Alice nella città


CIAO CIAO
Sono curiosa. Terribilmente. Della vita. Degli esseri umani. Degli spazi che abito e che visito con passo saltellante e silenzioso. Mi rivelo solo per lo sguardo divertito.

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venerdì, luglio 11, 2008
 
Immagini
Nella mente si accavallano e si sovrappongono. Di giorno mille attività. Di notte sogno. La signora che scende in ciabatte a far walking sul prato all'interno della pista del campetto per un'ora tutte le mattine. E'vera. L'acqua rugginosa che scende nella mia vasca da bagno. E' sogno e me ne rendo conto improvvisamente nel parcheggio assolato. E' un ricordo messo dalla parte sbagliata. La sensazione di aver visto delle persone un mese fa e invece era solo l settimana scorsa è reale. Il deltoide che camminava davanti a me in metropolitana sopra un fisico da urlo è in bilico. Il corpo era lì statuario nell'afa milanese. Il ricordo è sogno.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 00:32 | commenti (4)


lunedì, giugno 23, 2008
 
Che afa fa
Ho resistito e maledetto quel cazzo di Protocollo di Kyoto. I condizionatori non partono in questo posto di lavoro. Ma il lavoro non sente il Protocollo, non si sposta su trame lente, da mediterraneo siesta pennichella, non rompiamo più che fa troppo caldo. No in questo posto di frontiera tra il nord produttivo e il nord est infame si continua a lavorare come se fosse Natale e fuori ci fosse la neve. Così ho sfidato il caldo e sono uscita a procurarmi del cibo fresco e dell'acqua con le bollicine e ho scoperto parcheggi vuoti e strade deserte. I maledetti sono già al mare
.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 22:57 | commenti (1)


lunedì, aprile 14, 2008
 
Blog sotto shock causa tramvata
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Vado a letto, che oramai solo il sonno e l'oblio possono essere di conforto..
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 23:02 | commenti (4)


giovedì, marzo 27, 2008
 
Ho bluffato.
Hai la tessera? l'ho dimenticata. Non so. Forse sì. Insomma l'ho rinnovata questa sera, dico, la tessera Arci. E vabbè. E' un segno. Un anno trascorso. Un portafoglio perso, forse sì forse no.  La tessera vecchia ormai incenerita nelle cose buttate nel cassonetto da quello stronzo che mi ha rubato il portafoglio in un sabato settembrino con il sole che ci faceva dimenticare la settimana e le fatiche del rientro dalle vacanze. La tessera però aveva un potere calorifico sufficientemente alto da non provocare diossine nella combustione. E' un sollievo, a pensarci bene. Ora ne ho in tasca un'altra. Un lasciapassare per rhum e qualche tisana. Sempre tesserate. Non c'è che dire. Mi siedo qui prima di andare a dormire. Che strana la vita. Ho nella borsa un lasciapassare per dei rhum e un altro per Bruxelles. Un documento con il risultato d'esame della Commissione. Basta sistemare qualche cosa e per tre anni forse avrò un lavoro sicuro. Forse. Domani mi dovrò occupare di Claudio, lui forse da agosto non avrà un progetto su cui fissare il suo assegno di ricerca. Il suo lasciapassare non ha per ora futuro. Un piccolo gioco da barzelletta e i tedeschi hanno fatto fuori gli italiani su quel canale di finanziamenti per la ricerca sui cambiamenti climatici. Poco importa che l'iceberg che si è staccato dal Polo sia grande come Manhattan o come il duomo di Milano. Domani ha l'ultima ecografia della futura bimba. Aspetterò lunedì per diglielo: il tuo lasciapassare non funziona. Che ne dici di occuparti di rifiuti? Vuoi un rhum?
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 00:16 | commenti


giovedì, marzo 20, 2008
 
http://www.artic.edu/artaccess/AA_Impressionist/images/cezanne-med.jpg
Il mondo? E solo un geode...
Questa sera ho ripreso al corso di disegno dal vero le teorie e la pratica circa il punto dell'osservatore e i punti di fuga. Probabilmente è vero, pensavo, a quarant'anni si imparano ancora molte cose, e con il dito sporco di fusaggine ombreggiavo e disegnavo tondi e righe e... Ad un certo punto il maestro si è avvicinato e ha detto "non è tutto matematico e scientifico... le ombre sono più sfumate, anzi possono esserlo in modo dinamico, così".  E io ho sorriso perchè una parte di me, quella bambina, vede il mondo a cubi e coni e prismi. Basta farla saltar fuori.  In fondo una caffettiera è solo fatta da tre prismi conici tagliati ed un'astronave solo da due...
L'immagine “http://www.tuttidee.it/foto/articoli_foto_20.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
postato da sisternet | categoRia tempi liberati, mavalàvalà | 23:58 | commenti (5)


lunedì, marzo 03, 2008
 
Somellier prego
Giro in bici in città. Ci cammino io in quelli che si chiamano Canyon, che non sono altro che le stradine del centro. Palazzi alti e strade strette. Ci gironzolo. E respiro. Inalo. E al mattino che ho i polmoni aperti insieme ai pensieri e ai desideri sportivi e anche alle velleità precolazione io sento. Sento non più gli odori di friggitoria, di caffè o kebab. No. In quella nebbia che tiene a terra tutto si sente l'odore, il puzzo. Qui è benzene, lì polveri di combustione. Là sembra più gomma con un aroma di zolfo. Qui invece è kerosene. Lì è ozono da insolazione.
Altro che polveri fini. Anche le geniale dopo 15 giorni in strada sembra un batuffolo di polvere con le ruote. E io sembro una centralina di rilevazione inquinamenti, anzi un nasorimetro di effetti urbani. Magari un sommelier da laboratorio.
postato da sisternet | categoRia tempi liberati, mavalàvalà | 23:18 | commenti (4)


domenica, febbraio 10, 2008
 
Desideri
Ecco. In questo momento preciso indosserei una tuta acrilica rossa con le bande laterali e la staffa da mettere sotto il piede per tenere teso il pantalone, come se fossi un ginnasta, come se tornassi agli anni settanta.
Poi accenderei il televisore, mi sintonizzerei sulla Televisione della Svizzera Italiana e davanti al programma di presciistica farei gli esercizi davanti al video. Ma il bello sarebbe aspettare la simulazione finale della discesa, in televisione, in posizione a uovo per tutta la discesa. Mantenendo quella posizione lì, con grande sforzo in salotto davanti alla TV.
postato da sisternet | categoRia tempi liberati, mavalàvalà | 12:13 | commenti (3)


sabato, febbraio 09, 2008
 
L'immagine “http://www.matrixuniverse.altervista.org/Immagini/System%20Failure/Sfondi/Matrix6.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Vedere la struttura in cui ci muoviamo inconsapevoli.
Verificare la programmazione e i cicli di movimento.
Scorgere la matrice senza scampo.
Sapere che si può essere altrove con un semplice clic mentale.
E' solo questione di allenamento.
postato da sisternet | categoRia ai ran iu ran, mavalàvalà | 22:41 | commenti (2)


martedì, gennaio 22, 2008
 
Grazie Vasco!
200.000 in piazza San Pietro, ma 400.000 per Vasco. Sapientemente imbattuto.
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 23:47 | commenti


martedì, gennaio 01, 2008
 
2008

E' un anno tondo tondo. Suona bene. La bocca nel pronunciarlo si addolcisce e si arrotonda, mica come con quello stronzetto del 2007 sottile e serpentoso, che un giorno faceva salire in vetta sul pianoro elevato del 7 e poi l'altro ti trovavi sullo scivolo e dopo un attimo a terra. Infido 7.
L'8 promette un giro volante, infinito, così che quando si sarà in basso si avrà la carica per risalire e ripartire da capo. Bell'anno questo. Giochiamocelo.
postato da sisternet | categoRia barlafus, mavalàvalà | 18:00 | commenti (8)


mercoledì, dicembre 26, 2007
 



NATALE A CASA CUPIELLO
E anche per quest'anno sono sopravvissuta! metteteci i sette nipoti, il cappone, la zia,  i fidanzati, i mariti, i cognati con le loro fidanzate e quelli neo single e ogni ben di Dio di casino e voilà ecco i tre giorni del Condor di casa Sister!   Ora mi sento come un cappelletto avanzato in un brodo di cappone non filtrato. 
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 23:36 | commenti (2)


mercoledì, dicembre 19, 2007
 
La fine del mondo
E' frenesia pura. Ogni anno il mondo finisce due volte.  A luglio-agosto il giorno prima di andare in ferie e il 24 dicembre. Cosa non si fa di lavoro per quei 4 giorni sputati di feste comandate...
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 23:15 | commenti


lunedì, dicembre 17, 2007
 
Tideland o del Natale
Questa sera ho visto al cinema sotto casa (che bello avere un cinema a due passi, rosso e pure riscaldato...) Tideland, regia di Terry Gilliam.
Quando si arriva al culmine della follia improvvisamente la bambina e Dickens si giurano amore per l'eternità e lui, Dickens, l'idiota del villaggio, le urla che se si ameranno per l'eternità allora tornerà anche Gesù Bambino per l'eternità.
E lì sta il cuore del film. Gesù Bambino che torna. Un essere soprannaturale che risolverà tutti i problemi. E in quel momento accade il finimondo.
In mezzo allo shock emotivo e visivo che provoca Gilliam mi sono messa a ridere.
Ieri sera in mezzo ad una cena di amici cercavamo di ricordarci quanto ci eravamo rimasti male a sapere che i doni di Natale non ce li portava Gesù Bambino o Babbo Natale. Anzi qui gli autoctoni ci mettevano S. Lucia e io Santa Klaus e pure la Befana.
Una ricordava che l'aveva scoperto perchè S. Lucia aveva la stessa calligrafia della madre, e questa dopo tre giorni di domande a raffica aveva ceduto rivelando il trucco.
Un'altra scorprendo in un armadio la montagna di regali.
Ma in fondo il danno peggiore della scoperta è che in quel momento che si abbandona l'innocenza in realtà ci si svela quanto sia lontana la speranza che nel resto della vita ci possa essere un essere superiore che al momento opportuno possa portare doni che desideriamo, pagare il mutuo, portare un aumento di stipendio e regalare pure una casa.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 00:08 | commenti (2)


sabato, ottobre 20, 2007
 
Bread and roses? Please only bread
Oggi si era in piazza. Oggi il precariato ha un nome, un’età e spera di entrare anche come numero nelle statistiche. Non so che faccia fare. Non so che dire. Il mio contratto di collaborazione scade a dicembre. Ed è stata una conquista quel contratto annuale pagato con lo stare dalle 8 alle 20 tutti i giorni a gestire il gruppo autogestito dei ricercatori. Ovvio ho un contratto a Partita IVA: il co.co.pro. non conviene all’entità dove sto. Per i contributi INPS da pagare tutti gli enti pubblici e universitari o danno assegni di ricerca o chiedono apertura di partita iva. Siamo invisibili? Siamo scomodi. Siamo sfruttabili.
Che senso ha?
Il contratto sarà rinnovato, ma come se fosse una concessione, un privilegio. E poi c'è la fatica di andare lì a darsi un prezzo, a mercanteggiare, ad espettare. Sempre lo stesso clichè. Certo guadagno di più di anni fa. Certo riesco a mantenermi a filo di rasoio e come dice un mio collega "si spera sempre che non ci sia il dentista". Ho quarant’anni e fino ad oggi non rientravo nelle statistiche dell’ISTAT sull'economia e nemmeno in quelli sanitari e in nulla. Simpatico questa scoperta di doversi registrare ovunque dagli alberghi alle asl e poi scoprire che si era come fantomas. Come me metà mondo.
Settimana scorsa sono stata ad un convegno sui migranti. Che cosa sta cambiando nel rapporto con i migranti? Questo era il titolo. Culturalmente interessante. Ci sono stati interventi sulle donne della comunità albanese e sull’evoluzione di quartieri come chinatown a Londra. Ero curiosa. Ero attirata dalla presenza di buon amico che se ne è andato da qui per poter rientrare in una statistica, quella dei cervelli e corpi in fuga. Non è fuga, è speranza in un altrove. Poi si scopre che il mondo è piccolo e che questa precarietà è come un cancro sociale. Attacca le cellule, i territori, le economie, travalica i confini. Si autolegittima e la legittimano. Ho scoperto che c’era un’altra ragione per andare ad un convegno dei migranti: non esiste più confine tra i migranti e i precari. Le condizioni, le scelte, i problemi, le capacità sono le stesse. Studiare loro per capire noi. Loro sono più avanti: loro sono nelle statistiche, nelle politiche nel bene e nel male. Ma noi no. Non ancora.
postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 21:52 | commenti


lunedì, ottobre 01, 2007
 

E' lunedì...

... di nuovo in batteria. Vale la pena rendersene conto subito, quando alle 9.00 si pensa che il lavoro ci permetterà una vita migliore e alle 18.00 si ha qualche dubbio sul senso di tutto.  E' solo questione di starci dentro, consapevoli che  nella fabbrica di polli le galline ovaiole continuano a sparare fuori uova a ritmo forsennato.. (please schiscia il butun)

In fondo che cosa divide il nostro mondo da quello di un pollo?

Forse il sabato e la domenica? Forse la possibilità di andare al supermercato? O quella di permettersi una Razione K per la sopravvivenza mentale della truppa?

Sister- n°322479

postato da sisternet | categoRia sensi liberi, mavalàvalà | 16:23 | commenti


mercoledì, agosto 29, 2007
 
Il mantra era: Agire agire agire
Appena ho visto l’appartamento me ne sono innamorata. Certo sempre in affitto. Mica si è precari per nulla. Ma questo è grande. Questo ha l’armadio a muro. Questo è luminoso e profondo. Questo ha tante cose. E a 40 anni voglio stare in una casa vera, che questa era un restringimento delle funzioni vitali temporaneo.
Poi si chiude un ciclo e se ne apre un altro. Insomma o cambiavo colore dei capelli o cambiavo appartamento.
Ho fatto entrambi. Ma ora sono al trasloco fisico e settimana prossima vado al taglio.
Sono due giorni che faccio il training autogeno in mezzo agli scatoloni sognando di avere i muscoli e la determinazione di un carpentiere altoatesino.
postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 18:42 | commenti


lunedì, luglio 23, 2007
 
Letture da spiaggia: "La civiltà si vede dai libri"
 
Giovannino Passalacqua aprì la busta e ne uscì un foglio e un assegno circolare. La lettera diceva più o meno “caro Giovannino, non vorremmo perdere l’occasione di avere la sua prodigiosa genialità nel nostro catalogo. Noi, anticipando tutti i nostro concorrenti, le proponiamo un contratto con noi a vita e per farle capire che facciamo sul serio le inviamo questo piccolo anticipo e le assicuriamo anche la vittoria del Premio Letterario Piccomaniello dell’anno prossimo.” E poi seguiva la firma autografa di quello che era l’amministratore delegato della casa editrice più antica di regime.
Giovannino guardò l’importo e si sedette. Più o meno sei mesi di onesto lavoro al cantiere. Si trattava sicuramente di un errore. Prese il telefono e chiamò la sede della superCasaEditrice. Superò immediatamente tutti i filtri segretariati e gli fu passato il megadirettore di collana. Non c’era errore. Era chiarissimo: era lui. Si chiese e lo chiese, quasi soprappensiero, quando mai avesse mandato due righe neanche di fattura a loro. Scriveva sì e no due lettere all’anno e solo se costretto da eventi drammatici.
 
Il direttore non aspettava altro. Erano stati i servizi segreti a segnalarlo. Rimase di sasso. Anzi era stato il generale, un letterato, un amante della bella scrittura, direi – il direttore di collana ne sembrava quasi lusingato nel pronunciare quel nome e continuò. Certo erano stati loro che avevano attivato un controllo su parole chiave vocali e scritte con un nuovo progetto riservato dal titolo “B e non più B”. Che stava per Bombe etc, insomma un’idea di lotta al terrorurbano che impestava quartieri e aeroporti. Insomma c’era stato un equivoco visto che lei, posso darle del tu? Ecco tu scrivevi e parlavi con B, Barbara la bomba. Ecco a noi interessava continuare quello che lei, pardon tu scrivevi, quel gioco tra amore e morte, quel…Giovannino respirò profondamente, salutò e chiuse la telefonata. Immediatamente erano saliti a galla i ricordi di Barbara. Appena pensava di averla messa definitivamente via, si riproponeva, così, naturale. Tre anni e ancora lì a far riaprire ferite e sprazzi di parole, ricordi di sguardi, possibilità. Prese un foglio e scrisse in stampatello la risposta alla casa editrice. L’assegno se lo mise in tasca. Non gliene fregava niente e quello era il rimborso della ferita riaperta. Spedì il tutto e non ci pensò più.
 
La settimana dopo mentre passava in autobus davanti alla grande libreria del centro vide la sua facciona in una foto bianco e nero enorme e l’intera vetrina con il suo nome che si ripeteva come in un gioco virtuale. Corse giù in volata alla prima fermata. Entrò e ne prese uno dalla vetrina. Un solo foglio all’interno e si rilesse: “M’importa na’ sega!”. Girò il libro, in copertina le critiche “favoloso: il primo romanzo, non romanzo in un clic”; e un altro “geniale” e poi ancora “nulla a confronto con quello che avete letto fino ad ora”. Giovannino voleva accasciarsi, ma le fan intorno si erano assiepate e già gli chiedevano dediche e autografi. Nulla da fare, il Premio Letterario Piccomaniello era già nelle sue mani.
postato da sisternet | categoRia tempi liberati, mavalàvalà | 17:40 | commenti


giovedì, luglio 19, 2007
 

Letture da spiaggia: Ehi Proffe

(tutto vero e tratto dalla relazione finale di uno studente che ha frequentato un corso di formazione in università)

Ho fatto il corso di formazione perchè, mi sembrava un'ottima opportunità per migliorare e incrementare la mia professionalità. Ma col passare del tempo mi sono ricreduto per due sostanziali motivi.

Il primo motivo è: A mio parere la maggioranza o la quasi totalità delle lesioni si sono svolte in maniera sbagliata, perchè trovo improbabile che una persona possa ascoltare interessata una lezione su argomenti bene o male, o per niente conosciuti per quattro o otto ore senza annoiarsi. Lezioni svolte da ingenieri che parlano senza sosta , e senza farci fare qualunque tipo di esercizio pratico, (esempio problemi) che ti possa fare apprendere meglio e più velocemente.

Secondo motivo: perchè è impensabile svolgere un lavoro che viene fatto già da ingenieri (tra i qualli ci sono quelli che sono venuti a farci lezione) molto ma molto ma molto!!! più preparati di noi; per quanto riguarda le nozioni di base. Per nozioni di base intendo, la teoria, le formule, i calcoli, le conoscenze e l'esperienza, che già possiedono perchè da tempo svolgono quel mestiere. Non ci sarebbe competizione nel mercato del lavoro, e come fare una gara di velocità su un tracciato retilineo di cento metri tra una Fiat 500 con uan ruota buca, e una Ferrari Testarossa. Magari la Fiat500 arriva anche al traguardo, ma la Ferrari Testarossa arriva prima ma molto prima, e in che stile. (...)

postato da sisternet | categoRia tempi liberati, mavalàvalà | 19:03 | commenti (3)


martedì, giugno 26, 2007
 

Peggio di una maratona

Come se fossi sul Passo Valparola. Quasi in fondo ad una maratona delle dolomiti imprevista per la sua lunghezza e la fatica. E' una maratona di pensieri e di parole e non di passi. L'effetto mentale è uguale. Adrenalina e crampi degli ultimi chilometri, ops, capitoli. Le revisioni che valgono la crisi del trentesimo. Ora sono al quarantesimo chilometro e vedo l'arrivo da lontano. Vedo il portale di gomma che è stato gonfiato e sotto il quale passerò fra una quindicina di giorni. Nel frattempo la mente mi ha mandato un bigliettino "perchè non te stai tranquilla e andiamo in vacanza?" L'emisfero destro latita, quello sinistro arranca. La fine è vicina dico loro, ma ormai è da troppo tempo che gliela racconto. Un anno di letture, scritture a fine lavoro, nei fine settimana in mezzo a giornate di lavoro estese. E mentre scoppia l'estate il mio sogno è stare al fresco, trovare un'isola senza abitanti o quasi o una montagna o un posto qualsiasi, però come quello dei teletubbies, con il sole che si alza, due alberi, una pozza d'acqua. Ecco mi mancano due chilometri e ci sono...

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 10:06 | commenti (4)


giovedì, giugno 07, 2007
 

Le stelle sono tante, milioni di milioni...

Già lo so. La delegazione arriverà a Rue de la Loi. Io guarderò con ammirazione tutto quel vetro che ricopre il centro del mio universo. Penserò a tutto quello che chiedono ai concorsi per entrare nei centri di ricerca. Le domande tipo " A quanti decibel è una conversazione normale?" oppure "se la norvergia la svezia e la lettonia producono tot rifiuti quanti ne produce la Polonia considerando che hanno 56 kmi quadrati di foreste?". Aahh (sospiro) che belli questi vetri, dirò.

Poi entrerò nelle grandi sale di riunioni. Bè lì avrò superato almeno tre posti di controllo. Bè sì. E poi avrò il badge che non so mai dove appuntare... ecco metto in valigia la giacchina... e poi vedremo i referenti delle commissioni e sentirò quest'arietta internazionale, che a me piace molto. Sì sì sì. Ecco poi apparirà anche qualche italiano. Già già. Il referente-funzionario direttamente in contatto con tutto. Non dirà nulla e assentirà ogni tanto con grandi sorrisi. Sì sì? già... (sospiro lungo) See you dirò alla fine. E lui risponderà "se vedùm, me vù a ca'".

postato da sisternet | categoRia sister jena, mavalàvalà | 00:22 | commenti (2)


lunedì, giugno 04, 2007
 

Che lunedì!!

 

postato da sisternet | categoRia mavalàvalà | 23:19 | commenti


martedì, maggio 29, 2007
 

Ore 22 lunedì 28 maggio
Chat chat
Sister: Ma è andata così male? Non so nulla…
Amico Giornalista – Ci hanno asfaltato.
Sister: ----
Ore 23.58 28 maggio (Dormiveglia)
Primo pensiero: Come era la barzelletta della suora e delle mentine?
Secondo pensiero: Cazzo, perché ad ogni elezione amministrativa mi sento come la suora delle mentine con il don Sinistro?
Terzo pensiero: Ma hai visto quante donne nel governo di Sarkotti? Ma non erano quelli di destra a dire che le donne stanno a casa?
Quarto pensiero: come si chiama Scanio? Pecoraro… no a termoutilizzatori l’altro giorno, no alle discariche ieri. Ma sì esportiamoli in Cina. Bravo…
Quinto pensiero: meno male che non sono ai confini dell’impero ad aspettare i risultati che tristezza i diesse… ma si chiamano ancora così? L’ultima volta avevo visto il loro capo sbattere i piedi come i bambini piccoli per una contestazione al consiglio comunale… oggi gli altri sono al 65%...
Quinto pensiero: non riesco a dormire… aspetta aspetta come era la storia che si contano le pecore che saltano? Allora 1990 la cosa 1991 rimini pci c’ero poi la quercia1992 palermo e la rete 1993 boh ah le morti di borsellino e di falcone, che c’entra? Ma me li ricordo…1994 progressisti 1995 ulivo 2004 federazione ulivo 2005come si chiama a’margherita, no unione… no…zzzzz toc toc don Sinistro? Ma vaffanculo te e le mentine…
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domenica, maggio 27, 2007
 
Gioventù bruciate
 
Che il governo italiano sia stato salvato da un’ottuagenaria in vacanza a Dubai è ormai memoria. Che la società stia invecchiando pure. Ma è stata una settimana fa, guardando un numero di Internazionale sull’analisi del voto francese che mi si è svelato un aspetto che non avevo compreso.
Segolene Royal ha avuto la maggioranza dei voti nella fascia di età 18-44 anni. Dai 45 anni in su la maggioranza è andata al nano d’Orleans.
 
E io che mi stavo spaccando il cervello sui motivi per cui le donne non votano le donne: l’attribuire alle donne candidate poca dimestichezza con il potere economico e politico, con la capacità di stringere alleanze ed essere spregiudicate, ma senza essere streghe, la matematica elettorale delle circoscrizioni. In parte è vero e in parte è falso. E’ vero che in genere anche le donne politiche si muovano in modo un po’ ingessato, a volte un po’ maldestro e da neofite rispetto alle dinamiche e alle regole del gioco politico. Ma su questo si impara in fretta. E’ vero invece che dietro Segolene non c’era l’unità di un partito che ha lottato insieme a lei. In preparazione al ballottaggio, mentre il nano faceva alleanze-cappio con il centro, promettendo voti alle amministrative di giugno, senza che nessuno del suo partito l’ostacolasse, dall’altra parte si staccavano le orecchie a morsi per decidere se votare o astenersi.
Di tutto il confronto televisivo tra i due quello che mi ha colpito di più è stata la risposta dei candidati alla domanda su come si sentissero in quel momento: una rispondeva sulla tranquillità, l’altro sul sentirsi concentrato. Se in quel momento fossero stati due atleti, due maratoneti, avrei detto ok vince il nano.
 
Ora, lascio perdere queste considerazioni. Concentriamoci sulla composizione dei voti. Vado a vedere il numero assoluto dei cittadini con diritto al voto. La fascia che va dai 45 ai 90 anni è molto più alta di quella che va dai 18 ai 44 anni.
Lo stesso accade negli Stati Uniti. Ovunque. Guardiamo anche la composizione dei tesserati dei sindacati. La maggioranza delle tessere sono in mano ai pensionati. Che senso ha per un sindacato occuparsi della fascia 18-40 anni? Magari precaria? Nessuna, se non qualcosa di residuale, rispetto alle proprie politiche interne. Qualcosa che si deve fare, come l’ufficio per gli immigrati, ma senza investire sui precari che non si tesseranno mai.
E noi ci stupiamo ora che non ci siano giovani nel comitato del Partito Democratico? Non è una dimenticanza. E’ una scelta precisa dei baby boomers e dei loro vegliardissimi genitori e zii.
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domenica, maggio 20, 2007
 

E il cielo è sempre più blu

Stamani sono scesa al baretto del popolo. Mi piace che il ragazzo si ricordi, anche se mi vede solo nei giorni di festa, che prendo il caffè senza zucchero. La domenica diventa un'altra cosa. Parte bene. Oggi aveva tutto Rino Gaetano in sottofondo. Tutto. E' stato un bel risveglio. Sono tornata a casa. Ed è partita questa.  Sarà per assonanza. La soluzione musicale è sfasata, dissonante, le parole macigni. Sarà perchè è stata una settimana difficile. Sarà che oggi la mia voce interiore ha questo timbro e questa forza disincantata. Che i conflitti d'interessi sono una catena e pochi ne sono esenti. Non è una legge di cui abbiamo bisogno. Mi chiedo quando si sono persi i termini pudore ed onestà. Altro che etica e trasparenza. Troppo incorporei. Poco carnali. Un capo potente riesce ad essere eticamente scorretto, trasparentemente ladro e contradditorio. Non ci siamo. Non sente le responsabilità per ciò che non vede e non vuole vedere. Non è colpa sua se tizio sta lavorando da quattro mesi ad un progetto  e lui si è dimenticato di dire che i soldi dal committente arriveranno solo a fine anno. Ops, dice.

Ci sono persone che, per disintossicarsi dalla vita della città, dalle ore trascorse a ridosso di schermi che sprigionano onde elettromagnetiche, il fine settimana vanno in mezzo alla natura e abbracciano per minuti, in silenzio, gli alberi. Dicono che si ricaricano e stanno meglio. Sarà. Io vorrei trovare delle persone di potere, oneste, che hanno scelto una strada, che si spendono senza secondi fini, senza un lucro che vada oltre il sano stipendio per il loro lavoro, che rispettano il lavoro dei collaboratori, senza conflitti d'interesse. Quasi dei monumenti viventi. Le abbraccerei a lungo, in silenzio. Così, per eliminare queste tossine di merda.

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mercoledì, maggio 09, 2007
 

E.T. o Adsl?

Oggi ne posso scrivere. Ho le prove provate.
E’ un mistero che si ripete ogni tanto. All’inizio passavo dalla rabbia alla frustrazione alla diagnostica comparata fino ad accasciarmi stesa a fissare il display lampeggiante e arancione del router. Diceva niente connessione con il mondo, ci siamo disaccoppiati io e il mondo e tu mia cara stasera o esci o sviluppi poteri extrasensoriali e mandi messaggi a chi vuoi, che non sono fatti miei.
Così. Rientrata a casa, salita al piano superiore e acceso il pc lo sguardo ad indagare l’umore del router. Alla fine, un giorno mi sono decisa e ho chiamato la Grande Madre, la 187. Essa è donna. Ora lo so. E deve essere anche molto potente e pericolosa. Una paura che il router non sopporta. Faccio il numero con lo sguardo fisso al lampeggìo. E appena inizia la sigletta dei Flinstone, il router magicamente perde l’arancione dell’occhietto e diventa verde. Mi dico che è un caso.
Scrivo. E plinc ritorna a lampeggiare. Rifaccio la 187 e voilà magicamente eccolo riallineato.
Altro giro altro regalo sulla ruota della fortuna e voilà si sconnette dopo poco. Ora sorrido al routerino. Chiamo la 187 gli dico con i poteri extrasensoriali. Faccio il numero magico ed eccolo lì che dialoga a destra e a sinistra. Insomma tre punti fanno una retta e questa è totalmente lineare. Senza dubbi. Ho un router obbediente. Alla sua mamma, la 187.
[ai tecnici del marketing del pianeta routeriano-connex-intergalattico del pianeta La187 i miei complimenti: neanche Bill Gates l’avrebbe mai pensato]
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martedì, maggio 01, 2007
 
Questa mattina mi sono svegliata "oh bella ciao bella ciao bella ciao"
Stamani mi sono svegliata ed è il primo maggio. Ho pensato proprio così: “oggi è la festa del lavoro”. E mi sono rimessa a dormire cercando di far scomparire il mal di gola per eccesso di polveri fini e non di questa città.
Poi, ho letto il Manifesto e ho pensato alle morti bianche
Che sono morti vere. Fisiche. Splatter di solito.
Un salto nel vuoto, una colata incandescente, un taglio netto,
una pressa troppo veloce rispetto alle reazioni stanche.
Nella mia vita, non ci sono morti possibili.
L’unico caso è che mi scoppi il monitor in faccia o l’hard disk salti prendendo una buca in bici  andando in ufficio.
Ci stavo pensando stamani.
E’ difficilissimo che io possa morire facendo questo lavoro.
Per un incidente diretto, intendo.
E’ possibile che mi vengano le bolle alle mani, il colon irritabile e il fegato affaticato, che ingrassi e mi venga la cellulite, che i capelli siano sfibrati e la pelle stanca, che rimanga accidiosa e aggressiva e dura – ma è difficile che ne muoia direttamente - che continui a mantenere il tasto schiacciato su “Plan” anche fuori dall’università, che casa mia sia una tana da ricovero post lavoro, che di fronte alle schifezze lavorative che arrivano ogni giorno via mail, via telefono, via colloquio, via incarico nobile e remunerato ci sia una parte di me che li giudicherà “normali” – ma è difficile che ne muoia direttamente - che il precariato continuo e nobilitato mi impedisca di essere una life coach di me stessa, che arrivi a cinquant’anni sperando che il cerchio quadri ma in realtà avrò per le mani solo un dodecaedro di Kubrik ad N soluzioni, e non avrò casa e neanche pensioni di vecchiaia– ma è difficilissimo che ne muoia direttamente.
Sarà.
Ma che vita è?
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giovedì, aprile 26, 2007
 

Ehi l'ha detto lui... il Robb


Leone (23 luglio - 22 agosto)

"Il problem solving è decisamente sopravvalutato", dice l'artista Chuck Close. "Creare problemi è molto più interessante". Che tu concordi o meno con questa affermazione, Leone, t'invito a farne la tua ipotesi per la prossima settimana. In altre parole, cerca di entrare in uno stato d'animo sperimentale, e comportati come se creare problemi fosse la cosa più interessante del mondo. Come cambierebbe la tua vita se non fossi cronicamente preoccupato del dilemma del momento, ma fossi sempre alla ricerca della prossima difficile sfida che risveglierà le parti addormentate del tuo cuore e della tua mente?

(e visto che da piccola mi chiamavano "pianta-garbui" direi che è una specie di gioco alla munari...)

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venerdì, aprile 13, 2007
 

E di colpo cadde la neve... (mood della serata)

Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi
Mai nessuna comprensione potrà più guarirmi

Mai nessuna punizione sarà più severa
Mai nessuna condizione sarà mai più vera

Se il mio cuore avesse fiato correrebbe ancora
E invece resta lacerato dentro una tagliola
Quale grado di stupore potrei superare
Quale tipo di dolore potrei consumare

(bellissimo video su www.fiorellamannoia.it)

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mercoledì, aprile 04, 2007
 
Oggi ne ho avuto la certezza.
Se sono stanca oltre un certo livello, la mia faccia e i miei capelli vanno per conto loro. Hanno una propria anima, si distaccano dal cervello che aspira ad essere machiavellico e tornano ad essere piccole creature di strada senza santi e senza padroni. E così l’effetto esterno è che qualcuno mi chiede ragione di un’espressione che io non ho idea di star esponendo al pubblico.
Dico ah che bella giornata al capo-grande casco. E la faccia dice ma vaffanculo pirla. E i capelli urlano che vita di merda star ad ascoltare sto’ nano.
E’ una vita dificile. Capitimi.
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martedì, aprile 03, 2007
 
Epilogo: Diamo la Telecom a chi la vuole!
Oggi pomeriggio dopo due giorni di sano ed onorevole funzionamento dell’adsl di casa, mi chiamano i tecnici per sapere quando possono venire a sistemarla! Gulp penso io, allora è vero è stata la “mano de dios”. Anche loro mi sembrano stupiti di questa automedicazione della linea e del mio router (ha il modem? no ho il router. il router? sì il router! allora il modem funziona?)
Ora fatemi un favore però cari tronchetti: o investite un zic sui piani di controllo avanzato o vi vendiamo ai sudamericani e senza regate.
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