSA. Chissà perchè. Su quella parete si stanno giocando vite e caparbietà e desideri di tornare a casa, di ricordare e non stare nella tormenta. Chissà. Sarà stato gennaio. Pioggia, forse. Ero a piedi, la bici a casa e ho percorso quel tratto di strada che di solito oltrepasso in velocità pedalando con la mente già alle email di apertura della giornata. Chissà come. Ho volto lo sguardo alla porta del negozio. E sono rimasta lì. Ferma. A bocca aperta. Lì. Sulla porta una foto gigantesca e qualcosa che mi risucchiava altrove. Vento, verde, sole, e qualcosa di magico. Ero dentro. Ero lì. Saranno trascorsi dei secondi, forse un minuto. Quando mi ridestata ho visto il pakistano alla scrivania oltre le vetrine. Mi guardava incuriosito. Ho memorizzato velocemente le parole sotto la foto e sono corsa in ufficio a cercare su web. Viaggio, partenze, soldi da metter via per poterlo fare un giorno.
Fairy Meadows e lì sullo sfondo, enorme il Nanga Parbat.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 23:56 | commenti (1)


martedì, gennaio 01, 2008
 
2008

E' un anno tondo tondo. Suona bene. La bocca nel pronunciarlo si addolcisce e si arrotonda, mica come con quello stronzetto del 2007 sottile e serpentoso, che un giorno faceva salire in vetta sul pianoro elevato del 7 e poi l'altro ti trovavi sullo scivolo e dopo un attimo a terra. Infido 7.
L'8 promette un giro volante, infinito, così che quando si sarà in basso si avrà la carica per risalire e ripartire da capo. Bell'anno questo. Giochiamocelo.
postato da sisternet | categoRia barlafus, mavalĂ valĂ  | 18:00 | commenti (8)


giovedì, dicembre 20, 2007
 
Ho visto cose che voi umani...
da leggere con questo in sottofondo

Oggi ho assistito ad un addio di cuore e d'amicizia. Straziante risposta. Causa  una metamail [trad.di metamail=una mail che supera le 100 righe e che si riassume in "non ho più voglia, vado in vacanza"] di addio. L'amico, ferito nei sentimenti, ha risposto quasi subito, col cor in man, ma aveva nella mano destra un maritozzo che sboncocellava riempendosi di crema e dall'altra scriveva frasi sul blackberry tipo: "ho il cuore che sanguina. rimani.  sei mio amico e magari mio futuro datore di lavoro. Nun me lassà"
 
Mentre meditavo sul senso della vita, le mentine e su quanto costa un viaggio di trekking in Pakistan, è entrato in ufficio il Grande Casco in grande forma.
Giacca, cravatta e grandi sorrisi e un casco pieno di luci che si accendevano a intermittenza e aveva anche due pigne finte ripiene di cioccolato, con la pubblicità di Bali. Alcuni lo danno partente per il Canada, ma lui nega e dice che sarà su un lago. Io spero che sia quello Baikan radioattivo e putrescente. Ma in fondo è Natale e siam tutti più buoni, anche la piccola jena che è in me. Gli auguriamo solo di trascorrere la notte di Natale come
Ebenezer Scrooge di Dickens. In pochi mesi ha inanellato come perline di una collana: un defalcamento del mio stipendio ('sister quel che è giusto è giusto') e prima di darmi un aumento minimo si è fatto stampare i miei ultimi tre anni di entrate, sapendo che l'avrei saputo; ci ha venduto a dei vecchi "amici di quello e quell'altro" che sembrano Mike Bongiorno senza Fiorello, ma gli hanno assicurato lauti compensi su un progettone, appoggiato alla scopiazzata di varie idee progettuali, ovviamente non sue; e ha promesso promesso promesso, e venduto venduto venduto neanche fosse il Premier dismesso.

Allora ho deciso di andare al bagno dei vips e ho incontrato il colleghinen-coinquilinen, che ha detto qualcosa con "nostro". Mi è venuto un attacco violento di intercolite pruriginosa. Già. Il mio coinquilino parla della "nostra casa" quando scende al bar, quando va in mensa, e parla parla a voce alta prima del primo caffè e  lascia luci accese e parla di lavoro fino a notte, se non ha il naso nel video. Così lo appendo sul balcone come un Babbo Natale e lo lascio lì ad assiderare. Muto e solo.

Mentre salivo e scendevo per corridoi evitando gruppi festosi di finti laureati fotografati con finti bouquet  ho sentito un brontolìo alle spalle. Era quello che Grande Casco chiama Ruffini, e poi dice no è Luttini, ma in realtà si chiama Suffini, vero? Suffini vuol finire con il mondo prima di Natale e vuol consegnare tutto tutto. l collaboratore fidato  negli ultimi due giorni parla da solo imprecando contro una montagna di rifiuti enorme gigantesca, con i conti che non tornano e contro quello stronzo di Bill Gates che gli impedisce di stampare quelle 400 pagine di un Rapporto per cui passerà alla storia per essere l'uomo meno pagato dell'anno, ma il più intelligente del mondo.

Il tutto impedisce la vista dell'alberello di Natale, che giace ancora inscatolato e sotto shock per l'ennesimo trasloco, ma che giuro domani metto in piedi.

Ma la vita continua continua e se sui Bastioni di Orione scoppieranno incendi io me ne vò e con i miei colleghi con la catena più corta stiamo progettando la grande fuga!
wuuuwuu
postato da sisternet | categoRia barlafus, sister jena, le avventure di grande casco | 21:15 | commenti (4)


lunedì, dicembre 10, 2007
 
La gavetta
Non riesco a staccare l'attenzione dalla strage di venerdì alla Thyssen Krups. Non ci riesco proprio.
Forse perchè immagino. Forse perchè ricordo.
Ero alle medie. Un giorno nel tratto di ferrovia vicino alla scuola è rimasto folgorato un operaio. Attaccato alle linee di alta tensione è rimasto penzolante come un fantoccio grigio per quasi mezza giornata. Il traffico gli girava intorno. I rilievi erano stati fatti. Occorreva solo tirarlo giù da quella linea che lo aveva ancorato a sè. Non c'erano curiosi. Il dramma degli incidenti sul lavoro aveva una sofferenza sociale tangibile nell'aria. Chi passava si faceva il segno della croce. Chi come me è rimasto qualche minuto in più forse ha sentito il mio stesso disagio e una sorta di incredulità dolorosa. Penzolava un ragazzo e nello stesso tempo una fiducia non ripagata, anzi tradita. L'idea che gli operai andassero al lavoro, in un do ut des contrattato, vincolato e potessero rimanerci secchi ben oltre gli incendi del periodo ottocentesco mi aveva agghiacciato.
Oggi mi sento così. Agghiacciata dal fatto in sè, dall'idea che la Thyssen, non Giovannino Passalaqua, abbia l'arroganza e la presunzione di obbligare qualcuno a difenderla con comunicati stampa a distanza di due giorni e una notte dalla strage, dall'idea che qualche prof a Torino lunedì si troverà a cercare di capire con gli studenti figli di operai, di migranti e di dirigenti che cosa sia accaduto, e sperare di non doverlo più ripetere.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 00:02 | commenti (1)


martedì, settembre 25, 2007
 
September
Alice nella città continua a camminare. Forse il passo è ancora saltellante e forse ancora ha lo sguardo di essere lì per caso. Alice, che sono io, ha cambiato città. Ha cambiato anche casa. Alla fine ha modificato anche i tragitti e la velocità con la quale si sposta e si trasla. Dalle finestre di questo appartamento, poco distante dal precedente, entrano i rumori del quartiere. Ora si affaccia sulla via e non più su un cortile. Non si riflette più nel muro di fronte, quando si affaccia. Ora guarda le prostitute di colore, vede il dirimpettaio sul balcone che prega verso est e sente l’andirivieni dai bar, le urla degli ubriachi e le frasi di saluto in mille lingue diverse. Ogni tanto si scopre ad ascoltare in sordina il piagnucolare o la risata debordante della piccola di colore che le abita di fronte sul pianerottolo o lo stormire di miliardi di passerotti che giocano al tramonto e all’alba.
Alice ha scoperto, sui nuovi tragitti, che si muove in nuovi odori: il lievito del panettiere, il dolce del gelataio, il glutammato del pakistano e l’odore di frescura del fruttivendolo. Ad Alice piace molto tutto ciò. Le sembra di essere ripartita, di essere quasi in una città diversa.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 21:41 | commenti (9)


martedì, agosto 28, 2007
 
Rientri
E’ rientrata anche la coppia orgasmatic che abita oltre la parete. Ne ho avuto la certezza stamani tra le ore 8.25 e le 8.40. Ieri sera pensavo che avessero trovato un nuovo gioco. Lei ripeteva ossessiva “non ti devi muovere! Stai fermo! Basta con i morsi!” ho avuto qualche dubbio quando ha cercato un conforto chiedendo imperiosa “ E tu fai qualcosa”. Alle 9.10 di stamani il mistero si è svelato di fronte ad un ooh di coppia davanti al lago che colava dal balcone: sono riusciti a trovare un 4 zampe muto, ma fisiologicamente sano.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 22:14 | commenti


domenica, agosto 05, 2007
 

Quaranta!  4 e 0, 4x10, 8x5... splendidi eh

Scegliere l’appiglio quando la parete di roccia sta per finire. Salire ancora con la certezza di esserci. Quasi. I piedi che scelgono i punti di appoggio e le dita che si incastrano in mezzo a ciuffi d’erba e arbusti. Un ultimo sforzo ed essere in piedi. Guardare giù verso la scogliera. Chiedersi chissà se ripartissi ora, farei lo stesso percorso e le stesse scelte? Sentirsi immerse nelle correnti di vento che si scontrano su quel punto e tolgono il respiro. Stare lì ancora per qualche minuto. Quasi in apnea.
Ecco ciò che provo. Nei prossimi giorni penserò a voltarmi per vedere dove sono.
postato da sisternet | categoRia barlafus, sensi liberi | 15:54 | commenti (2)


giovedì, luglio 19, 2007
 

Nulla sfugge al nostro Rob... e fra poco nemmeno a me...


Leone (23 luglio - 22 agosto)

Come potrei descrivere la fase che stai attraversando? Stai tornando a casa dopo uno straziante viaggio negli abissi? O stai per lanciarti in una ricerca nel cuore di un'accecante promessa che ti ha fatto l'alba? Stranamente, Leone, stai facendo entrambe le cose. Vai e vieni allo stesso tempo. Hai imparato una vecchia lezione e stai cominciando un nuovo corso di studi. Gli aneliti futuri si mescolano con gli ultimi rantoli del passato.

 ecco li definirei rantoli,... anche se era la discussione del dottorato. Close. Finito. End. Stop. Finish. I am a doctor. Non so guardare le tonsille, come sperava mia nipote, ma poco ci manca... ormai faccio tutto. Voi chiedete e l'oracolo vi risponderà...

postato da sisternet | categoRia tempi liberati, barlafus | 18:50 | commenti (1)


giovedì, luglio 12, 2007
 

Come se fosse la prima volta...

Dopo una giornata a Milano in parte necessaria in parte assurda, in cui invece di Grande Casco sono spuntati una Grande Mamma e un Grande Papà organizzatori, ho cercato di ingannare la fifa blu da vigilia operazione ai denti, esami delle elementari e prove del nove con un piatto di bucatini col ragù cucinato da me, che mi rilassa, e un bicchiere di vino. L’ho ingannata per un’oretta, il tempo della digestione. Ora provo ad ammazzarla dormendoci su. Ciao nè.

 

postato da sisternet | categoRia barlafus | 23:02 | commenti (2)


martedì, gennaio 23, 2007
 
Meteopatic
Stamani mi sono svegliata naturalmente alle 5.30. Come ho fatto non saprei. Ma il pensiero mi ha seguito per tutto il giorno: oggi non doveva nevicare?
postato da sisternet | categoRia barlafus | 22:04 | commenti (2)


giovedì, gennaio 18, 2007
 
Università e terrore
 
Ogni tanto, in questi anni mi sono chiesta come si studia in luoghi dove è in corso una guerra, dove ci siano conflitti armati. Che sensazione dia lo studio rispetto al senso di morte che si respira ogni giorno.
In fondo penso che lo studio in università è formazione della classe dirigente, del pensiero futuro di un popolo, di una nazione. Quando avevano distrutto la scuola di Beslan due-tre anni fa, l’idea che fosse stato colpito direttamente e fisicamente la speranza nel futuro di un paese era stata la molla dell’indignazione. Ora a Baghdad colpire l’università nel momento di uscita di studenti e professori ha un significato simbolico che mi ha toccato nelle viscere: non è l’istituzione ad essere stata colpita sono le donne e gli uomini che avevano deciso di andare avanti, di proseguire nel credere in un futuro, nel pensarlo quel futuro possibile. Non si è colpito fisicamente dei corpi, ma un pensiero e una speranza al di là di distruzioni e morti.
Per saperne di più direttamente o quasi:

 

 

 

postato da sisternet | categoRia barlafus | 14:40 | commenti (1)


martedì, gennaio 02, 2007
 

Lo sapevi che... Il dono è quasi meglio di un vaffanculo?

L’estate scorsa, in mezzo alla campagna toscana, in cascina, ho trovato nella biblioteca dei padroni di casa un testo che aveva attirato la mia attenzione, dopo qualche giorno che facevo scorrere lo sguardo sui titoli, in cerca di qualche sollecitazione. L’ho preso dallo scaffale in alto. Un testo breve, ed è mia abitudine leggere qualche riga iniziale e poi una pagina a caso, di solito verso la fine. Talmente bello che ne ho preso appunti sul moleskine, che oggi mi è tornato tra le mani.
Così tra definizioni storiche sul Buddha è spuntata una storia che spiegava il senso del Koan, il dare una risposta che non corrisponde logicamente alla domanda. La storiella pressappoco dice che un uomo inseguiva il Buddha insultandolo, dicendo bestemmie e accusandolo. Il Buddha continuava a sorridere tacendo. Ad un tratto, il Buddha si fermò e gli fece una domanda: “Di chi è il dono? Di chi lo fa o di chi lo riceve?” e l’uomo attonito rispose “Di chi lo riceve, ovvio” “Ma se quello che lo riceve lo rifiutasse?” “Rimane a chi lo fa” “Ecco - rispose il Buddha – puoi tornare a casa con il tuo dono”.
Il libro era un bel testo di J.L.Borges, Cos’è il buddismo.

 

postato da sisternet | categoRia barlafus, sensi liberi | 23:49 | commenti (1)


sabato, dicembre 23, 2006
 

Ciao Welby

Hanno negato il funerale religioso a Welby. Lo hanno assicurato a suicidi silenziosi, a ladri ed assassini, a guerrafondai, a miscredenti, a Pinochet. A Welby no. E siamo ritornati di colpo nel buio del medioevo preconciliare. Sono demoralizzata: è vedere giorno dopo giorno il ponte levatoio che si alza isolando chi sta dentro. E io, ahimè, quotidianamente ci ho a che fare...

Welby ha la colpa di aver messo in imbarazzo la grande macchina della Chiesa. Il rifiuto del funerale, dice due cose: 1. l'incapacità ad accogliere sollecitazioni della società della Chiesa, ma si sa che Galileo docet, quando i prelati non capiscono o si sentono messi alle strette, scomunicano.  2. l'incapacità di parlare del rapporto morte-vita in un periodo in cui la medicina ha la possibilità di lavorare sul corpo come se fosse un motore, dimenticando l'anima. Fortunatamente la vita ci ha pensato da sè e Welby è morto.

Allora, metto qui il testo della Canzone "preghiera in gennaio" che De Andrè scrisse dopo il suicidio di Tenco. A volte gli atei e i miscredenti sono più spirituali di coloro che pensano di avere il potere di legittimare le entrate e le uscite da questa nostra vita. Ciao Welby.

PREGHIERA IN GENNAIO
(Fabrizio De André)
Interprete: Fabrizio De André 
Album: "Volume I°" (1967)

Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare, quando verrà al Tuo cielo
là dove in pieno giorno risplendono le stelle.

Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte
"Venite in Paradiso là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio".

Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche
seguito da migliaia di quelle facce bianche,
fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte.

Dio di misericordia, il Tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto con la coscienza pura;
l'inferno esiste solo per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento.
Dio di misericordia vedrai, sarai contento.

 

postato da sisternet | categoRia barlafus, sister jena | 12:04 | commenti (1)


mercoledì, dicembre 13, 2006
 

Abitare l'attesa

Penelope si era posta la questione di che cosa sarebbe stata la sua vita, solo quando era rimasta sola sul molo a fissare quel puntino sull’orizzonte del mare, che diventava sempre più piccolo, come i falchi che salgono nelle correnti ascensionali fino a non essere più visibili.
Forse sarebbero rientrati. Chissà quando. Chissà se. I giorni silenziosi avevano cominciato a porsi l’uno sull’altro, come un cumulo di sassi.
Aveva una matassa di fili. Tesseva e ritesseva. Non attendeva. Semplicemente stava. Era dentro la trama, dentro i fili di pensieri che si annodavano e prendevano forma, sostanza, colori. Profonda sapienza femminile in un gesto, che rompeva il senso lineare del tempo. Vent’anni così. Vent’anni d’allora che erano tutta una vita, erano rughe e giorni e notti e possibili maternità. Chissà quali nodi avrà trovato nelle matasse. Quante sensazioni che si perdevano nel filo e nel dar ordine al vuoto che si riempiva di un tessuto che era specchio. Specchio delle domande di senso o semplicemente dell’attendere che arrivasse sera e poi notte.
Il tessere forse si interrompeva per qualche giorno. Avrà gettato a terra le navette su cui inseriva e stendeva il filato. Avrà anche imprecato contro le divinità, che sentiva ostili.

Poi procedeva oltre. Quanta conoscenza avrà accumulato in sé. Quanta saggezza nel passare delle stagioni. E il tessuto si stendeva, diventava opera definita, concreta, tattilmente presente

postato da sisternet | categoRia barlafus | 13:56 | commenti


lunedì, dicembre 11, 2006
 
D'amore e d'ombra
Lo so non mi sento parte della Storia. Forse è questo. Di Pinochet morto per cause naturali l’unica cosa che mi viene in mente è “dove non arrivano gli uomini arriva Dio”.
Non riesco a festeggiare, non riesco a sentire nulla,  perché i responsabili  dell’incapacità delle sante democrazie occidentali di portare un tiranno, anzi, quel tiranno davanti alla giustizia dell’Aja o a qualsivoglia tribunale che avesse ripreso le nefandezze, le brutture industrializzate degli anni della sua dittatura, ha superato qualsiasi fantasia.
Ecco, se io fossi qualcuno portato davanti ai tribunali popolari di Mandela, oppure fossi Saddam, oppure, che ne so, fossi… uno implicato nei crimini della guerra in ex Yugoslavia e condotto davanti al tribunale dell'Aja. Ecco io prenderei tutte le democrazie rappresentative e le manderei a fanculo in un colpo solo, perché Pinochet ce l’ha fatta e io no. Nessuna responsabilità riconosciuta, nessuna possibilità per quel popolo di rileggere e rivedere le scomparse e gli assassini in un processo che aiuti a metabolizzare i traumi, senza ridurli nella memoria, senza cancellarli, e che li riponga in un Passato. La storia del popolo cileno ha perso. E quel che farà la Storia saranno solo parole scritte. Fine.
postato da sisternet | categoRia barlafus, sister jena | 20:00 | commenti (2)


giovedì, novembre 09, 2006
 

Mi sono alzata bene...

Oggi mi sono alzata con il piede giusto. Quello sinistro. Come direbbe Morgan.
Anche se dire che piede metto giù di mattina dal futon è un’impresa. Non ci penso. Anzi penso che sia sempre quello destro.
Oggi mi sento meglio. Ho fatto un sacco di cose. Ho iniziato a lavorare anche con un collega nuovo. Lo vedo sempre al cinema. Di solito parla poco, a volte per nulla. Addirittura musone. E io mi ci ero abituata. Ora che gli ho proposto di lavorare con me, di fare un contratto dignitoso anche se breve, parla normalmente e anzi fa delle battute, pure, mi ci sento anche un po’ imbarazzata. Ma ne sa e avere qualcuno competente e autonomo con il quale condividere lavori mi fa piacere.
Comunque oggi ho fatto un sacco di cose. Cose rimandate da secoli e pure ho scavallato una riunione rognosa. Ma l’evento che mi ha restituito anche qualche energia in più è stata l’aver dimenticato il cellulare a casa.
Ecco penso che quel rumore di fondo, che non c’è ora, mi ha dato una sensazione di libertà in più. Altrimenti, lavoro su tre fronti: con chi ho di fronte, con internet e nello stesso tempo invio e mando sms o telefonate varie. Ecco. Alla fine è una droga. Crea dipendenza. Se ne arrivano troppi è un casino, se non ne arrivano affatto pure. E io sono sempre con il cervello, il cuore e il corpo divisa in tre parti, che non essendo ancora bionica, insomma crea un certo effetto dissociante.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 19:15 | commenti (3)


lunedì, ottobre 30, 2006
 

Dedicato a quest'estate che non se vuole andare in vacanza...

... (post scritto a circa 42 gradi, 70% di umidità l'11 luglio2006)

Ore 19.05, il treno si muove. La stazione liberty si apre. Anna guarda fuori dal finestrino cercando di spostare solo i bulbi oculari quanto basta. Meno muscoli muove, meno suda. L’aria condizionata è finta su questo Intercity, ma è meglio delle carrozze degli interregionali che sfrecciano a finestrini aperti e con il rumore assordante da diligenza del Far West.
I vetri piegano le forme dei palazzi. La città si squaglia lentamente, lentamente, nel caldo soffocante dell’afa che scioglie umori e spande sudori e toglie il respiro e spinge i pensieri a girare in moviola.
 
Stamani il viaggio è stato fatto nel corridoio, in un torpore sanato all’arrivo dal caffè offerto da The-man-in-black, che al mattino parla poco, pochissimo. Anna apprezza il silenzio prima del caffè. Due signore hanno disquisito sul gesto di Zidane, anzi una delle due ha sostenuto il tentato omicidio da parte dell’algerino.
Tutto spazzato via dal caffè espresso del bar metropolitano.
 
Poi Anna ha trovato il palazzo, ha oltrepassato la stanza di velluto rosso con gli affreschi del Tiepolo che mostrano imperturbabili e stoici corpi seminudi nell’assenza di aria e di rumori. Un ovattamento che oggi mostra l’odore del velluto pronto a prender fuoco in un’autocombustione lenta e inesorabile.
Si è seduta in mezzo a funzionari ingiaccati, alle donne stirate di fresco. E relazione dopo relazione i corpi si sono scomposti, i trucchi sono crollati e le palpebre si sono appesantite.
 
Qualche guizzo oltre il tavolo dei relatori ha fatto spirare una sensazione di brezza, che era illusoria. Non era più la sensazione che tutto le si fosse appiccicato addosso compresi le redivive conoscenze che le si erano sedute a fianco. Ad un certo punto si erano guardati negli occhi. Lei aveva fatto un gesto e lui aveva immediatamente capito. Na’ tazzurella e’caffè? Così erano ripiombati nel velluto rosso insonorizzato, che colava calore. Erano rimasti lì un attimo. Dopo di che, di fronte ai camerieri che cercavano di mantenersi in forma ghiacciata di fronte a polipi e risotti fumanti, erano corsi giù per le scale ridacchiando e raccontandosi pezzi di vita e desideri. Incredibile. Nel caldo torrido della metropoli Anna è tornata indietro di anni, quando di fronte al mare toscano, davanti ad un tramonto che sembrava non finire mai, si erano riconosciuti.
 
Chiude gli occhi Anna, il vetro sembra colare e quando li riapre lentamente si accorge che attaccato alla porta dello scompartimento è spuntato The-man-in-black. Si siede. Che invidia: lui non cola, e Anna scaccia dalla mente l'idea che sia prova della sua natura bionica. Il suo treno non è partito ed è rimasto per un’ora in attesa di un evento salvifico.
Ora, nell'immobilità dei gesti, l’unica cosa che rimane è pensare ad una benedetta, ghiacciata ed enorme boccia di pirlo.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 14:14 | commenti (1)


domenica, ottobre 29, 2006
 
Lifting Temporale
Ogni volta che si ritorna all’ora naturale (perché è così...vero?) e si tirano indietro le lancette dell’orologio, è inutile. Dico a me stessa che non cambia nulla, ma la sensazione di felicità per avere un’ora di vita in più è lì stampata nel sorriso e nel crogiolarmi a guardare l’orologio rimasto sull’ ora legale e dirmi che in realtà non sono le 10, ma le 9. E così l’ora trascorre, nell’immobilità del godimento, quasi fosse un’ora botulinata, una ruga stirata, uno zigomo riempito.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 11:11 | commenti (7)


mercoledì, ottobre 25, 2006
 
Destini incrociati
Ieri ero in una piccola città di montagna.
Dieci ore di lezione somministrata a tre studenti in fase di alta riqualificazione svolta in un 
Centro Polivalente, che di sicuro aveva solo un avviso appeso ai piedi delle scale che titolava 
“l’anno 2006 dedicato alla sicurezza nelle scuole” e di estetico il vicepreside, 
che sembrava Bob Gendolf.
Pioggia ininterrotta per un giorno e una notte.
Camera d’albergo che non rientrerebbe nei film di Kaurismaki, perché troppo triste e 
color maron (qualcuno ha fatto con la matita dei quadratini sul muro per segnare i giorni, 
come in cella)
 
Finalmente salgo in auto e mentre si allentano le tensioni scelgo istintivamente un CD.
Lui è sempre il solito animale da palcoscenico, ma queste parole sono scese dirette 
ad un cuore perso tra invidia e seghe mentali sul senso della vita, la mia. 
Ne avevo bisogno.
 
 
Sometimes I think I've lost my mind
 thought I'd left my past behind
I live my life and all I know is
Follow your dream and don't let go
No one can live for me
No one can see the things I see
I walk this road no one can tell me how to be
It's my destiny
(…)

Lenny Kravitz, My destiny

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sabato, ottobre 21, 2006
 
Il bookcrossing della bassa
Che stasera, anzi stanotte Mr.Gamberosso, in mezzo alla via, mentre sorseggiavo il Brugal della buonanotte e pensavo che ci sarebbe stata bene una sigarettina flyingdutchman, ha infilato la mano nella grande sacca, che in autunno prende toni violetti, e mi ha prestato per qualche giorno l’ultimo Nori. In cambio, di fronte ad un bianchino domani, verso il tocco, gli porterò un mio Berger d’annata…
così ho letto qualche riga...

 

da Paolo Nori, Noi la Farem vendetta, Feltrinelli 2006

Quel pezzo di terra che è l’Emilia

Un giornalista ha scritto in un libro che il pezzo di terra che si chiama Emilia, oggi che il rosso delle bandiere comuniste è impallidito, può essere considerato tutt’al più un’infrastruttura tirata su da Dio in persona per consentir agli uomini di crear la Ferrari.

 

Allora è venuto a galla un ricordo lontano lontano lontano. Mi è venuto in mente...

....che quando da piccola, si diceva a casa, che si andava in autostrada e si arrivava all’altezza di Lainate e dai sedili posteriori rosso amaranto della 127bianca di mia zia, vedevo svettare l’A di Alemagna della stazione di servizio, nella mia mente scattava l’assoluta convinzione d’essere vicino ad un aeroporto. Guardavo in alto nel cielo e pensavo che ero sfortunata: non vedevo mai gli aerei atterrare. E mi dicevo che era bello però. Una A così grande era geniale per indicare l’entrata dell’A eroporto. Poi era arrivato il disvelamento dei grandi che non capivano perché cercassi l’aeroporto a Lainate. Era stata la A di LAinate ad ingannarmi, sostenevano. L’aeroporto era a Linate, che con Lainate non c’entrava nulla e allora mi sono convinta che a Lainate doveva esserci qualcosa d’altro. Assolutamente. Così quando ho scoperto che la “gomma del ponte” Perfetti la facevano a LAinate ero molto contenta. Ogni volta che si arrivava a Milano e si superava l’uscita di LAinate,però, io non me ne accorgevo perché il ponte in realtà non compariva mai e allora io mi chiedevo perché continuavano a dire che ci facevano la gomma, a LAinate, se non ci avevano fatto il ponte. Era come dire che a Linate si entrava in aeroporto senza passare attraverso una A gigante.

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mercoledì, ottobre 18, 2006
 

E lucean le stelle su Belleville...

...e meno male! che oggi era un martedì che si era travestito da lunedì sadico. Visto che ieri avevo giusto pensato "bè meno male che ogni tanto capita un lunedì bello"

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mercoledì, ottobre 11, 2006
 

Telegraficamente...

direi che è l'immagine che mi rappresenta meglio in questo momento...  Per i racconti che ho stampato nel mio cervello, ci vediamo domani sera dopo 300kmi, 1 concerto spaziale, 1 relazione ad un convegno su Marte e chissà cos'altro ancora...

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domenica, ottobre 08, 2006
 
Il mel_angolo domenicale
Oggi mi sono svegliata con l’azzurro del cielo che riempiva la finestra e ho pensato ai maratoneti milanesi. Giornata stupenda per correre. Ieri era freddo, era bigio, era autunno. Era voglia di zuppa calda e piumone. Era cena e chiacchiera con due amici, al massimo tre. Niente bagni di folla, niente chiacchiericci e musica ad alto volume, niente festa in villa. Erano confidenze e programmi per le prossime settimane, per l’inverno prossimo.
Poi stamani mi sono persa, non so come, presa da rivoli di pensieri e contro-pensieri e pensieri-ombra. Un vero groviglio senza capo né coda. Melanconie e desideri mischiati, tra gesti di cura e stazionamenti fisici e mentali in giro per casa e qualche inerzia.
Poi le notizie fantastiche  da dopo il traguardo  dei 42 chilometri e 195 metri in piazza Duomo.
Presa dall’entusiasmo ho preparato la borsa per fare almeno una sessione di allenamento in palestra. E’ ancora lì vicino alla porta.
Intanto il sole era lì fuori ed io mi sentivo come un orso nella fase del pre-letargo: umore pessimo e desiderio di aver bacche a disposizione fino alla prossima primavera.
Non so come sia avvenuto, il sole è tramontato ed io mi sono ritrovata qui al tavolo di lavoro.
Tra le dita ho la sbobinatura di un intervento sull’arte dei Sacri Monti del Nord Italia all’interno di un seminario sulle Alpi.  E’ un favore che faccio al mio colleghino Superpippo. L’argomento mi incuriosisce comunque, al di là del senso dell’aiuto Speriamo bene…
La settimana è già iniziata. Vado a ricaricare il palmare, a inserirci tutte le cose da metter fuori dalla mia RAM cerebrale, a stendere il bucato e a far il piano delle scritture e degli allenamenti.
Riparto. Piano.
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venerdì, ottobre 06, 2006
 
Tirate (piano) sul pianista
In sottofondo una musica lounge (Bugge Wesseltoft), perché da ora in poi ci si rilassa. E’ iniziato il weekend. Magari parto e vado a trovare le sisternet system, a parlar d’amor donne e lavori. Magari dormo e basta.
Fine. E’ stata forse una delle peggiori settimane di questo anno. Iniziata domenica presto presto e proseguita con dei livelli di pressione esterna emotiva, che non ha avuto eguali, e meno male che avevo cercato di mettere in piedi una specie di diga stile MOSE intorno a me.
La mia amica dice che poi si diventa forti, fortissime, ma io da dentro l’armatura, scafandrata non sono sicura di aver capito bene.
 
Sono riuscita ad accumulare circa 60 ore di lavoro in 4 giorni, che mi sembra una media altamente insana. Essere responsabile di progetto e lavorarci nello stesso tempo è una fatica emotiva, prima che cerebrale E, se non si è tranquilli, schiaccia, piega, assorbe energie. Alla fine però il progetto bastardo sta andando in fase di archiviazione. Prima di riporlo, dovrò però chiudere la gestione “politica”, assicurandomi di archiviare cronologia e i documenti effettivamente consegnati, controllare che non ci sia qualche residuo, contattare i finanziatori. Ora no, però. Non ne ho veramente più.
 
Sogno davvero la spiaggia e le palme, oppure una vetta e un rifugio di montagna, oppure ancora la campagna collinare toscana. Mi sentirei a mio agio, ricaricherei le pile e tornerei silenziosa e felice. Già… silenziosa. Da piccola ci facevano fare il gioco del silenzio a scuola. (Dio mio, come eravamo ingenui) Braccia conserte e in silenzio, riempivamo così gli ultimi quarti d’ora delle mattine che la maestra non era riuscita a programmare bene. Bè, io non l’ho mai capito quel gioco.
 
Di fatto per me, silenziosa di mio, quel gioco non mi sembrava qualcosa di nuovo e nemmeno una fatica. Poi, in questi ultimi anni, ho scoperto che se il silenzio diventa profondo, basta attendere e ascoltare e le risposte alle grandi domande arrivano da sé, in modo naturale. Sempre che il silenzio non divenga assordante come una cascata, come una valanga. I monaci tibetani trovano luoghi protetti per isolarsi. A me piace isolarmi ogni tanto.
Recupero le mie lentezze, metto in dima corpo e sentimenti e pure i pensieri. Non potendo, pensavo bastasse un cartello esposto “lavori in corso, non parlate con la manovale” e invece le paure, i terrori, le angosce fuori da questo cocoon trasparente hanno dato tutte le sfumature a quella membrana invisibile che è il silenzio. Il possibile delle paure altrui si è scaraventato addosso: il silenzio è stato preso per omissione, reticenza, scelta non dichiarata, ritardi voluti, incapacità professionale. Di tutto di più, su tutti i livelli.
 
Oggi sono arrivata in università con una sensazione di stanchezza cosmica. Complice la luna che stanotte sembrava un faro puntato dritto sul mio viso o l'accumulo di tutto.
Sono andata a pranzo con il colleghino Superman che, rientrato da una “missione”, mi ha visto oggi dopo dieci giorni. Mi ha detto “Si vede che è stata dura. Sei spenta. Sister stacca”.  Ecco. Fatto. Clic. Ora solo notizie da lounge drink.
postato da sisternet | categoRia barlafus | 15:58 | commenti


lunedì, ottobre 02, 2006
 

Mood del giorno

Face au mur ? Des moines SĂ´tĂ´

 

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sabato, settembre 30, 2006
 
Ehi Proff! Backstage
Si siede di fronte e mi guarda interrogativo. Per lo più sono ragazzi. Scorro velocemente lo scritto, per ricordare quale sia stato il giudizio complessivo. In quel momento prendo la decisione: domanda su un particolare per poi fare un discorso più generale, oppure domanda generale. Dipende se penso che lui/lei possa puntare a voti superiori al 25 o no. La domanda di dettaglio per tornare al discorso generale implica la capacità di capovolgere la struttura delle mie spiegazioni e dell’impostazione del libro. Se sbaglio a calcolare la capacità, il rischio è incontrare lo sguardo da Bambi di fronte al cacciatore.
[non mi piace sparare a sangue freddo in mezzo agli occhi]
Riformulo la domanda fino a quando la preda si riorienta.
 
Altra difficoltà. Quando si vede che ha studiato, ma non riesce a ragionare correttamente. Lì il gioco si fa sottile. Provo ad entrare nel meccanismo del suo ragionamento e cambio i parametri errati. Se funziona e se non ho imposto i miei personali, ma quelli oggettivi, riparte. Altrimenti si riBambizza bloccato, nel panico, e mi ritrovo a spostare la mira del fucile.
Che fatica…
 
Poi c’è lo studente che attira il sadismo. Di solito è in versione perfetta: giacca, cravatta e aria da saputello. Lì arriva la domanda morbida, tranquilla. Appena si rilassa e parla, si scoprono i vuoti mentali e di preparazione. E’ un attimo. Si accorge che i miei occhi sono diventati due fessure, fa un attimo di pausa e io tiro fuori la colt. Se sono buona l’appoggio sul tavolo, se invece è veramente antipatico sparo. Domanda secca. Di solito tentenna un po’ e cerca di rispondere. La vista del sangue non mi piace molto e allora gli do un’indicazione. Di solito il saputello non sa ragionare e quindi si accascia. Alla fine, calcolo un punto in più rispetto al reale andamento. Anche questo è sadismo.
 
Sister: Allora 23!
Bambi1: Proff, ma allora lei è buona!!
Sister: No, è che tu ragioni.
Bambi: ???
Sister: Ok. Oggi sono buona.
 
Sister: 22
Bambi2: Ma proff oggi non era buona?
Sister: Mi spiace è finito l’effetto della pozione magica..
Bambi2: proff, non è giusto
Sister: Scrivo?
Bambi2: vabbè…
Epilogo: a fine sessione, raccolgo i fogli usati per far scrivere formule e grafici mentre espongono le risposte. Qualcosa non torna. Capisco che le risposte di Bambi2 erano buone. Ero io che ero stanca e presa dal pensare al Bambi3 che si era già seduto e aveva iniziato a parlare. Cazzo. Provo a farlo rintracciare dagli altri studenti. Bambi2 è in moto a smaltire l’incazzatura e non sente il cellulare. Cambio il voto sul registro. Dico al gruppetto di studenti di avvertirlo. Due punti in più: 24.
La bidella saltella esultante a braccia levate al cielo (vero!!)
E’ che oggi sono buona…
 
 
 

postato da sisternet | categoRia barlafus, mavalĂ valĂ  | 11:58 | commenti


mercoledì, settembre 20, 2006
 

Pensieri alla rinfusa

Vado a Correre!!! con due ragazzetti di 44 anni. su e giù per i ronchi collinari intorno a questa città.

Non vedo l'ora. Ho il cervello talmente ingolfato che parlo come l'omino della Bialetti e sembro uscita da quel fumetto anni 70 in cui c'era un filo tracciato con una matita che diceva cose incomprensibili e si arrabbiava con il disegnatore... chissà se qualcuno se lo ricorda.

Stamani ho incontrato una neo amica che mi ha chiesto se mi occupavo di didattica in università. Le ho risposto che seguo dei progetti di ricerca applicata e mi ha detto sorniona: "aah allora sei anche tu un manovale!" ecco allora adesso il manovale tira su la schiscieta e si stacca dal tornio dei pensieri e delle scritture da catena di montaggio.

postato da sisternet | categoRia barlafus, ai ran iu ran | 17:37 | commenti (3)


giovedì, luglio 20, 2006
 

Dieta mentale: la colazione

E' necessario inziare bene la giornata. Appena sveglia, il tempo di aggiornare i pensieri e capire che il sogno non è realtà e urge la scelta su come e dove aprire la mente alle 8 ore di fabbrica del sapere. Avevo finalmente trovato sotto casa bar silenzioso, barista pensoso e quasi scazzato, brioches di pasticceria, caffè con Il Manifesto e riviste varie che questo mi prende di lato e mi avverte che fino a settembre non farà apertura mattutina...

Ora mi sono traslata nella pasticceria lussuosa del centro, all'ombra del Dòm. Brioches fantastiche, caffè decente, acqua frizzante ma non troppo, signora + commessa-schiavamuta vestite stile armani a fine sfilata: T shirt nera  su pantalone nero e grembiulone noir, che oggi sussurrano alla cliente vecchietta denunciante aperture di negozi di extracomunitari e chiusura di quelli storici che sembra che il Governo stia macchinando di notte varie leggi che fanno tremare i notai e pure quel simpatico commercialista miliardario che il giorno prima girava con Veuve Cliquot sotto braccio per rifornirsi la cantinetta. Ecco la dico tutta: qui si mormora che stiano preparando le statue di Lenin e di Stalin. Le metteranno ai due angoli della piazza e finiremo come l'Argentina. Ora però dopo due ore vado a cercare un Alka Seltzer.

postato da sisternet | categoRia barlafus, sister jena | 10:35 | commenti (3)


venerdì, luglio 07, 2006
 

 

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lunedì, giugno 26, 2006
 

Baci e abbracci

vado ad allenarmi in montagna. E' ufficiale però. Anzi diciamo che lo ammetto: sono una sgobbona un po' calvinista. Non mollo prima di partire per le vacanze... quindi ora posso ricominciare a respirare...Comunque vi lascio una perla di saggezza di Bruno Bruno il personaggio che d'inverno fa Babbo Natale per le osterie e d'estate si trasforma in un satiro sempre però in stereo stereo...

Ieri sera nel bel mezzo di una fetta di parmigiana con davanti un bicchiere di misto (leggasi acqua gasata e vino rosso "che così dura di più") ha buttato lì  : " non capisco perchè 22 miliardari corrono dietro ad una palla di pelle. Ma non se la possono comprare?"

postato da sisternet | categoRia barlafus, ai ran iu ran, mondialcoscia | 18:40 | commenti (1)